Curiosità dalla storia: Topf, i costruttori dei forni crematori

Dagli impianti per la produzione di birra al coinvolgimento nell’Olocausto

L’azienda J. A. Topf & Figli di Erfurt, nello stato della Turingia, durante la Seconda guerra mondiale collaborò con i nazisti per la produzione dei forni crematori destinati ai campi di sterminio. Dal 2003 la sede è stata dichiarata monumento culturale e centro commemorativo

1) Ludwig Topf – 2) Ernst Wolfgang Topf – 3) L’ingegnere Fritz Sander – 4) L’ingegnere Kurt Prufer – 5) logo dell’azienda sullo sportello di una fornace – 6) Oggi il sito dello stabilimento Topf and Sons di Erfurt ospita un museo e un sito commemorativo

J. A. Topf und Söhne
L’impresa J. A. Topf & Figli fu fondata nel 1878 dal mastro birraio Johann Andreas Topf e produceva sistemi di combustione poi trasformati in impianti per la lavorazione di birra e malto. A cavallo tra i due secoli gli affari della Topf & Figli andavano a gonfie vele, al punto che furono acquistati terreni a Erfurt e fu assunto nuovo personale. Allo scoppio della Prima guerra mondiale l’azienda vantava una invidiabile rete commerciale in molti Paesi. Fu proprio in questo periodo che la Topf & Figli pensò di diversificare i propri investimenti creando parallelamente un ramo aziendale destinato alla produzione di forni crematori, divenendo in poco tempo leader del settore.

Nuovo secolo, nuovi affari

Nei primi anni del XX secolo la società aveva cominciato ad accettare la cremazione umana come alternativa alla sepoltura. Ciò era dovuto soprattutto a questioni igieniche e alla mancanza di spazio nei cimiteri. Anche la Chiesa ha cambiato disposizioni al riguardo della cremazione o incenerimento dei corpi, pur non avendo mai condannato la cremazione in sé, ma l’ideologia antireligiosa e anticristiana che la accompagnava, dato che i non credenti affermavano che con la morte tutto finisce. Infatti, nei secoli passati la cremazione era stato un modo per manifestare il proprio ateismo. Certo, in casi di emergenza come le pestilenze o le guerre, la Chiesa ha sempre ammesso che venissero bruciati i corpi e senza mai arrivare a dire che ciò fosse incompatibile con l’immortalità dell’anima e la resurrezione dei corpi. Nel codice di diritto canonico (TITOLO III -LE ESEQUIE ECCLESIASTICHE – Cann. 1176 – 1185) si legge che “La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”. L’incenerimento è un rito antichissimo, una consuetudine millenaria già presente in Asia. In Occidente, invece, la sepoltura (o inumazione) è stata l’unica modalità. Almeno fino al diciannovesimo secolo, quando anche in Europa si cercò di regolamentare la cremazione, per ragioni, come abbiamo già detto sopra, igienico-sanitarie. La terza generazione dei Topf, Ernst e Ludwig, negli anni ’30 continuò a produrre forni crematori per le pompe funebri, ma dovette scontrarsi con le rigide regole allora vigenti sull’igiene e sulla gestione dei resti umani. I fratelli Topf con l’avvento al potere di Hitler in Germania (1933) furono, anche se solo per un breve periodo, allontanati dall’azienda, perché, si ipotizzò, gli affari andavano male dopo la crisi economica che aveva colpito il Paese, ma quasi certamente la ragione è da ricercarsi nel fatto che i nazionalsocialisti avevano orchestrato un piano per sbarazzarsi di loro e fondare con alcuni soci, “amici” del Terzo Reich, una nuova società, proprio perché i fratelli Topf non erano iscritti al partito nazista.

L’iscrizione al partito nazista, i rapporti con le SS e la figura dell’ingegnere Kurt Prüfer
I fratelli Topf ripresero in mano le redini della compagnia solo dopo essersi iscritti al partito nazista. Appoggiare il regime fu di fondamentale importanza per poter gestire ancora l’azienda che in quegli anni vantava oltre mille dipendenti. La Topf & Figli dava inoltre lavoro a persone certamente sgradite al regine (in particolare ebrei e dissidenti politici), ma ai fratelli Topf, nuovi membri del partito, veniva riservato un trattamento speciale anche grazie alle nuove amicizie con le SS. I primi contratti per la fornitura di forni furono stipulati nel maggio del 1939 e consegnati al campo di concentramento di Buchenwald. L’ingegnere Kurt Prüfer, responsabile della costruzione dei forni, li aveva progettati “a doppia muffola” violando le linee guida della cremazione che vietavano l’incendio di più di un corpo alla volta o il mescolamento delle ceneri. Dopo la Seconda guerra mondiale, i responsabili dell’azienda dichiareranno che nel 1939 i contratti con le SS erano legati alle epidemie scoppiate nei campi di concentramento (Buchenwald), dove si era reso necessario installare un forno crematorio. Tra il ’39 e il ’41 la Topf und Söhne aveva fornito forni ai campi di concentramento di Dachau, Mauthausen, Gusen e Auschwitz-Birkenau. In particolare ad Auschwitz, dove lo smaltimento di cadaveri era diventato più urgente, gli ingegneri della Topf avevano progettato forni a otto muffole. Dai documenti ritrovati dopo la Seconda guerra mondiale risulta che Kurt Prüfer si recò ad Auschwitz per ben undici volte, e un altro ingegnere dell’azienda, Karl Schultze, progettò nuovi sistemi elettrici di ventilazione con areazione di aria pulita per rimuovere più velocemente lo Zyklon B dalle camere a gas e un sistema di disaerazione del gas usato attraverso un camino. I cristalli del gas Zyklon B, adoperati per lo sterminio, si attivavano ad una temperatura di oltre 20 °C. Gli ingegneri della Topf consigliarono le SS di stipare nelle camere a gas il maggior numero di persone in modo tale che con il calore dei corpi il gas agisse efficacemente. Spesso si usava anche spegnere a intervalli la luce nella camera, in modo da creare il panico e, di conseguenza, accelerare la respirazione e quindi l’inalazione dei gas tossici.

La complicità con la Germania nazista nella “soluzione finale”
Topf in italiano si traduce con la parola “pentola”, e una pentola era il logo dell’azienda (foto) divenuta leader del settore e complice della “soluzione finale” nazista. Grazie a tecnici e ingegneri installatori di forni ed esperti di ventilazione, l’azienda aveva ottenuto risultati notevoli che avevano portato l’ingegnere Kurt Prüfer a scrivere ai superiori queste parole: «Le mie idee sono davvero rivoluzionarie, posso supporre che mi concederete un bonus per il lavoro che ho fatto». Ma quale fu il fatturato dell’azienda dalla fornitura dei forni crematori alle SS? È indubbio che la Topf ottenne protezione dal regime, ma mettendo a disposizione queste nuove tecnologie per la Germania nazista i ricavi dell’azienda non superarono il 3%. Il superiore di Prüfer era Fritz Sander, una sorta di supervisore dei lavori realizzati. Karl Schultze aveva invece migliorato le tecnologie di ventilazione. Il direttore dell’azienda era invece Gustav Braun. Alla fine della Seconda guerra mondiale, interrogati dai sovietici, i vertici dell’azienda sostennero di non aver fatto nulla di sbagliato e di aver svolto semplicemente il proprio lavoro, ma era evidente che tutti avevano collaborato alla “soluzione finale”. Quando capirono che queste menzogne non funzionavano, sostennero di essere stati ricattati e di aver temuto le rappresaglie dalle SS. La famiglia Topf e i suoi dipendenti si difesero inoltre sostenendo di non essere gli unici in quel settore, ricordando che vi erano anche altre società, come la Kori di Berlino. Si definivano commercianti che non avevano dato alcun apporto all’Olocausto, al pari dei fornitori di tavoli, sgabelli e armadi per i lager.
Nel maggio del 1945, temendo un arresto da parte degli americani, Ludwig Topf si suicidò. Ernst Wolfgang Topf fuggì invece nelle zone occidentali della Germania. Nel 1946 Kurt Prüfer, Fritz Sander, Karl Schultze e Gustav Braun furono arrestati dall’esercito russo. Sander morì lo stesso anno; Prüfer, Schultze e Braun furono giudicati colpevoli dal tribunale sovietico e condannati a scontare 25 anni di carcere in un gulag per aver aiutato le SS nell’opera di genocidio. Prüfer morì nel 1952, mentre gli altri due ottennero un’amnistia dopo circa 10 anni di prigionia. Nel 1951 Ernst Topf creò una nuova azienda con sede prima a Wiesbaden e poi a Magonza, sempre specializzata nella costruzione di crematori, ma fallì nel 1963. Nel 1999 fu fondata una società, la J.A. Topf und Söhne ad Erfurt, finalizzata ad attività di ricerca storica sulla compagnia omonima. Dal 2003 la sede è stata dichiarata monumento culturale e centro commemorativo. La fabbrica è diventata un Museo, inaugurato il 27 gennaio 2011, anniversario della liberazione di Auschwitz. Sulla facciata la scritta “Stets gern für Sie beschäftigt” (È sempre un piacere lavorare per voi), formula con la quale i dirigenti della Topf chiudevano le lettere inviate alle SS.
Per non dimenticare.

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, Caporedattore e collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.