Domenica di Pasqua, giorno di Risurrezione

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Domenica di Pasqua, giorno di Risurrezione.

Cristo Gesù ha sconfitto la morte: il sepolcro è vuoto!
– Questo evento cambia la nostra vita. Dobbiamo vivere da risorti. Siamo chiamati a distruggere i semi di morte, il peccato che distrugge la bellezza della vita, quella vita nuova che Cristo, sconfiggendo la morte, ha guadagnato per tutti noi.
– Il significato della Pasqua è tracciato in sintesi dal gioioso prefazio di questa Messa: è il canto dell’umanità all’«Agnello che ha tolto i peccati del mondo» e che «morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato la vita».
– Una fede difficile, ma che apre l’infinito. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere.  – La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. 

1. Dal Vangelo di questa domenica (Gv 20,1-9).
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

♦ ♦ ♦ 

Questo brano del Vangelo che nell’assemblea santa e festosa oggi viene proclamato, descrive la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro. Vogliamo rimanere come spettatori non interessati, estranei, che osservano la corsa ansimante dei due discepoli, in particolare quella di Pietro, o dobbiamo unirci a loro per raggiungere il sepolcro?
♦ In questi giorni santi abbiamo percorso il cammino di Gesù che si è fatto obbediente fino alla morte in croce.
Ora al terzo giorno vogliamo vedere con gli occhi di Pietro e credere con il cuore di Giovanni per rinnovare con gioia la nostra fede.
♦ Cristo Gesù ha sconfitto la morte: il sepolcro è vuoto! E Pietro lo annuncia e testimonia che Dio ha resuscitato Gesù.
Questo evento cambia la nostra vita. Dobbiamo vivere da risorti. Siamo chiamati a distruggere i semi di morte, il peccato che distrugge la bellezza della vita, quella vita nuova che Cristo, sconfiggendo la morte, ha guadagnato per tutti noi.
(Mons. Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo emerito di Lecce)

Una fede difficile
♦ Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
♦ “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse?
Non fu facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro.
La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. E soltanto l’amore di Dio può realizzare ciò.

La Sequenza di Pasqua
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Risorgere dopo la morte: è una esperienza che facciamo continuamente. Ci rialziamo dopo che siamo stati abbattuti e quando non si può ricostruire come prima, l’amore crea forme nuove. La cattedrale di Notre Dame di Parigi diventa il simbolo e l’impegno della Pasqua di quest’anno, impegno che si deve estendere alla ricostruzione di tutti i guasti che l’uomo procura alla sua dignità e alla bellezza della natura.

Condividi l'articolo