Cicatrici, ferite e solidarietà

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Cicatrici, ferite e solidarietà.

“Signore, donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli…”. E quando le vediamo, le abbracciamo per poterle guarire con la nostra solidarietà. E’ l’essenziale che possiamo imparare dall’esperienza dei tanti migranti in cui ci si imbatte, arrivati arrivati o con corridoi umanitari o su barconi della disperazione.
– Anche l’ultima sentenza dell’Alta Corte europea che vieta i rimpatri nei paesi dove c’è ancora pericolo per chi fugge ci aiuta ad aprire di più gli occhi che altrimenti restano chiusi come i porti in maniera davvero non umana.
– La politica ha il suo bel da fare, e deve mantenere ben aperti gli occhi, ma non si può limitare a scegliere la scorciatoia più comoda e meno umana.
– All’udienza di mercoledì 15 maggio Papa Francesco ha incontrato i migranti arrivati con un corridoio umanitario e accarezzato, dando grande sollievo, le cicatrici dell’anima di chi ha tremendamente sofferto. – Ecco la storia di Fatima Ahmed, una giovane di 22 anni, e la risposta di solidarietà cristiana.

La storia di Fatima Ahmed.
♦ Non è quella profonda cicatrice sulla guancia a rendere meno bello il volto di Fatima Ahmed, una giovane di 22 anni arrivata in Italia il 29 aprile attraverso il corridoio umanitario e dal giorno dopo accolta nel Centro Mondo Migliore alle porte di Roma.
L’abbraccio con Papa Francesco, durante l’udienza generale, è stato per lei «una svolta di speranza, una carica di fiducia nel domani proprio quando tutto sembrava perduto».
♦ Somala, musulmana, sposata, cinque figli, Fatima ha attraversato lo Yemen e il Sudan per arrivare in Libia dove è caduta nelle mani dei trafficanti di persone. Non aveva più soldi ed è finita per essere la schiava sessuale dei suoi carcerieri: la cicatrice sul volto le è stata inferta proprio durante una violenza.
♦ Eppure quello sfregio non è la ferita più grave che Fatima porta con sé. «Le cicatrici nella mia anima sono più grandi di quella sulla guancia e non so se riuscirò mai a curarle» dice la donna, raccontando: «Mi hanno picchiata di continuo, umiliata: volevano soldi per farmi uscire dal lager e darmi la libertà».

♦ Viene spontaneo mettere da parte il mestiere di giornalista e non chiederle altro: ogni domanda, in tutta evidenza, riapre quelle ferite costringendola a raccontare, a ricordare.
Fatima è una donna coraggiosa. Anche se ancora impaurita. Non nasconde la sua cicatrice e neppure i suoi sentimenti di «angoscia e dolore» ma anche di «tanta rabbia verso coloro che mi hanno violentata».
Purtroppo, ella dice, tantissime donne sono vittime di questi soprusi nelle carceri della Libia: «Non ci sono diritti, non ci sono difese, siamo solo schiavi di proprietà dei trafficanti che non hanno scrupoli a commettere qualsiasi violenza. Possibile che non si possa fare nulla per mettere fine a questa vergogna?».

A questa domanda la cooperativa Auxilium, che l’ha accolta a Mondo Migliore, sta cercando di dare una risposta concreta.
«Con Fatima il 29 aprile abbiamo accolto all’aeroporto militare di Pratica di Mare altre 146 persone, tutte provenienti dai lager della Libia attraverso il corridoio umanitario realizzato dal Governo italiano» racconta Angelo Chiorazzo, fondatore della cooperativa.
A Mondo Migliore sono arrivati in 45. «Ci sono — spiega Chiorazzo, — mamme con bambini, alcuni piccolissimi come Maida, somala, nata appena quattro giorni fa» e benedetta dal Papa in piazza San Pietro.
«Queste persone, perché di persone si tratta, sono arrivare in Italia in condizioni disumane» fa presente Chiorazzo, affermando che «in tanti anni che accogliamo migranti non avevamo mai visto persone così esauste: quasi tutti portano sul loro corpo i segni delle violenze subite in Libia».
E «più di tante parole, a dare speranza a queste persone è stato l’incontro con coloro che sono a Mondo Migliore: hanno visto bambini che vanno a scuola, donne e uomini che si stanno rifacendo una vita con uno spirito aperto di inclusione».

Un piccolo segno di speranza sono stati poi gli otto vivacissimi ragazzini che Papa Francesco ha fatto salire a bordo della jeep per il consueto giro in Piazza San Pietro. A far da “capitano” di questa piccola squadra è stato Abdo, siriano, 8 anni, arrivato anche lui il 29 aprile dalla Libia. Nonostante l’età ha già le idee chiarissime: «Voglio studiare per essere una persona istruita e voglio giocare a calcio per essere un campione… altro che Cristiano Ronaldo, il più forte sono io: Abdo!».
Al Papa è stato donato un grande cartone rosso a forma di cuore con le firme di tutti gli ospiti di Mondo Migliore: l’idea di questo regalo simbolico è venuta a Zaita, una donna iraniana.

(fonte: cf Osservatore Romano, 15 maggio 2019).

Nell’udienza di mercoledì 15 maggio 2019 Papa Francesco ha incontrati i migranti arrivati con un corridoio umanitario e accarezzato, dando grade sollievo, le cicatrici dell’anima di chi ha tremendamente sofferto, come Fatima Ahmed, una giovane di 22 anni arrivata in Italia il 29 aprile attraverso il corridoio umanitario e dal giorno dopo accolta nel Centro Mondo Migliore alle porte di Roma. L’abbraccio con Papa Francesco è stato per lei «una svolta di speranza, una carica di fiducia nel domani proprio quando tutto sembrava perduto».

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