Avvento: occhi e cuore a Colui che deve venire

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Avvento: occhi e cuore a Colui che deve venire.

Oggi entriamo in Avvento, un tempo di attesa. Gesù ci invita a un atteggiamento preciso: «Vegliate in ogni momento!». L’attesa è connessa con la vigilanza.
– Vegliare significa acuire lo sguardo per riconoscere, in quelli che ai più potrebbero sembrare i segni di una fine inevitabile, i germogli di un nuovo inizio.
– Un mondo vecchio, segnato dal peccato, muore, ma perché in esso sta nascendo un mondo nuovo, nel quale è presente la potenza di vita del Risorto. Dobbiamo vegliare per discernere, in una storia che sembra destinata al fallimento, l’agire di Dio che compie quelle «promesse di bene» annunciate dai profeti!
– Con la grazia di “Colui che viene” la nostra umanità può crescere e sovrabbondare nell’amore. Perciò, più che osservare con preoccupazione i segni di un mondo che finisce, il nostro amore deve diventare segno profetico del mondo nuovo che nasce.

Dal Vangelo di questa domenica (Lc 21,25-28.34-36).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
♦ «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

AVVENTO
♦ Il Natale di Gesù non è il semplice ricordo di quella nascita unica, stupenda e irripetibile e ormai lontana nel tempo. A Natale, come è nella natura di ogni rito liturgico, celebriamo un evento che si attua oggi, qui, per noi.
♥ Celebriamo, infatti, la presenza di quel Dio che è entrato una volta per sempre nella nostra storia, anzi nella nostra carne in Gesù, che continua ad essere presente e che ha fatto del tempo, di questa vita terrena, il luogo del nostro incontro con lui.

♥ Il tempo di Avvento, ritmato da quattro domeniche, attraverso la voce dei profeti, Giovanni Battista e anche Maria, intende guidarci a questo incontro con il Signore che si presenta ancora oggi a noi con le stesse dinamiche dell’incarnazione, cioè in modo umano. Non più con il volto del Bambino di Betlemme, ma con il volto dei nostri fratelli, attraverso gli eventi della vita quotidiana e in modo speciale nella materialità dei sacramenti.

♦ La vita terrena non è inerte attesa di eventi catastrofici e spettacolari; e tanto meno attesa del nulla. Essa è, certamente, un cammino faticoso, ma anche gioioso, simile a quello dei pastori e dei magi. I pastori non sono stati pigramente nei loro giacigli; i magi non sono restati a guardare le stelle. È uscendo e mettendosi in cammino che hanno potuto incontrare e riconoscere il Signore nel fragile corpo di un bambino.

♥ Non è rifugiandosi in una spiritualità astratta, ma è camminando sulle strade del mondo, fra la gente, guidati dalla luce del Natale, che è possibile fare quella conversione del nostro modo di vedere, di pensare e di agire che ci permette di incontrare, riconoscere e adorare il Signore nella materialità della vita e nella semplice umanità dei suoi sacramenti.
(Silvano Sirboni, liturgista in la domenica.it).

La vita del cristiano è un cammino incontro al Signore. Colui che attendiamo è il germoglio di Davide che viene a far germogliare nel mondo la novità di Dio, per rinnovare la nostra esistenza. Con la grazia di “Colui che viene” la nostra umanità può crescere e sovrabbondare nell’amore. Perciò, più che osservare con preoccupazione i segni di un mondo che finisce, il nostro amore deve diventare segno profetico del mondo nuovo che nasce.

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