La bisaccia del pellegrino 46-2013

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana10ott

 

 

Novembre 2013, seconda settimana: 10-16 novembre

1. Vangelo della domenica 10 novembre = “Dio non è dei morti, ma dei viventi”.
2. Una preghiera per restare vigili.
3. Le Opere di S. Alfonso =Il desiderio del Paradiso
4. Vivere la settimana con la liturgia =  11-16 novembre 2013.

1. Vangelo della domenica –  (Lc 20,27-38)
“Dio non è dei morti, ma dei viventi”.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

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Dopo i farisei e gli scribi appaiono nuovi avversari di Gesù: i sadducei. Essi negavano la risurrezione come pura chimera umana e hanno adottato contro Gesù una diversa strategia di lotta. I sadducei temevano che l’affluenza delle folle verso Gesù potesse trasformarsi in agitazione politica che i Romani avrebbero soffocato brutalmente. Perciò miravano a limitare l’influenza di Gesù sulla vita pubblica. A questo scopo, hanno raccontato una storia di loro invenzione sui sette fratelli e la moglie del maggiore fra loro, ripromettendosi così di mettere in ridicolo Gesù e la credenza nella risurrezione. In realtà, la derisione si è rivolta contro gli avversari di Gesù. Egli dimostra infatti che il mondo futuro non è il prolungamento di questo, afferma che la morte sarà vinta e che coloro che risusciteranno avranno parte alla vita di Dio e non saranno più sottomessi alle leggi biologiche di questo mondo. Nel seguito del discorso, fondandosi sull’ Esodo (Es 3,6), libro che i sadducei consideravano sacro, Gesù presenta un argomento biblico sulla vita eterna: “Dio non è Dio dei morti”, e lo sarebbe se Abramo, Isacco e Giacobbe non vivessero più. Ma essi vivono e rendono gloria a Dio. Ciò significa anche che solo chi vive per Dio, vive davvero. Dio invita tutti gli uomini alla sua casa paterna, perché desidera che noi tutti beneficiamo con lui della pienezza della vita nell’immortalità.  (da Chiesa.it).

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Davanti a te, Padre, anche i morti vivono. – Nel Nuovo Testamento la fede nella risurrezione dei morti è fondata sulla risurrezione di Gesù. Il brano di Luca (Vangelo) è l’unico testo in cui la risurrezione, anziché sulla Pasqua di Gesù, si fonda su altro: la fedeltà di Dio alla nostra vita. Emerge così quale sia stata la consapevolezza interiore con cui Gesù stesso ha affrontato la morte, certo che il Padre non lo avrebbe abbandonato alla corruzione del sepolcro.
Se la morte ci può strappare a una persona cara, non può strapparci dalle mani di Dio, che è fedele e ha legato per sempre il suo nome al nostro. Egli è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di ciascuno di noi. Siamo suoi figli e l’appartenenza alla fedeltà del suo amore è più forte di ogni separazione, inclusa la morte. Per questo motivo, afferma Gesù, se siamo figli di Dio siamo anche figli della risurrezione, perché apparteniamo al Dio fedele, al Dio della vita.
Con questa fede si possono vivere nella speranza situazioni di crisi, di prova, persino di persecuzione (I Lettura), perché – ricorda san Paolo nella II Lettura – «il Signore è fedele… egli vi custodirà dal Maligno» e da ogni altra forma di male. (
Fr Luca Fallica, in La Domenica).

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2. Una preghiera per restare vigili
Dio dei nostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, Dio delle generazioni che sono state e che saranno fino alla fine dei tempi, tu sei il Dio dei viventi, non degli estinti. Siamo i tuoi figli generati nel sangue del tuo unigenito Figlio, partecipi fin d’ora della sua vittoria come figli della risurrezione. Donaci energia di vita perché brilli sul nostro volto la luce del mondo futuro e la nostra parola accenda di speranza i cuori degli uomini assetati di eternità. (a.g.).

 

3. Le Opere di S. Alfonso
1758 –  Il desiderio del Paradiso
In questa terra la maggior pena che affligge le anime che amano Dio, e sono in desolazione, è il timore di non amare e di non essere amate da Dio. Ma nel paradiso l’anima è sicura ch’ella ama Dio, e ch’è amata da Dio; vede ch’ella è felicemente perduta nell’amor del suo Signore, e che il Signore la tiene abbracciata come figlia cara, e vede che quest’amore non si scioglierà mai più in eterno… Vedrà specialmente la pazienza che ha avuta Dio in sopportarla dopo tanti peccati, e le misericordie che le ha usate, donandole tanti lumi e tante chiamate d’amore.
Sempre dunque il beato godrà quella felicità, che per tutta l’eternità in ogni momento gli sarà sempre nuova, come se quel momento fosse la prima volta in cui la godesse. Sempre desidererà quel gaudio, e sempre l’otterrà: sempre contenta, sempre sitibonda: sempre sitibonda, e sempre saziata; sì, perché il desiderio del paradiso non porta pena, e il possesso
Quando dunque ci affliggono le croci di questa vita, confortiamoci a sopportarle pazientemente colla speranza del paradiso. S. Filippo Neri, essendogli offerta la dignità cardinalizia, buttò la berretta in aria dicendo: «Paradiso, paradiso».
Così parimenti ancora noi, quando ci vediamo angustiati dalle miserie di questa terra, alziamo gli occhi al cielo e consoliamoci, sospirando e dicendo: «Paradiso, paradiso».

(da Apparecchio alla Morte,  Considerazione XXIX – Del Paradiso – Punto III

Leggi tutto il Punto.


4. Vivere la settimana con la liturgia = XXXI
Settimana del Tempo Ordinario
(4-9 novembre) – Liturgia delle Ore: III Settimana.

11 Lunedì

  • San Martino di Tours, vescovo. Memoria (bianco). Guidami, Signore, per una via d’eternità. Occorrono fede e vigilanza, ci ammonisce il Signore. Un pizzico di fede per superare ogni ostacolo e tanta vigilanza per non essere di inciampo al fratello.
  • Sap 1,1-7; Sal 138,1-10; Lc 17,1-6.
  • San Teodoro Studita; Santa Marina di Omura.

12 Martedì

  • San Giosafat, vescovo e martire. Memoria (rosso).
  • Benedirò il Signore in ogni tempo. Se faremo tutto quello che ci viene chiesto senza recriminazioni saremo promossi “servi inutili”. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare, da cristiani.
  • Sap 2,23 – 3,9; Sal 33,2-3.16-19; Lc 17,7-10.
  • San Macario; San Diego.

13 Mercoledì

  • Alzati, o Dio, a giudicare la terra. Dieci lebbrosi invocano pietà. La fede nella parola di Gesù li risana. Ma uno solo sa lodare e ringraziare e ottiene la salvezza.
  • Sap 6,1-11; Sal 81,3-4.6-7; Lc 17,11-19.
  • Sant’Imerio; Sant’Agostina Livia Pietrantoni; Sant’Omobono.

14 Giovedì 

  • La tua parola, Signore, è stabile per sempre. Nel suo Figlio, Dio si è fatto presente e ha condiviso la travagliata storia dell’uomo. Il suo compimento non sarà uno spettacolare trionfo, ma l’epifania dell’amore.
  • Sap 7,22 – 8,1; Sal 118,89-91.130.135.175; Lc 17,20-25.
  • San Rufo; Santo Stefano da Cuneo; Beata Maria Luisa Merkel.

15 Venerdì

  • I cieli narrano la gloria di Dio. Cosa avverrà alla venuta finale di Cristo? Come era già avvenuto ai tempi di Noè e di Lot, si rivelerà pienamente quello che c’è nel cuore dell’uomo.
  • Sap 13,1-9; Sal 18,2-5; Lc 17,26-37.
  • Sant’Alberto Magno (m.f.); San Leopoldo il Pio.

16 Sabato

  • Ricordate le meraviglie che il Signore ha compiuto. La risposta di Dio alle invocazioni e al grido di giustizia dell’umanità è suo Figlio. Cosa troverà? Stanchezza, rassegnazione o l’accoglienza della fede?
  • Sap 18,14-16; 19,6-9; Sal 104,2-3.36-37.42-43; Lc 18,1-8.
  • Santa Margherita di Scozia (m.f.); Santa Geltrude di Helfta (m.f.).
Grande commozione per l'immagine di Papa Francesco che, prima dell'udienza generale del 6 novembre, ha abbracciato e baciato un uomo sfigurato dalla grave malattia chiamata neurofibromatosi. Il Papa si è avvicina all'uomo sfigurato dalla malattia, lo ha abbracciato, poggiando le labbra e le mani sui punti di maggior deturpamento. - Così Papa Francesco ha abbracciato lo stesso Cristo.
Grande commozione per l’immagine di Papa Francesco che, prima dell’udienza generale del 6 novembre, ha abbracciato e baciato un uomo sfigurato dalla grave malattia chiamata neurofibromatosi. Il Papa si è avvicinato all’uomo sfigurato dalla malattia, lo ha abbracciato, poggiando le labbra e le mani sui punti di maggior deturpamento. – Così Papa Francesco ha abbracciato lo stesso Cristo.

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