Curiosità dalla storia: dall’O.d.G. Grandi al processo di Verona (12)

I giudici del processo furono nominati direttamente dal Partito Fascista Repubblicano

Cianetti fu condannato a 30 anni di carcere (che si sarebbero ridotti a pochi mesi, fino al 1945).; De Bono, Gottardi, Marinelli e Pareschi con 5 voti contro 4 furono condannati a morte. Ciano fu l’unico ad essere condannato a morte all’unanimità con 9 voti su 9

1) Alessandro Pavolini – 2) Andrea Fortunato, Pubblica accusa al Processo di Verona – 3) Benito Mussolini – 4) Galeazzo Ciano – 5) Nicola Bombacci – 6) Renzo Montagna

Il 14 novembre 1943, nel corso del Congresso di Verona del partito fascista, fu proposto di costituire il Tribunale speciale per la difesa dello Stato della RSI, per processare i firmatari dell’ordine del giorno Grandi. Il 18 novembre 1943 la Gazzetta Ufficiale pubblicava il decreto che istituiva i Tribunali straordinari provinciali e il Tribunale straordinario speciale. Il nuovo segretario provvisorio del neonato Partito Fascista Repubblicano era Alessandro Pavolini, tra i fascisti più intransigenti. Pavolini, insieme a Mussolini e Nicola Bombacci. partecipò alla stesura del Manifesto di Verona, 18 punti di un piano programmatico che comunque non vennero mai trasformati in leggi. I primi ad essere giudicati dal Tribunale straordinario dovevano essere i fascisti che avevano “tradito” il 25 luglio. I giudici sarebbero stati nominati direttamente dal Partito Fascista Repubblicano, fascisti che dessero la garanzia di pronunciare la sentenza di morte. Ecco i loro nomi: Presidente del tribunale, Aldo Vecchini; Pubblico ministero, Andrea Fortunato; Magistrato Inquirente, Vincenzo Cersosimo. I giudici furono: Renzo Montagna, Enrico Vezzalini, Celso Riva, Domenico Mittica, Otello Gaddi, Vito Casalinuovo e Franz Pagliani. Il testimone oculare al processo di Verona, Michele Bedeschi, disse: «Il presidente del Tribuale, Aldo Vecchini, era molto severo, molto preciso nelle domande, era cattivo. […] Quando a Ciano fu chiesto di spiegare perché –dato che era vicino anche famigliarmente a Mussolini – non avvisò Mussolini di quello che stava succedendo, non avvisò che Bottai e Grandi erano già d’accordo con la Corona, con il re per poter imbrigliare le mosse del Duce, lui rispose che essendo in Vaticano come ambasciatore non era più molto avvicinabile per lui. In realtà diede una risposta falsa perché lui non ebbe il coraggio di avvisare Mussolini. Fu l’unico momento in cui la gente rumoreggiò e ci furono fischi contro Ciano». Il processo, naturalmente, era deciso in partenza, ma non tutti i giudici della corte erano d’accordo di condannare a morte gli imputati. Alla fine comunque i tentativi fatti da alcuni giudici della Corte (Montagna, Mittica e Casalinuovo) non furono sufficienti per evitare la sentenza di condanna a morte. Infatti, ad una prima votazione ci fu l’unanimità solo per la condanna a morte di Ciano; per gli altri la maggioranza voto per la salvezza. Uno dei giudici, Enrico Vezzalini, si dice che protestò in modo duro – impugnando una pistola – perché si votasse una seconda volta. La sentenza venne pronunciata alle 14:00 del 10 gennaio. Cianetti, come abbiamo detto, fu condannato a 30 anni di carcere (che si sarebbero ridotti a pochi mesi, fino al 1945).; gli altri, con 5 voti contro 4 furono condannati a morte. Ciano fu ancora l’unico ad essere condannato a morte all’unanimità con 9 voti su 9.

Continua… 12/14

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.