Carnevale e Quaresima

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Carnevale e Quaresima.

Una settimana particolare questa, che include due eventi contrastanti, ma che sono in relazione l’uno con l’altro: i giorni chiassosi del Carnevale che invitano a godere di questa vita e il mercoledì delle Ceneri, che dà inizio alla Quaresima, periodo che ci invita a distaccarci da un certo stile di vita godereccia, per essere più sobri ed essenziali.
– Gli eccessi del Carnevale non piacciono a tanti, soprattutto credenti, che pur lo guardano con una certa simpatia. Infatti il Carnevale dovrebbe essere un gioioso “arrivederci” a dopo la Quaresima per assaggiare di nuovo alcune gioie della vita dopo il periodo di penitenza.
– Ma ormai il Carnevale appare sempre più civilmente staccato dal nesso con la Quaresima e per ragioni di condizioni climatiche o organizzative sconfina con le sue manifestazioni chiassose anche nei giorni della Quaresima, creando un controsenso storico-antropologico. Ma tant’è… Ormai si accetta tutto con buona pace di tutti. Ma attenzione a noi: tante volte usiamo le parole come pietre, anche se sembrano molto cortesi. .

♦ Dal Vangelo di questa domenica (Lc 6,39-45).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

La bocca esprime quello che c’è nel cuore.
Nella liturgia di questa domenica ci è dato di ascoltare, dal libro del Siracide, quanto sia importante, nella valutazione della qualità di ogni persona, la sua parola. Essa manifesta realmente chi ciascuno veramente sia «Non lodare un uomo prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini» (I Lettura).
Cristo, ha si è manifestato come vera “Parola”, che procede dal Padre, e per mezzo della quale Dio concede agli uomini la vittoria della vita sulla morte (II lettura).
Tutti noi siamo chiamati a far vivere questa Parola. Nella misura in cui testimonieremo Cristo-Parola nella nostra vita, sapremo trarre il bene dal nostro cuore e produrre frutti buoni (Vangelo). – Don Guido Colombo, ssp
Ma a volte usiamo le parole come pietre, anche se sembrano molto cortesi. Oggi chiediamo al Signore di non essere giudici rigidi e presuntuosi, ma operatori instancabili di bontà e di pace.

Carnevale e Quaresima
Carnevale è una delle prime “feste” dell’anno e, per i credenti che rispettano la Quaresima, è l’ultima occasione di fare “il pieno” di festa prima di affrontare i lunghi giorni di penitenza e digiuno. La tradizione parla di giorni grassi che precedono l’inizio della quaresima.Il martedì grasso è l’ultimo giorno “grasso” di festa e quindi l’ultima occasione per darsi alla pazza gioia. Secondo la tradizione cristiana, martedì grasso rappresentava la vigilia della Quaresima.
Oggi la ricorrenza del carnevale ha perso gran parte della sua motivazione religiosa. Tuttavia rimane affermata la sua occasione di festa e divertimento soprattutto per i più piccoli. Il Carnevale è molto popolare nell’Europa di tradizione cristiana ed in altre parti del mondo.
Si discute sul fatto se il Carnevale sia una festa pagana. La tradizione lo ritiene così, e infatti nei Carnevali di tradizione spagnola i personaggi carnevaleschi indossano addirittura vestiti e simboli che ridicolizzano la religione cristiana, come abiti da vescovi e papi. Il Carnevale non è perciò una festa cristiana, ma entra, in un certo modo, nel calendario che precede la Quaresima e la Settimana Santa.
La Chiesa di Roma ha tollerato questa “festa, com’è avvenuto con tutte le civiltà in cui c’erano alcuni giorni dell’anno dedicati a celebrazioni sfrenate.
Essendo una festa pagana, alcuni si chiedono se sia un bene o un male per un cristiano partecipare al Carnevale.
In teoria non c’è niente di male a partecipare al Carnevale, anche se tutto dipende dal tono e dai contenuti della festa.
Per ogni cristiano non è bene mangiare troppo, ubriacarsi o assumere droghe, perché danneggiano la salute del corpo e vanno quindi contro il quinto comandamento, che obbliga a prendersi cura del proprio corpo senza esporlo a lesioni come quelle provocate dall’abuso di alcool, droghe o mangiate.
Ciò non vuol dire che non si debba partecipare alle feste, ma che in esse il cristiano deve dimostrare la propria sobrietà e la propria temperanza. Divertirsi è sempre gradito a Dio, ma non è pulito e sano il divertimento che danneggia il proprio corpo con degli eccessi.

Il Carnevale non è una festa cristiana,pur essendo molto popolare nei paesi di tradizione cristiana; è tollerata. In teoria non c’è niente di male a partecipare al Carnevale, anche se tutto dipende dal tono e dai contenuti della festa. Per ogni cristiano non è bene mangiare troppo, ubriacarsi, fare rappresentazioni oscene o assumere droghe, perché danneggiano la salute del corpo e vanno quindi contro il quinto comandamento, che obbliga a prendersi cura del proprio corpo senza esporlo a lesioni come quelle provocate dall’abuso di alcool, droghe o mangiate. Festa sì, cultura sì, ma eccessi di ogni genere no!

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