Consiglio e caso Ruffa: lo sfogo di Vallone

Ritirata la delega di assessore e attaccati i vertici Pdl

Il primo cittadino deposita un documento in cui fa un elenco delle cose fatte, dopo aver attaccato duramente, ma senza nominarlo, il proprio nipote Giovanni Macrì, leader del centrodestra cittadino

Il consiglio comunale di oggi - foto Franco Carmelitano
Il consiglio comunale di oggi – foto Franco Carmelitano
“Mi trovo costretto, con tristezza e grande dispiacere a ritirare la delega di assessore al consigliere Ruffa”. Con questa frase, proferita in consiglio durante la lettura di un documento, il sindaco Gaetano Vallone ha rassicurato quanti aspettavano l’estromissione dalla Giunta di Lucio Ruffa, deludendo al contempo chi, invece, sperava in un colpo di teatro dell’ultimo momento.
Dopo aver chiarito che le ragioni della decisione afferiscono puramente all’opportunità politica, Vallone parte all’attacco contro il nipote Giovanni Macrì, leader cittadino del Popolo delle Libertà e da quasi tutta la totalità dell’elettorato di centro-destra visto fino ad oggi come il delfino dello stesso sindaco.
Dopo le schermaglie delle ultime settimane, i rapporti politici tra Vallone e Macrì si sono rotti del tutto, a giudicare dai toni usati dal sindaco, visto anche come prosegue scrivendo sul documento presentato al Consiglio oggi: “Non possiamo continuare ad essere bersaglio di critiche ingiuste” e poi, riferendosi a una frase sottoscritta da Macrì in un comunicato stampa dei giorni scorsi, la definisce “intellettualmente disonesta”, affermata tra l’altro “ipocritamente” da chi “non è titolato a parlare a nome del partito” perché avrebbe fatto e continuerebbe a fare del partito, a detta di Vallone, “lo strumento per soddisfare la propria smodata ambizione che lo porta a fare terra bruciata attorno a se – prima Lucio Ruffa poi L’Andolina, chi allo stesso partito è approdato da girovago, da funambolo in cerca di spazi, da un partito all’altro, da una Provincia all’altra mendicando postazioni che avrebbero più facilmente dato la possibilità di inserirsi in quella fetta marcia di politica pretendo, barattando e ottenendo dei posti con laute prebende”.

Approdato al partito da girovago,
da funambolo in cerca di spazi,
mendicando postazioni che avrebbero
più facilmente dato la possibilità
di inserirsi in quella fetta marcia
di politica pretendo, barattando
e ottenendo dei posti con laute prebende.

Ma di frasi al veleno ce ne sono ancora tante nel documento (che vi alleghiamo in Pdf in fondo all’articolo) sottoscritto dal sindaco. Qui non è il caso di riportarle in quanto superflue al discorso centrale: Ruffa è stato sacrificato da Vallone per via della sua istintività e Vallone non accetta né i commenti del Pdl sulla vicenda – ma anzi ribadisce le tante cose fatte dal suo ex assessore (scrivendo le testuali parole “A Cesare quel che è di Cesare”) – né, d’altro canto, quelli che lui definisce “certi auspici che hanno il sapore disgustoso del ricatto”, riferendosi alle pressioni esterne volte a un rimpasto di giunta più profondo.
Una cosa è certa, lo strappo tra Vallone e il Pdl a questo punto è molto più profondo di quel che poteva sembrare: dopo le pressioni che hanno portato alla decisione di far fuori dalla Giunta Ruffa e dopo la cacciata dal partito del vicesindaco L’Andolina e dell’assessore Piccolo (poiché entrambi si erano “autosospesi” anche se lo Statuto del Pdl non lo prevede), dalle parole del sindaco risulterebbero ora evidenti anche delle pressioni per un rimpasto più profondo della Giunta. L’attacco rivolto al partito e ai suoi rappresentanti, il tentativo di delegittimare chi oggi è riconosciuto a livello cittadino come il leader indiscusso dell’area di centrodestra, non potranno non essere considerati.
C’è chi già legge nell’aria la possibilità di ulteriori risvolti all’interno dell’amministrazione, poiché i consiglieri ancora iscritti al Pdl ora dovranno decidere se difendere il loro coordinatore o schierarsi col proprio sindaco. Non è fantapolitica, visto come stanno andando le cose, ipotizzare elezioni anticipate già la prossima primavera e, a questo punto, una candidatura diretta di Giovanni Macrì, in grado di presentare all’elettorato di centrodestra un rinnovamento che raccolga anche i voti di chi non vedrebbe più di buon grado l’ennesima candidatura di Vallone.

LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO FIRMATO DA VALLONE!

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