Si è tenuto a Tropea presso l’Auditorium Santa Chiara il 14 novembre 2025
Promosso dalle associazioni “Alexandra”, “La Strada”, “La Congrega dei Bianchi di San Nicola”, la rivista “Parva Favilla”, con il patrocinio del Comune di Tropea e dell’Istituto d’Istruzione Superiore P. Galluppi

Una sala partecipata e attenta di studenti e cittadini, ha accolto i relatori e le istituzioni presenti, tra cui l’On. Dalila Nesci ed il Dirigente Scolastico Prof. Nicola Cutuli.
Ad aprire l’incontro è stato Giuseppe Maria Romano, Priore della Congrega dei Bianchi di San Nicola, seguito dai saluti istituzionali portati da don Piero Furci, nuovo Vicario Generale della Diocesi di Mileto–Nicotera–Tropea, in rappresentanza del Vescovo Mons. Attilio Nostro.
Il presidente dell’associazione “Alexandra”, l’avvocato Emanuele Giudice, ha offerto un’ampia riflessione sul rapporto tra diritto e valore della vita, evidenziando come il tema della “sacralità” non sia affatto estraneo alla cultura giuridica. Giudice ha, infatti, ricordato che il diritto alla vita è “costitutivo dell’essere umano e preesiste al legislatore”, il quale – come sancito dall’articolo 2 della Costituzione Italiana – non crea tali diritti, ma li riconosce come inviolabili. Ha poi evidenziato una tendenza contemporanea a relativizzare questo diritto, generando ambiguità nel dibattito pubblico.
Ha analizzato la normativa su consenso e disposizioni anticipate di trattamento e i più recenti interventi della Corte costituzionale in materia di aiuto al suicidio. La Consulta ha introdotto una causa di non punibilità a fronte di quattro condizioni: decisione libera e consapevole; patologia prossima alla morte; sofferenza fisica o psichica insopportabile; dipendenza da trattamenti sanitari di sostegno vitale.
Giudice ha richiamato anche il tema della “doverosità della vita” attribuito troppo semplicisticamente alla cultura cattolica, lasciando aperta una riflessione su ciò che permane indisponibile nella dimensione giuridica ed etica dell’esistenza.
Il medico oncologo Giuseppe Gabrielli, presidente dell’associazione “La Strada”, ha posto al centro dell’attenzione il valore delle cure palliative previste dalla legge 38/2010, fondamentali per pazienti cronici, terminali o affetti da malattie inguaribili.
Ha evidenziato come l’accompagnamento debba coinvolgere non solo il paziente, ma anche il caregiver, inserendo la persona in una rete di sostegno sanitario, psicologico e spirituale.
Richiamando la legge del 2017, Gabrielli ha chiarito la distinzione tra il rifiuto dell’accanimento terapeutico – definito come eutanasia passiva, consentita dall’ordinamento – e l’eutanasia attiva o assistita, non prevista dalla legislazione italiana. Ha ricordato inoltre che il 63% degli oncologi sarebbe favorevole ad aperture solo dopo l’insufficienza delle cure palliative.
Toccante il passaggio dedicato alla dignità del morire, descritta come la possibilità di avere accanto persone che ricordino al malato il suo valore “fino all’ultimo istante”. Gabrielli ha sottolineato la necessità di potenziare la rete degli hospice, sia per adulti sia per i malati pediatrici.
A concludere il convegno è stato Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Ionio e Vicepresidente della CEI, che ha intrecciato prospettive spirituali, antropologiche e sociali. Rievocando il filo della sua pastorale “Tu sei atteso. Parole a chi soffre nel silenzio”, ha richiamato la necessità di recuperare un concetto di libertà non ridotto all’autodeterminazione assoluta, ma sempre speculare alla responsabilità. Ha distinto il tempo del kronos da quello del kairos, interpretando quest’ultimo come l’irruzione di Cristo nel senso nella storia.
Savino ha denunciato le contraddizioni della contemporaneità: un mondo lasciato alle nuove generazioni con debiti ambientali ed economici, un diritto alla salute spesso non garantito, una classe dirigente “troppo distante dalle esigenze reali”.
Ha poi messo in luce l’apparente scollamento tra fede e cultura in Calabria, dove una religiosità diffusa non sempre si traduce in cambiamento sociale, anche a causa dei meccanismi di controllo sociale delle mafie.
Sul tema del fine vita, il Vescovo ha ribadito che la vita è “un dono indisponibile”, invitando però a trovare posizioni di convergenza sui confini di “senso” più che su quelli “biologici”. La fragilità umana, ha affermato, deve condurre a scelte di responsabilità etica: “La domanda di Dio a Caino – ‘Dov’è tuo fratello?’ – interpella anche noi. L’indifferenza è la radice del declino della fraternità”.
Savino ha indicato una “terza via” tra accanimento e abbandono terapeutico: un approccio globale, olistico, capace di integrare dimensione clinica e spirituale, affinché la cura resti sempre un gesto di umanità.
A moderare l’incontro è stato Pasqualino Pandullo, giornalista e direttore di Parva Favilla, che ha guidato un dialogo serrato e approfondito tra le varie prospettive.
E’ stato dato spazio alle domande di alcune studentesse ed interventi dal pubblico con la repliche di Mons. Savino e dell’Avv. Giudice.
Il convegno si è chiuso con l’apprezzamento del pubblico e delle istituzioni presenti. La partecipazione dell’On. Dalila Nesci ha ulteriormente evidenziato la rilevanza sociale e politica del dibattito.
Un incontro ricco, capace di intrecciare saperi diversi e di riportare al centro una domanda fondamentale: come custodire la dignità dell’uomo nel momento più fragile e più vero della sua esistenza.




