Vescovo santo, vescovo misericordioso

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Vescovo santo,
vescovo misericordioso.

1 agosto – Sant’ Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e dottore della Chiesa, Fondatore dei Redentoristi (1696-1787), che oggi gli fanno festa in tutto il mondo. S. Alfonso, il Dottore zelante, rifulse per la sua premura per le anime, i suoi scritti, la sua parola e il suo esempio. Al fine di promuovere la vita cristiana nel popolo, si impegnò nella predicazione e scrisse libri, specialmente di morale, disciplina in cui è ritenuto un maestro, e, sia pure tra molti ostacoli, istituì la Congregazione del Santissimo Redentore per l’evangelizzazione dei semplici. Eletto vescovo di Sant’Agata dei Goti, si impegnò oltremodo in questo ministero, che dovette lasciare tredici anni più tardi per il sopraggiungere di gravi malattie. Passò, quindi, il resto della sua vita a Nocera dei Pagani in Campania, tra grandi sacrifici e difficoltà. – Tra le tante storie belle della sua lunga vita eccone una fuori “delle regole”.

Il suo intervento misericordioso per tre soldati disertori
Episodio sorprendente fu quello in cui S. Alfonso ottenne a tre soldati, che, quantunque rei, furono degni della sua e dell’altrui misericordia.
♦ Cinque soldati Albanesi avevano disertato al Ponte della Maddalena ed ebbero anche la temerarietà di impugnare le armi in faccia all’Ufficiale. Inseguiti, due furono uccisi tra i monti di Arienzo mentre gli altri tre si rifugiarono in una chiesetta di campagna.
♦ Formato il processo, fu rimesso al Vescovo Alfonso stabilire se essi godevano o no diritto di asilo. Non lo godevano. Ma S. Alfonso, avendo in orrore sporcarsi le mani col sangue di quei poveretti, fece passare il mese stabilito dal Concordato senza dare il suo voto, facendo così passare il giudizio al Tribunale misto. E credeva, con questo, di aver evitato un atto crudele.
Venne da Napoli ad Arienzo un Ufficiale per assumere il processo, e non vedendo dato il voto, disse al Vescovo: “Monsignore, la vostra pietà ha pregiudicato il processo e non ha giovato ai rei. Ora che deve votare il Tribunale misto, non possono evitare di essere passati per le armi”.
A tal notizia Alfonso quasi sviene e perde la sua serenità. Immediatamente manda in fretta a chiamare D. Francesco Dupuì, Ufficiale del Reggimento di Aversa, che stava col Picchetto in Arienzo, e cerca consiglio come aiutare quei disgraziati.
Gli disse il Dupuì: “Solo la vostra mediazione può salvarli, e non altri”.
Subito, alle quattro di sera, spedisce un Corriere per chiedere la grazia della vita per quei miserabili al Principe Jaci, Capitan Generale, ai Marchesi Tanucci e De Marco, e a D. Antonio del Rio Segretario di Guerra. E spiegava che se non lo si degnava della grazia, cionco com’era, si sarebbe portato ai piedi del Re.
 E soggiunse: “Se non sono assicurato della vita di questi poveretti, si mette a repentaglio anche la mia!”.
♥♥ I tre disertori non solo ebbero la vita, ma ebbero l’intera grazia; e dal Colonnello furono rimandati insieme ad un Ufficiale a ringraziare Monsignore per la vita ricevuta.
Alfonso in vederli, fece festa: diede loro una lauta mensa: li ammonì sul proprio dovere; e scrisse vive parole di ringraziamento ai citati Signori.

(fonte: Tannoia, Della vita ed istituto del venerabile Servo di Dio Alfonso Maria Liguori – Libro Terzo, Cap. 67).

Tre disertori salvati – S. Alfonso con un suo forte intervento salvò la vita a tre soldati disertori. “Se non sono assicurato della vita di questi poveretti, si mette a repentaglio anche la mia!” – I tre disertori non solo ebbero la vita, ma ebbero l’intera grazia e Alfonso in vederli, fece loro festa, ma anche li ammonì sul proprio dovere.

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