Attualità

Goletta Verde lungo la costa

Calabria quarta nella classifica del mare illegale

Oltre 2 infrazioni per chilometro di costa, abusi edilizi innanzitutto

La Calabria si piazza al quarto posto nazionale nella speciale classifica delle illegalità sull’ambiente marino e costiero, fuori dal podio per un soffio dopo Campania, Puglia e Sicilia. Goletta Verde, la campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute delle acque di balneazione, in occasione della sua tappa a Tropea, rilancia l’SOS sui reati marini e costieri che offendono questa regione.
Come testimoniato dal rapporto Mare Monstrum 2008 di Legambiente – elaborato su dati forniti dalle forze dell’ordine e in particolare da: Comando tutela ambiente dell’Arma dei Carabinieri, Corpo forestale dello Stato e delle regioni a Statuto speciale, Guardia di finanza e dalle Capitanerie di Porto – con ben 1.675 reati e infrazioni distribuiti su litorali e fondali, la Calabria raggiunge la media di 2,3 infrazioni per chilometro di costa. Un primato cui contribuiscono in modo determinante gli abusi edilizi in riva al mare e la pesca di frodo, che insieme totalizzano oltre il 60% delle infrazioni accertate. Nonostante l’andamento dei reati ambientali sulle coste calabresi faccia registrare un decremento di circa il 3,5% di illeciti rispetto all’anno scorso, nemmeno questa contrazione si può considerare come un dato positivo. La stessa tendenza rapportata a livello nazionale, infatti, fa registrare una riduzione dei reati ben maggiore, che si attesta a quasi il 25%.
Sono tanti, troppi, i casi di cemento illegale sulle coste calabresi. Anzi, in questo campo la Calabria è seconda solo alla Campania e rispetto al resto del Paese non teme rivali. L’abusivismo edilizio sul demanio ha fatto registrare 650 infrazioni, 687 tra persone arrestate e/o denunciate e 155 sequestri effettuati.Un esempio particolarmente rappresentativo di questa illegalità diffusa in riva al mare è costituito dagli ecomostri sulla Costa degli Dei. Zona che proprio oggi è stata monitorata da Goletta Verde, alla presenza di stampa, attivisti e volontari di Legambiente e Pino Colloca, Comandante della Capitaneria di Porto di Tropea. Il risultato, purtroppo, non si è discostato di un palmo dalle peggiori aspettative. La navigazione da Tropea a Capo Vaticano, infatti, ha messo a fuoco una volta di più le tante ingiurie a questo splendido litorale. Nel Comune di Ricadi, ad esempio, il piano regolatore ha dato di fatto il via libera a scempi del calibro del villaggio Le Capannelle, oggi denominato Borgo di Riaci, a Santa Domenica. Un villaggio realizzato a pochi metri dalla battigia che con alcuni interventi ha precluso l’accesso pubblico dei bagnanti al resto della spiaggia e che, nonostante le denuncie, i sequestri e le ordinanze di ripristino dell’area, continua a rimanere al suo posto senza la minima variazione. Altro caso eclatante è il Trenino di Falerna (Cs), ecomostro di 4.554 metri cubi di cemento realizzato direttamente sulla sabbia. Oppure si potrebbero citare i tre mega-alberghi sulle coste di Fiuzzi (Cs). O ancora l’aviosuperficie di Scalea e il grande complesso residenziale a cinque piani costruito a picco sul mare lungo la costa di Joppolo (VV). E si potrebbe andare avanti.
“La cementificazione selvaggia che hanno subito le coste calabresi negli ultimi decenni – ha denunciato Franco Saragò, Segreteria Legambiente Calabria – è stata favorita da comportamenti schizofrenici della pubblica amministrazione, che, mentre da una parte avvia la demolizione di alcuni ecomostri, dall’altra approva e tollera piani regolatori che consentono l’edificazione dei suoli a soli 30 metri dal mare legittimando quelli che altrove sarebbero a tutti gli effetti abusi. E in molti casi gli scempi delle nostre coste sono stati finanziati da contributi comunitari o, ancora peggio, realizzati nell’ambito di opere pubbliche di indubbio impatto ambientale. Caso emblematico, negli anni scorsi, il tentativo di costruire un porto turistico per oltre 500 posti barca a Santa Maria di Ricadi, o l’approvazione del progetto di un villaggio turistico all’interno dell’area dei laghi La Vota di Gizzeria. Stiamo ancora aspettando, a un anno dall’avvio della demolizione, l’ultimazione dell’abbattimento dell’ecomostro di Copanello, ad oggi parzialmente in piedi. Una situazione del tutto incresciosa e che ritarda oltremodo il ripristino dell’area interessata”.

Non indenne dalla piaga del cemento in riva al mare neanche il comune di Vibo Valentia. “Basti pensare – ha spiegato Lorenzo Passaniti, direttore Comitato scientifico Legambiente Calabria –al quartiere “Pennello”, costruito quasi interamente su demanio pubblico e in un’area al di sotto del livello del mare, che nel luglio del 2006 fu oggetto di pesanti danni a seguito dell’alluvione che colpì la città. Sia la zona del Pennello che quella di Vibo Marina dovrebbero essere oggetto di riqualificazione ambientale e urbanistica, così come tutto il territorio della provincia di Vibo Valentia. Risultano in particolare urgenti il trasferimento dei depositi costieri la delocalizzazione di alcune industrie, provvedimenti che darebbero una fisionomia diversa al centro abitato, aprendo la strada al un diverso sviluppo socio economico di questo Comune. E che la situazione delle nostre coste sia critica è testimoniato anche dalla Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, che negli ultimi anni ha tolto un Vela sia Pizzo che a Tropea”.
“Oltre tutto, la mancanza di una programmazione seria – ha aggiunto Osvaldo Giofrè, vicepresidente Circolo Legambiente Ricadi – si traduce in un’offerta di posti letto di gran lunga maggiore alle reali possibilità ricettive delle spiagge. Restando in tema di spiagge, inoltre, va segnalato anche il problema degli arenili blindati. A Parghelia (VV), per citare solo un caso, sono privati quasi tutti gli accessi al mare ed è di fatto compromessa la libera fruizione di spiaggia e mare.”
Tutto ciò ha contribuito ad una costante perdita di immagine e a un evidente danno all’economia turistica della regione; una situazione che, con il passare degli anni, si è incancrenita generando, in molti, uno stato di allarmante assuefazione.
“Oltre allo scempio delle coste calabresi – ha concluso Nunzio Cirino Groccia, Segreteria nazionale Legambiente – questi dati mettono in evidenza un altro elemento, e probabilmente ancor più allarmante. Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, le cosiddette quattro regioni a “tradizionale presenza mafiosa”, sono le regioni in cui si concentrano 8.253 infrazioni accertate sull’ambiente marino e costiero, pari a quasi il 58% del totale nazionale, e dove inoltre si trovano ben 2.443 abusi edilizi accertati, ovvero il 61,5% del totale nazionale. Segno evidente che la criminalità organizzata usa il mare, le coste e le risorse di questi delicati ecosistemi per compiere le proprie attività criminali e arricchirsi illegalmente. Senza dubbio questa longa manus rappresenta un forte impedimento a qualsiasi ipotesi di rilancio basato su sviluppo sostenibile e sul turismo di qualità ”.

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Redazione
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