Galateo in chiesa oggi

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Galateo in chiesa oggi.

I social media ormai ci mettono davanti agli occhi scene “irrispettose” per i vari luoghi che frequentiamo e le varie situazioni che viviamo quotidianamente. E c’è il rischio di abituarsi a queste scene, abbassando il livello di sensibilità: tanto, così fanno tutti.
– Anche in chiesa e a messa decisamente ci vuole un po’ di «bon ton». Tutti ne siamo convinti: lo vorremmo vedere, godere, ma poi dimentichiamo che lo dovremmo produrre noi, il «bon ton».
– Non mancano pubblicazioni a riguardo, parroci e liturgisti impegnati a salvare il patrimonio della “sensibilità religiosa”. Ma fa piacere che a parlare di questo ci sia una sezione dedicata in un bel libro pubblicato ultimamente da una donna, Csaba della Zorza, cultrice delle buone maniere e food writer. Il suo è un manuale di galateo per ogni situazione, anche in chiesa come, per esempio nello spegnere il telefonino e tenere giù i piedi dall’inginocchiatoio.

Le buone maniere
♦ Esistono ancora le “buone maniere” nelle relazioni con gli altri, nei momenti importanti della vita, a tavola, in famiglia, al lavoro o quando si intraprende un viaggio?
♦ Magari non valgono più le rigide regole e l’etichetta del Galateo stilato da monsignor Giovanni Della Casa quasi cinque secoli fa, ma nella frenesia che contraddistingue le nostre giornate e in tempi di comunicazione ultraveloce come quelli del XXI secolo, qualche volta possono trovare spazio anche un gesto cortese, un saluto, l’attenzione per il vicino di scrivania, il rispetto della fila davanti a uno sportello o del viaggiatore che siede accanto a noi nello scompartimento di un treno.
♦ Purtroppo, però, sembrano sempre più rari – e spesso passano inosservati – i comportamenti che si muovono sul filo dell’educazione, improntati cioè dal savoir vivre, dall’eleganza e dalla bellezza che dell’educazione sono contemporaneamente, il frutto e il presupposto.

Galateo per oggi, anche in chiesa
♦ È per questo che Csaba dalla Zorza, food writer, esperta di bon ton, giornalista radiofonica e collaboratrice di prestigiose riviste, ha deciso di scrivere Buone maniere (Luxury Books, pagine 208, euro 20), una «guida contemporanea allo stile, per distinguersi in ogni occasione».
♦ Un paragrafo del libro è dedicato anche al bon ton da tenere in chiesa, altro luogo dove, spesso, la buona educazione viene lasciata fuori dal portone.

♦ Il primo segno di “cafonaggine” può venire dal cellulare acceso.
Scrive Dalla Zorza. «Già il fatto che alcuni dimentichino di metterlo in modalità silenziosa mi lascia perplessa, visto che ormai sulle porte delle chiese ci sono quasi sempre segnali che lo ricordano. Ma alla signora che, al trillare rumoroso del proprio telefono, dopo averlo cercato in borsetta per 5 o 6 squilli, decide di rispondere con un “Dimmi veloce, che sono a Messa”, non so proprio cosa dire. Vorrei essere autorizzata… ad accompagnarla gentilmente fuori».
Quindi? «Se andate a Messa lasciate il telefonino in borsa o in tasca, non leggete la posta elettronica, non sfogliate distrattamente i social network perché l’omelia vi annoia». Non è moralismo. Non significa essere “bacchettoni”. «È una questione di rispetto anche per chi vi sta vicino».

♦ L’abbigliamento in chiesa, poi, deve essere decoroso. «Le signore abbiano le spalle coperte, non esibiscano abiti lunghi sino ai piedi nei matrimoni che si celebrano al mattino. Gli uomini non entrino con i calzoni corti, i bambini siano vestiti dai genitori in modo appropriato… non con gli shorts di spugna, neanche se la chiesa si trova in una località di mare».
♦ Infine, i consigli alle mamme e ai papà: «Se avete un neonato nel passeggino e lui non vuole smettere di piangere, siate così educati da portarlo a fare una passeggiata fuori, perché magari qualcuno vorrebbe ascoltare la Messa senza essere disturbato». [Papa Francesco a questo punto direbbe che in quel momento i bambini ci stanno facendo la predica].

♦ E non finisce qui. «La barra di legno che si trova davanti a voi – conclude la maestra del bon ton – è un inginocchiatoio e non serve a metterci i piedi sopra (con o senza le scarpe): se lo fate, oltre ad essere irrispettosi con la chiesa, lo sporcate anche con la terra delle vostre suole e chi si inginocchierà lì dopo il vostro passaggio si troverà i pantaloni o la gonna macchiati».

♥ Il silenzio è la regola che dovrebbe accompagnare l’attesa e l’inizio della funzione: il chiacchiericcio non aiuta la preghiera e la meditazione.

(fonte: cf Avvenire.it Fulvio Fulvi sabato 24 novembre 2018).

Anche in chiesa e a messa decisamente ci vuole un po’ di «bon ton». Tutti ne siamo convinti: lo vorremmo vedere, godere, ma poi dimentichiamo che lo dovremmo produrre noi, il «bon ton». Tutti dobbiamo sentirci impegnati a salvare il patrimonio della “sensibilità religiosa”.

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