Il Buon Pastore fa vedere l’invisibile

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Il Buon Pastore fa vedere l’invisibile.

Oggi si celebra la 56a Giornata di preghiera per le vocazioni nel segno del Buon Pastore: «Come se vedessero l’invisibile».
– L’immagine pasquale del Buon Pastore è il simbolo dell’amore di Cristo, che dona la sua vita per salvarci; ma è anche un richiamo al nostro dovere di seguirlo, per essere accolti nel gregge degli eletti: egli darà anche la capacità di vedere l’invisibile.
– Gesù è il buon pastore che ci chiama per nome e ci invita ad una vocazione di servizio per l’umanità: egli stesso, pur essendo Dio, è stato in mezzo a noi come colui che serve.
– In questa Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni chiediamo a Dio il dono di «sacerdoti innamorati del Vangelo, capaci di farsi prossimi con i fratelli ed essere, così, segno vivo dell’amore misericordioso di Dio» (Papa Francesco).

Dal vangelo di questa domenica, quarta di Pasqua (Gv 10,27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

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Viviamo su questa terra coltivando pensieri di eternità.
Chi può dichiararsi privo di aspirazioni grandi o di sogni sul domani?
Non aneliamo forse a una umanità pacificata, dove le fragilità umane e sociali che ci affliggono, confluiscano in composta armonia?
Ci risponde la pagina dell’Apocalisse, rivelandoci il disegno di Dio sull’umanità. Il sangue redentore dell’Agnello genera comunione ed è sorgente di fraternità (II Lettura della messa).
Chi crede alle parole di Gesù e partecipa all’Eucaristia è già proiettato verso questa meta: si muove sui passi del Pastore che chiama, conosce, invita; accoglie con umile e serena fiducia le sue giornate; opera e vive con respiro d’eternità (Vangelo).
(Giuliano D’Ambrosio in ladomenica.it).

56a Giornata di preghiera per le vocazioni. «Come se vedessero l’invisibile».
In questa domenica del Buon Pastore si celebra in tutte le comunità cristiane la 56a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. «Come se vedessero l’Invisibile (Evangelii Gaudium, 150) è lo slogan scelto quest’anno dall’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni, della Conferenza Episcopale Italiana.
Vuole essere un invito a guardare attraverso le apparenze, a riconoscere che la storia, i fatti, gli incontri, le persone, quella marea un po’ caotica che è la vita, sono il luogo nel quale cercare e vedere il compiersi del Regno di Dio.
Che cosa vedi guardando la tua famiglia, la tua comunità, entrando in un ospedale, in una classe scolastica, camminando per le vie della città? Dov’è quel bene che puoi fare, quel passo che solo tu puoi compiere, quel male da rifiutare?
La realtà è l’orizzonte da cui riconoscere la propria vocazione e le differenti chiamate, è veicolo della parola dell’altro che invoca il dono di sé e orienta la missione; permette di intuire la risposta alla domanda più vocazionale: «Per chi sono io?» e «trasformare i sogni di oggi nella realtà di domani» (Papa Francesco, 11 agosto 2018).
È un invito a lasciarsi ferire dalla Parola e a non fare da soli, perché la vocazione, la vita, la Chiesa crescono soltanto nella comunione della Trinità.
È un invito, a lasciarsi coinvolgere dallo sguardo che il Padre ha su ciascuno di noi; è lo sguardo del Buon Pastore che in tutti vede – in mezzo alla zizzania (Mt 13) – il bene fecondo capace di dare la vita.
(don Michele Gianola, Direttore Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni, in ladomenica.it).

La vocazione è la chiamata di Dio a guardare attraverso le apparenze per riconoscere che la storia, i fatti, gli incontri, le persone, e anche la marea un po’ caotica che è la vita, sono il luogo nel quale cercare e vedere il compiersi del Regno di Dio. – Guardando la nostra famiglia, la nostra comunità, entrando in un ospedale, in una classe scolastica, camminando per le vie della città vediamo la possibilità del nuovo, se guardiamo con lo sguardo del Buon Pastore che in tutti vede -nonostante la zizzania permanente- il bene fecondo capace di dare la vita. Il Buon Pastore ci fa vedere l’invisibile.

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