La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

 

Ottobre 2011, prima settimana: 2-8 ottobre

1. Vangelo della domenica 2 ottobre – XXVII Domenica T.O. – Anno A – «Darà in affitto la vigna ad altri contadini. ».
2. Aspetti della vita  – “Dov’è Dio, là c’è futuro”. Le forti parole del Papa in Germania.
3. Un incontro con S. Alfonso – L’equivoco del soprannome “peccatore”.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  3-8 ottobre 2011.
5. Curiosità calabresi del passato  =  La storia di San Foca.

1. Vangelo della domenica –  ( Mt  21,33-43)
“Darà in affitto la vigna ad altri contadini.”
 In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

La parabola dei vignaioli omicidi è di un realismo tale che potremmo considerarla come una teologia della storia.
L’omicidio è l’apogeo di una infedeltà continua, che nasconde naturalmente ingratitudine. È la storia dell’umanità e quella di ogni uomo, con i nostri limiti, le nostre ingiustizie, la nostra avarizia, le nostre ambizioni. Noi reagiamo spesso così davanti al bene che riceviamo dai nostri simili. Noi agiamo spesso così davanti alla bontà di Dio.
Siamo dei cattivi amministratori, che cominciano commettendo il grave errore di credersi padroni del regno e il minimo potere ci disturba, anche quello di Dio, assoluto ma non dominatore. Noi non ci troviamo al posto che dovremmo occupare, e ci piacerebbe vietare l’ingresso nel regno a coloro che vogliono entrarci. L’atteggiamento di Dio differisce completamente dal nostro. Ci ama allo stesso modo; ma non tollera che i suoi figli non mangino il pane che egli offre loro e che per di più si ostinino ad impedire agli altri di mangiarlo. Noi ci sbagliamo in tutto. E proprio quando ci sentiremo più sicuri, verremo privati dei nostri doni, perché non possediamo, anche se lo crediamo, alcuna esclusività.
È necessario che scopriamo Cristo come pietra angolare dell’edificio in pietre vive che è la Chiesa, alla quale siamo stati introdotti con il battesimo. Cerchiamo con coraggio di produrre frutti per raggiungere il regno dei cieli. (La Chiesa.it). 

La vigna è nella Bibbia un simbolo trasparente di Israele e della sua storia. Una storia di salvezza che si è ampliata fino a raggiungere i confini della terra. Anche di noi, uomini e donne del nostro tempo, il Signore ha fatto la sua vigna privilegiata: si prende cura di tutti e di ognuno e nulla tralascia perché portiamo frutti copiosi.
Il profeta Isaia esprime la delusione di Dio nei confronti del suo popolo: scelto per un’alleanza d’amore, per debolezza è venuto meno al patto. Anche l’uomo di ogni tempo è solito rispondere negativamente alla fiducia che Dio ripone in lui.
È la constatazione di un disagio che percorre la storia: con l’uva buona e matura la vigna potrebbe dare anche uve selvatiche e acerbe. San Paolo si augura che la comunità cristiana di Filippi risponda alle attese del Signore Gesù con fiducia, migliorando la propria condotta.
Così potrà portare frutti copiosi di opere buone. La parabola dei vignaioli (Vangelo) fa riferimento agli eventi della passione e morte del Redentore. Ci viene proposta perché non ci facciamo illusioni, rivendicando diritti di proprietà sulla salvezza che è e resta un dono di Dio.  (Domenico Brandolino, ssp in “La Domenica”). 

  2. Aspetti della vita
“Dov’è Dio, là c’è futuro”. Le forti parole del Papa in Germania.
Papa Benedetto XVI, al rientro in Italia, ha raccontato le sue emozioni della sua recente viaggio visita in Hermania: “Il recente Viaggio Apostolico in Germania mi ha offerto un’occasione propizia per incontrare i fedeli della mia patria tedesca, per confermarli nella fede, nella speranza e nell’amore, e condividere con loro la gioia di essere cattolici. Ma il mio messaggio era rivolto a tutto il popolo tedesco, per invitare tutti a guardare con fiducia al futuro. È vero, “Dov’è Dio, là c’è futuro”.
Al Presidente Federale che mi ha accolto nella sua residenza e mi ha dato il benvenuto a nome suo e dei miei connazionali, esprimendo la stima e l’affetto nei confronti di un Papa nativo della terra tedesca, ho potuto tracciare un breve pensiero sul rapporto reciproco tra religione e libertà, ricordando una frase del grande Vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler: “Come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione.”
Con alcuni rappresentanti della comunità ebraica in Germania e successivamente con alcuni membri della comunità musulmana, abbaimo convenuto circa l’importanza della libertà religiosa per uno sviluppo pacifico dell’umanità.
Durante la Santa Messa allo stadio olimpico di Berlino abbiamo meditato sull’immagine evangelica della vite e dei tralci, cioè sull’importanza di essere uniti a Cristo per la nostra vita personale di credenti e per il nostro essere Chiesa, suo corpo mistico.
E’ stato mio forte desiderio vivere un momento ecumenico ad Erfurt, perché proprio in tale città Martin Lutero è entrato nella comunità degli Agostiniani e lì è stato ordinato sacerdote. Perciò mi sono molto rallegrato dell’incontro con i membri del Consiglio della Chiesa Evangelica: una fede creata da noi stessi non ha alcun valore e la vera unità è piuttosto un dono del Signore, il quale ha pregato e prega sempre per l’unità dei suoi discepoli.
Ad Erfurt ho avuto anche occasione di incontrare alcune vittime di abuso sessuale da parte di religiosi, alle quali ho voluto assicurare il mio rammarico e la mia vicinanza alla loro sofferenza.
A Freiburg sono stato felice di vedere che la fede nella mia patria tedesca ha un volto giovane, che è viva e ha un futuro. Nel suggestivo rito della luce ho trasmesso ai giovani la fiamma del cero pasquale, simbolo della luce che è Cristo, esortandoli: “Voi siete la luce del mondo”.
Ai cattolici impegnati nella Chiesa e nella società, ho suggerito alcune riflessioni sull’azione della Chiesa in una società secolarizzata, sull’invito ad essere libera da fardelli materiali e politici per essere più trasparente a Dio.
————-
9 ottobre 2011 – Papa Benedetto XVI a Lamezia Terme e a Serra San Bruno
Leggi il programma
————-

3. Un incontro con S. Alfonso
L’equivoco del soprannome “peccatore”.
Un’ora prima della calata del sole (alle ventitrè, si diceva nel ‘700) sant’Alfonso deponeva sul tavolino la penna d’oca e mettevasi in cammino, prima a piedi, e poi divenuto artritico in carrozza. Non andava a diporto o a carpire le novità della giornata da qualche amico che frequentava Caserta o Benevento. Girava per le stradicciole di S. Agata o di Arienzo come un pietoso samaritano. Al mattino sull’altare incontro con Cristo nella Messa; a sera, dentro catapecchie, incontro con Cristo nell’anima abbandonata di qualche povero o ammalato. Erano i momenti più deliziosi della sua giornata episcopale.
A chi l’esortava di risparmiarsi rispondeva: “Che gran carità sarebbe la mia, se non mi sforzassi con qualche pena per vantaggio del prossimo? L’obbligazione del vescovo oh! quanto è più stretta di ogni cristiano e dell’ecclesiastico istesso!” L’amore è azione, ripeteva Scoto.
Il p. Mancusi riferiva al Tannoia in un biglietto che nel 1773 compì quel pellegrinaggio serotino tre volte: “Contava Monsignore gli anni settantasette, infermo anch’esso e storpio, e se non altro aggravato dal peso della vecchiaia, pur voleva girare il paese e visitare gli ammalati. Veder un vecchio convulso, col capo chino, anzi col mento puntellato sul petto, tutto tremante che per montare e smontare di carrozza, aveva bisogno non solo delle mie braccia, ma di quelle del servitore Alessio, quest’atto, dico mi sorprendeva. Io l’ho sempre stimato un atto eroico né poteva guardarlo senza versare delle lacrime”.
Le visite non erano sterili né si esaurivano in un compatimento verboso: animava da buon pastore alla pazienza, disponeva ai sacramenti, porgeva sussidi ai bisognosi: un apostolato pari a quello che svolgono con edificazione gli ascritti alle Conferenze di S. Vincenzo istituite dall’Ozanam (m. 1853).
Un giorno in Arienzo udì il suono flebile della campana che annunziava il Viatico. Monsignore subito chiese: “Chi è l’infermo che deve comunicarsi?”
Un familiare rispose: “È peccatore, Eccellenza“.
Peccatore!… S. Alfonso suppose che si trattasse di qualche uomo appellato così per gravi delitti notori.
Interrogò titubante il canonico D’Ambrosio se il famigerato morente avesse dato segni manifesti di contrizione.
Il reverendo sorrise: “È un buon uomo; “peccatore” è semplicemente un soprannome appioppatogli da un capo-scarico né si sa il motivo”.
Il vescovo non prestò fede; pensò che per calmarlo gli si fosse data a bere una celia. Per uscir dal dubbio, accidentato com’era, si trascinò alla casa dell’agonizzante. Esaminatone lo stato, trovò ch’era in realtà un cri. stiano osservante. Il Santo respirò: chiarito l’equivoco, benedisse “peccatore”, tornandosene soddisfatto all’episcopio.». (Oreste Gregorio in Monsignore si diverte, pp. 77-78).

4. Vivere la settimana con la liturgia =  (3-8 ottobre)  XXVII Settimana del Tempo Ordinario Liturgia delle Ore: III Settimana

3 ottobre (lunedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Signore, hai fatto risalire dalla fossa la mia vita. – A una società chiusa in se stessa il racconto di Giona mostra che il Dio d’Israele è anche il Dio dei pagani, fossero pure i più grandi nemici d’Israele.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Genesi 1,1 – 2,1.11; Cantico Gn 2,3-5.8; Luca 10,25-37.
  • – Santi di oggi  =  San Gerardo di Brogne; Santa Candida; San Dionigi Areopagita.

 4 ottobre (martedì) – Colore liturgico bianco.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Tu sei, Signore, mia parte di eredità. – San Francesco, dopo una gioventù spensierata, si convertì per servire Gesù che aveva incontrato nei poveri e nei diseredati.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Galati 6,14-18; Salmo 15,1-2.5,7-8.11; Matteo 11,25-30.
  • – Santi di oggi  =  San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.- San Petronio.

5 ottobre (mercoledì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Signore, tu sei misericordioso e pietoso. – La preghiera del “Padre nostro”. “Abbà, Padre”. L’audacia di Abramo è superata dall’audacia di Gesù, il Figlio di Dio.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Genesi 4,1-11; Salmo 85,3-6.9-10; Luca 11,1-4.
  • – Santi di oggi  =  anta Faustina Kowalska; Beato Bartolo Longo.

6 ottobre (giovedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =   Beato l’uomo che confida nel Signore. – Pregare e fare il bene non sono cose inutili, come spesso si sente dire; è volgendo lo sguardo a Dio e illuminati dallo Spirito che si coglie il senso di tutto questo.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Malachia 3,13-20a; Salmo 1,1-4.6; Luca 11,5-13.
  • – Santi di oggi  =  San Bruno; Santa Fede; Sant’Ivo; Beata Maria Rosa Durocher

 7 ottobre (venerdì) – Colore liturgico bianco.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il Signore governerà il mondo con giustizia. – Il profeta prende spunto dalle calamità naturali per invitare alla riflessione, alla preghiera, alla conversione e alla penitenza.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Atti 1,12-14; Salmo Lc 1,46-55; Luca 1,26-38
  • – Santi di oggi  =  Maria Vergine del Rosario. Memoria – Santa Giustina; Sant’Augusto.

8 ottobre (sabato) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Gioite, giusti, nel Signore. – Non è importante per il cristiano essere laico, religioso, o consacrato, ma che creda alla parola di Dio, la mediti e la metta in pratica.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Gioele 4,12-21; Salmo 96,1-2.5-6.11-12; Luca 11,27-28.
  • – Santi di oggi  =  Santa Pelagia; San Felice; Sant’Ugo.

5. Curiosità calabresi del passato
La storia di San Foca

Santu Foca chi era a l’infedeli,
Ed era di la curti bon sordatu,
Lasciau la curti e cominciau a patiri,
E di nostru Signuri fu toccatu.
E Foca vozzi fari lu giardinu
E tutti l’olimenti avìa jantatu
E avìa jantatu fogli e petrusinu,
Tenia lu Paradisu rigistratu,
A genti ndi passava di cuntinu
Dava a mangiari e non vulìa pagatu.

Poi subitu schiopparu sei sordati:
“A genti, a duvi jati a ‘sti pendini?”
“Cercamu a Foca e non lu canuscimu,
Quarchi ‘ndirizzu ndi potiti dari”?
“Si vi fermati sincu a lu matinu
Quarchi ‘ndirizzu vi porìa dunari.
Ccà nc’esti di mangiari e di mbivìri
Puru lu vostru lettu a riposari”.

Dinari ndi cacciari ‘nu gurzuni,
A Santu Foca volìanu pagari ;
E la matina quandu a jornu escìa:
“Duv’è i’amicu chi nd’aviti a dari?”
“E’cussì si mi voliti, ju vicinu:
Iu sugnu Foca si vi fici mali”.
Chìji sordati quantu stupidure ,
Unu cu l’atru si misiru a guardari:
“Nui a chistu di chi modu lu tradimu,
Ca ndi dunau di mbìvari e mangiari?”

Poi lu trattare di cosi civili
E cu lu maccaturi lu ligarù.
“Ligàtimi si mi aviti di ligari,
Pe’ mia nommu nd’aviti richiamari!”
Poi quandu furu a la cità di canto,
Là ebbi tri uri di turmentu;
A li mani nci misaru li ‘guanti,
A li cinturi catini e ferramenti.
‘Na scura fossa vozzaru cavari,
A Santu Foca volìanu atterrari.

Dettare li bandi di li salamidi,
Tutta la sortita di l’animali
Poi ci nd’era unu lu cchiù maggiuri,
Santu Foca lu tenia a li mani
Cu la lingua nci stujìa li suduri,
E cu la testa lu venia a lavari,
E tutta la città lu girijava,
E tutti li miraculi scriviru.
E jà a lu santu Papa lu levare.
Miraculi di Foca chi bidire.
Mbiatu cu’ porrìa jiri a Francavilla
C’ havi a Santu Foca ped’ abbucatu. (4018)
(Vallelonga)

Raffaele Lombardi Satriani
In “Canti popolari calabresi” Volume IV
Napoli, Eugenio De Simone editore, 1933

Condividi l'articolo