Attualità

La difficile battaglia per conquistare l’ambito podio “in re ipsa”

Posta nel cuore della Calabria, l’antica e storica cittadina

E’ ormai arcinoto che Tropea è una delle mete di villeggiatura più ambite in Italia ed è visitata ogni anno anche da molti turisti stranieri


Oggi, a posteriori, con l’animo e la mente scevri da condizionamenti psicologici, passionali, emotivi è possibile fare una serena riflessione su un sogno che si è avverato diventando realtà: Tropea borgo più bello d’Italia 2021. La difficile battaglia per conquistare l’ambito podio, diversamente da quanto enfaticamente sostenuto, è da ascrivere non certo all’azione dell’amministrazione comunale i cui meriti e l’impegno profuso non sono stati tali da determinarne la vittoria. Il successo di Tropea è “in re ipsa”, nella sua unicità, nella sua superba bellezza, nella sua storia millenaria, nell’ospitalità della sua gente, non di certo per i presunti pregi e il valore dell’amministrazione comunale che essendo notoriamente esigui non hanno costituito un valido banco di prova, né criterio di valutazione importante da parte dei telespettatori votanti, né da parte della giuria di esperti.
E’ ormai arcinoto che Tropea è una delle mete di villeggiatura più ambite in Italia ed è visitata ogni anno anche da molti turisti stranieri. Posta nel cuore della Calabria, l’antica e storica cittadina, arrampicata sulle alte rocce, si specchia superba in un mare di colore smeraldo, geloso dei suoi immutabili riflessi. Oltre alle sue doti naturali, Tropea non può tuttavia vantare di essere un centro turistico qualificato e preparato ad accogliere migliaia di ospiti che non intendono vivere solo di mare, sole, pizze e gelati, ma desiderano trascorrere il loro tempo libero in modo più costruttivo e intelligente.
Mancano programmi interessanti che riguardano la cultura, il folklore, gli interscambi e i confronti professionali e, soprattutto, manca la spinta al risveglio di una coscienza umana e sociale più disponibile a tutte quelle esigenze che il nostro tempo richiede : una maggiore cura del territorio e delle spiagge in particolare, incontri d’arte e competizioni sportive, meeting di musica varia, una valorizzazione più convinta dell’ambiente naturale circostante che possa coinvolgere i visitatori inducendoli ad entrare nell’anima stessa delle tradizioni. Dalla storia al costume, dai prodotti locali alla gustosa cucina calabrese, ma non solo questo.
In uno splendido panorama verde rigoglioso scoprire luoghi suggestivi e caratteristici come Zungri con le sue antiche grotte medievali, l’imponente affaccio di Capo Vaticano avvolto nel mistero delle sue antiche leggende, il vecchio borgo di Ciaramiti dove è possibile ascoltare il canto del vento, le verdi colline di Drapia ricche di centenari ulivi con le loro ondeggianti chiome argentate, l’altopiano di Monte Poro punteggiato di verdi campagne a testimonianza della sua tradizionale economia agricola con prodotti di eccellenza, come il pecorino e la nduja di Spilinga e tanti altri luoghi pervasi da un sottile fascino a volte intimo, a volte discreto, a volte aspro e selvaggio.
Tropea ha vinto e si è aggiudicata il meritato riconoscimento in virtù che essa non è da considerare un semplice borgo ma un luogo in cui poter vivere un territorio eterogeneo, articolato, incastonato in un ambiente ecologico la cui posizione storica e geografica ne connota le sue meravigliose peculiarità. Se tutto ciò è valso ad insignire la Perla del Tirreno dell’importante trofeo, tuttavia non è stato sufficiente a scongiurare la sonora bocciatura di Capitale Italiana della Cultura 2022, a dispetto di una serie infinita di annunci propagandistici e ad una enorme diffusione mediatica caratterizzata da voli pindarici, insulsa retorica e una dose abnorme di demagogia. L’amministrazione comunale per l’occasione, unitamente a tanti laudatores in servizio permanente effettivo, ha chiosato che Tropea era in possesso di tutti i requisiti per diventare Capitale della Cultura 2022. Era vero! Peccato però che era e continua ad esserlo priva delle risorse umane necessarie per renderli attuali, nè poteva vantare una èquipe che avesse i titoli per realizzare quanto declamato.
Una politica all’insegna della cultura, difatti, non può essere fatta con chiunque, essa deve essere il prodotto di uno straordinario lavoro di squadra che non deve essere assevita al capo di turno.ma formata di competenze alte e dotata di autonomia intellettuale in grado di suggerire apporti creativi finalizzati ad un serio e concreto programma di sviluppo socio-culturale. Tutto ciò se non è stato in alcun modo ostativo in relazione alla designazione di Tropea borgo dei borghi 2021, lo è stato invece drasticamente per la designazione di Tropea Capitale Italiana della Cultura 2022. Mentre i criteri fondamentali per la valutazione e la scelta del borgo più bello d’Italia vertevano in modo esclusivo sulla bellezza paesaggistica, sulla esaltante storia millenaria, sul suo irresistibile e prestigioso fascino, le norme di giudizio e di valutazione per la scelta della città Capitale della Cultura 2022 vertevano peculiarmente sul complesso di usi, costumi, tradizioni della città, in una parola sulla cultura. Che cos’è la cultura se non lo strumento di educazione e di formazione di una comunità indirizzato verso una inclusione sociale e caratterizzato da una visione di insieme necessaria alla costruzione di una diversa e migliore realtà socio-politica?
Non è sufficiente quindi annunciare palingenesi epocali e ricette miracolose allorquando dietro la patina vellutata che si tenta ancora oggi di mostrare emerge una conduzione che non sa operare alcun rilancio strutturale, offende i cittadini che pagano sulla loro pelle i guasti di una politica fatta solo di esternazioni, di proclami che possono sedurre solo gli sprovveduti e gli ottimisti più disincantati. La rivoluzione culturale propugnata non può essere il frutto illusorio di una fantasia alterata, il sogno di una notte di mezza estate, né per essere realizzata è sufficiente un bel centro storico a discapito di periferie in assoluto degrado, un mare verde smeraldo, la dolce cipolla, etc…, ma il prodotto di un insieme di progetti e di iniziative di alto profilo politico, sociale, culturale per promuovere l’educazione alla legalità e al rispetto delle istituzioni, per incrementare la lotta alla criminalità, per la tutela dell’ambiente e per la formazione di una sensibilità ecologica, per sostenere l’arte e il folklore, per la tutela del diritto alla salute attraverso il potenziamento di strutture sanitarie territoriali e ospedaliere, per rimettere in sesto la scuola.
Tutto questo è cultura! Lo sa meglio di qualunque altro il parigino prof. Veneziani, strenuo difensore della millenaria storia di Tropea oltre che strenuo difensore della sua bellezza paesaggistica, folgorato, speriamo “gratis et amore dei”, dalla Perla del Tirreno. Mentre i politici di rango pensano solo a quello che possono realmente dare, i politici in erba come i nostri pensano solo ad elucubrarsi mentalmente, a sciogliersi in brodo di giuggiole, a crogiolarsi nel marasma della loro stessa insussistenza e nel fittizio entusiasmo. Chi si loda si imbroda! Si ritorni con i piedi per terra e si consideri realisticamente che la vittoria conseguita non è nient’altro che un premio di consolazione,un valore aggiunto, una marcia in più che consente a questo lembo di Magna Grecia di far nascere ed aumentare in chiunque il desiderio non solo di ritornare, ma anche di vantare la Calabria e la stupenda Tropea, pronta così ad un turismo per ogni stagione.

(Ex Direttore Sanitario P.O. Tropea)
Dr. Tino Mazzitelli

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Comunicato Stampa
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