Chico Mendes e la strategia dell’abbraccio

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Chico Mendes e la strategia dell’abbraccio.

La storia del difensore della foresta amazzonica, Chico Mendes, esplose con la sua fine: il suo assassinio avvenne il 22 dicembre 1988, con uno sparo. E con quello sparo scoppiò nel mondo il problema della deforestazione in Amazzonia.
– Però la storia di Francisco Alves Mendes Filho, o Chico Mendes, era cominciata, all’alba della sua attività in difesa dei
seringueiros, i “raccoglitori di gomma” di caucciù. Gente che viveva nella foresta da oltre cent’anni, una vita di sussistenza serena garantita dalla raccolta di lattice, di noci brasiliane e altre attività pienamente sostenibili.
Egli seppe unire contadini, indios, sindacalisti, preti e politici attorno a un’idea rivoluzionaria di foresta: un luogo senza padroni, in cui alberi e uomini possano vivere e crescere insieme, gli uni custodi degli altri. Ma la violenza e la morte erano in agguato.

Chico Mendes oggi è chiamato martire dell’ecologia, perché fu assassinato per difendere la natura.
Aveva creato una strategia per rallentare la deforestazione in Amazzonia, chiamata “abbraccio”.
Quando arrivavano gli uomini con le enormi motoseghe per tagliare gli alberi, molte persone si posizionavano in cerchio, mano nella mano, intorno all’albero, creando così un legame vitale con l’albero. Come per dire: Per tagliare questo albero, bisogna prima ucciderci.
E i taglialegna rinunciavano a proseguire.
♦ Così, buona parte dell’Amazzonia venne risparmiata, fino a quando qualcuno uccise lo stesso Chico Mendes.
Ciò che egli voleva difendere non era la foresta in se stessa, ma la vita umana che dipendeva da essa per vivere.
L’esempio di Chico Mendes è diventato un invito ad amare e proteggere davvero la natura.
(Fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

Papa Francesco e il Sinodo speciale sull’Amazzonia
♦ Non si può negarlo. Le tante sofferenze della popolazione dell’Amazzonia che resiste alla deforestazione delle sue terre hanno accresciuto la sensibilizza sul problema. La Chiesa, già da tempo è in cammino; e, sollecitata da Papa Francesco, quest’anno celebrerà un particolare Sinodo sull’Amazzonia dal 6 al 27 ottobre 2019.
Oltre alla data il Papa ha reso noto il tema del Sinodo: «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale»
♦ L’obiettivo principale è quello di «trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta».
Papa Francesco l’aveva convocato con due anni di anticipo, mettendo così in moto la fase preparatoria. Ora si aspetta la celebrazione dinanzi all’attenzione di tutto il mondo.
♦♦ Sono convocati i rappresentanti della Panamazzonia, che è composta da nove Paesi: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese. È una regione, abitata da 34 milioni di persone, che è una fonte importante di ossigeno per tutto il pianeta. Vi si trova il 20% di acqua dolce non congelata di tutto il pianeta.
C’è di mezzo il futuro della terra!

La storia di Chico Mendes cominciò all’alba della sua attività in difesa dei seringueiros, i “raccoglitori di gomma” di caucciù. Gente che viveva nella foresta da oltre cent’anni, una vita di sussistenza serena garantita dalla raccolta di lattice, di noci brasiliane e altre attività pienamente sostenibili. Egli seppe unire contadini, indios, sindacalisti, preti e politici attorno a un’idea rivoluzionaria di foresta: un luogo senza padroni, in cui alberi e uomini possano vivere e crescere insieme, gli uni custodi degli altri. Salvare la foresta dell’Amazzonia è salvare il futuro di tutta la terra. – La Chiesa, già da tempo in cammino, sollecitata da Papa Francesco, quest’anno celebrerà un particolare Sinodo sull’Amazzonia dal 6 al 27 ottobre 2019.

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