Con Gesù tutto diventa nuovo

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Con Gesù tutto diventa nuovo.

Viviamo immersi in una umanità ferita, come nelle sabbie mobili, dove lentamente, ma inesorabilmente si sprofonda. Ma la sorte dell’uomo non è senza speranza. Cristo, sole di giustizia, di pace e di misericordia, è venuto a dare nuova vita all’umanità ferita, prendendo su di sé le ferite dell’umanità. Egli è l’Agnello di Dio, che porta e toglie il peccato del mondo. Egli ridà speranza a tutti gli sfiduciati: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Basta seguirlo con fede, cosa da poco, perché l’incredulità ancora regna dovunque. Ma a coloro che credono egli comunica la nuova vita di figli amati da Dio. Lo hanno sperimentano bene i suoi discepoli, che da semplici pescatori sono diventati costruttori della nuova umanità. E Papa Francesco col suo 22.mo Viaggio Apostolico, in Cile e Perù, ha riacceso la speranza nel continente sudamericano.

♦ Dal Vangelo di questa domenica (Mc 1,14-20)
Convertitevi e credete al Vangelo
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Papa Francesco: non c’è gioia cristiana quando si chiudono le porte.
♦ Sono parole che il Papa ha detto durante la Messa celebrata a Iquique, nel nord del Cile. Terra di sogni e di immigrazione: quelli che lasciano la loro terra perché non hanno di che vivere sono icone della Santa Famiglia. “Questa terra è terra di sogni, ma facciamo in modo che continui a essere anche terra di ospitalità“.
È l’invito del Papa per gli abitanti del Nord del Cile, incontrati nella messa a Campus Lobito.”Ospitalità festosa – ha puntualizzato Papa Francesco – perché sappiamo bene che non c’è gioia cristiana quando si chiudono le porte; non c’è gioia cristiana quando si fa sentire agli altri che sono di troppo o che tra di noi non c’è posto per loro“.
♦ Coraggioso il riferimento del Papa è a questa “terra di sogni” (questo significa il nome Iquique in aymara), che “ha saputo ospitare gente di diversi popoli e culture che hanno dovuto lasciare i loro cari e partire”: “Una partenza sempre basata sulla speranza di ottenere una vita migliore, ma sappiamo che è sempre accompagnata da bagagli carichi di paura e di incertezza per quello che verrà”…. Iquique è una zona di immigrati che ci ricorda la grandezza di uomini e donne, di famiglie intere che, davanti alle avversità, non si danno per vinte e si fanno strada in cerca di vita.
Essi – specialmente quelli che devono lasciare la loro terra perché non hanno il minimo necessario per vivere – sono icone della Santa Famiglia, che dovette attraversare deserti per poter continuare a vivere”.

Papa Francesco, un Pastore sempre vicino alla sua gente, l’umanità ferita. Anche in questo viaggio non sono mancati i segni concreti di questa vicinanza: la richiesta di perdono per gli abusi sui minori, la festa con i giovani, l’incoraggiamento ai religiosi, un matrimonio celebrato in aereo per consacrare l’amore di una coppia diventata intanto una famiglia, l’attenzione premurosa per la poliziotta caduta da cavallo al passare del corteo papale. Segni di una umanità nuova.

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