Baresi è stato uno dei più grandi difensori della storia dello sport più seguito al mondo
Il mondo dello calcio mondiale è in lutto per la morte di Franco Baresi, leggendario capitano del Milan tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 e colonna portante della Nazionale italiana

Leader autorevole ed elegante in campo, carismatico e di poche parole davanti ai microfoni, Franco Baresi aveva 66 anni e lottava da tempo contro un male incurabile. Per più di 23 anni, considerando anche il suo percorso nelle giovanili, ha vestito i colori rossoneri, diventando punto di riferimento per intere generazioni di giovani calciatori.
Nato a Travagliato l’8 maggio 1960, si può dire che la sua carriera sia stata una storia d’amore ineguagliabile tra le fila del Milan. Inizia a vestire i colori rossoneri nel 1974, e, nel 1977, il “Piscinin” è aggregato alla prima squadra, mentre il suo esordio in serie A è del 1978. Da quel momento, Baresi rimane con il Milan ininterrottamente per più di un ventennio, anche quando, per motivi vari, la squadra sprofonda per due volte in serie B. Ma Baresi è stato un protagonista dei successivi successi che il Milan ha raccolto sotto la presidenza di Silvio Berlusconi. Con la fascia di capitano al braccio, il suo Milan è andato alla conquista di sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe UEFA, quattro Supercoppe Italiane. Oltre ad aver alzato tutti questi trofei, Baresi è stato il pilastro di una difesa leggendaria prima nel Milan degli “immortali” del rivoluzionario Arrigo Sacchi e poi in quello degli “invincibili” del pragmatico Fabio Capello.
Con la maglia azzurra della Nazionale italiana di calcio, Baresi partecipò da giovane riserva al mondiale del 1982, tornando a casa con il titolo di Campione del Mondo, mentre da veterano conquistò la medaglia d’argento al campionato mondiale disputatosi nel 1994 negli USA, rimanendo nell’immaginario collettivo di tutti i tifosi per la straordinaria finale di Pasadena giocata a denti stretti, 25 giorni dopo aver subito un un delicato intervento al menisco per l’infortunio subito al secondo match del girone, contro la Norvegia. A 34 anni, Baresi scrive una favola d’amore per la maglia azzurra. Il capitano strinse i denti, volle essere presente alla finale e, grazie ad un recupero record, giocò quella partita, consentendo agli azzurri di finire i tempi supplementari imbattuti. In quella finale, con 36 gradi e un’umidità soffocante, Baresi diede un contributo prezioso alla squadra, giocando una partita incredibile, con anticipi, impostazioni di gioco, recuperi precisi e correndo, correndo tantissimo, tra crampi e stanchezza, per 120 minuti, dando una prova di forza agli avversari e coraggio alla squadra. Ma, purtroppo, questa storia non ebbe il lieto fine che tutti si aspettavano. Baresi, il migliore in campo sino a quel momento, si caricò sulle spalle il peso di partecipare alla lotteria dei rigori. Non si tirò indietro, ma quando quella palla volò sopra la trafersa, il numero 6 azzurro si inginocchiò, sconfitto e incredulo. Le sue lacrime furono le lacrime di tutti gli italiani. Quella sconfitta non ha scalfito nei cuori dei tifosi la sua grandezza, anzi ha l’ha consacrata.
Terminata la sua carriera agonistica ed appese le scarpette al chiodo, Franco Baresi non ha mai abbandonato la sua passione per il mondo del calcio e per il suo storico club, mettendo la sua esperienza al servizio del Milan, dapprima raccogliendo la sfida di far crescere i settori giovanili e poi come Presidente onorario. Nel 1997, il Milan, in segno di riconoscenza per una carriera esemplare spesa indossando i colori rossoneri, ritirò in suo onore la maglia numero 6. Quella maglietta, custodita presso il museo dei trofei della società milanese, rimarrà per sempre il simbolo indiscusso della sua leadership e del suo amore infinito per lo sport.
Tra i tanti ricordi legati a questa figura così importante del calcio mondiale, ce n’è uno che lo lega in qualche modo anche a Tropea, quando, nel febbraio 2012, l’ex capitano rossonero presienziò all’inaugurazione della Scuola Calcio “A.S.D. Sporting Club Tropea”, affiliata ai progetti giovanili del Milan. L’evento, ospitato presso la Biblioteca Comunale cittadina dalla società calcistica locale, fu partecipatissima. I giovani allievi della società locale, seduti in prima fila in divisa rossonera, poterono confrontarsi da vicino con una leggenda del loro sport preferito. Baresi, in quell’occasione, tenne un discorso incentrato valore pedagogico dello sport e ricordò quanto fosse importante trasmettere ai giovani i valori per crescere sani, come il rispetto delle regole, e li invitò ad essere dei bravi sportivi prima ancora che campioni. Quella serata di festa a Tropea culminò con le foto ricordo tra i sorrisi dei più giovani e l’affetto dei tanti appassionati di calcio locali.
Con la scomparsa di Franco Baresi, il calcio perde un “gigante”, che con la sua classe ed eleganza ha rivoluzionato il modo di concepire la difesa in Italia.




