Educare a fare il bene

“Diem perdidi” (= ho persoun giorno), sono due parole che lo storico Svetonio attribuisce all’imperatore Tito, il quale, dopo una giornata trascorsa senza aver elargito alcun beneficio, avrebbe pronunciato tale storica frase. Diremmo oggi: un peccato di omissione. Se un pagano aveva una tale sensibilità di coscienza, quanto più deve averla un cristiano che dice di crede. “Fare il bene” non è un optional, ma un impegno che si deve imparare ed insegnare ai piccoli. E quasi sempre sono proprio i piccoli a sorprenderci con i loro gesti positivi. Ma i gesti positivi nascono in un contesto dove si coltivano i valori veri. Ora la famiglia è il luogo dove generalmente si raccoglie ciò che si semina. Si raccolgono gesti di bene quando sono stati seminati i semi del bene. I bambini guardano, imparano e poi scelgono. E quando è il momento del confronto con i genitori per qualche “mancanza” fatta, proprio allora i bambini debbono trovare ascolto e comprensione per non restare delusi o fuorviati per il resto della vita.