Laboratori di vita, non di morte

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Laboratori di vita, non di morte.

– L’idea che comunemente abbiamo di un laboratorio è quella che produca aiuti per migliorare la vita, non di creare strumenti di morte. E purtroppo la intelligenza dell’uomo, priva di una etica primordiale, da sempre – a volte – si mette a servizio della morte.
– La vicenda del coronavirus, da una parte sta allarmando tutti i paesi del mondo, dall’altra chiede ancora chiarimenti. Infatti è ancora oscura la fonte da cui è nato il virus. Dopo l’ipotesi che secondo la versione ufficiale della Cina l’epidemia si sia sviluppata nel mercato del pesce di Wuhan, sono in molti a chiedersi se lo scoppio dell’attuale virus sia invece frutto di un incidente in laboratorio, una fuoriuscita del virus da quel laboratorio di Wuhan.
– Non sta a noi dare risposte. Ma solo ricordare, senza se e senza ma, che l’uomo è chiamato a favorire la vita e non la morte. – Quante belle storie di scienziati, di medici ci potrebbero incoraggiare a fare la scelta giusta. – E’ il caso di Sir Alexander Fleming (1881–1955) , biologo e farmacologo britannico. Scopritore della penicillina, ricevette il Premio Nobel per la medicina nel 1945. Pochi conoscono la storia che portò suo padre a venire in contatto con Lord Randolph Henry Spencer Churchill (1849–1895), papà del celebre statista Winston, e della bella fortuna uscita da questo incontro. Una bella storia da conoscere..

Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese.
♦ Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d’aiuto venire da una palude vicina. Immediatamente lasciò i propri attrezzi e corse alla palude. Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra, c’era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.
Il fattore Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.
♦ Il giorno dopo una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato e gli disse:
“Vorrei ripagarvi: avete salvato la vita di mio figlio”.
♥ “Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto” replicò il contadino scozzese rifiutando l’offerta.
♦ In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.
Il gentiluomo chiese: “E’ vostro figlio?”
– “Si” rispose il padre orgoglioso.
“Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio. Se il ragazzo somiglia al padre, non c’è dubbio che diventerà un uomo di cui entrambi saremo orgogliosi”.
E così accadde.
♦ Il figlio del fattore Fleming frequentò le migliori scuole dell’epoca, si laureò presso la scuola medica dell’ospedale St.Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.
♦ Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite. Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita.
♥♥ Il nome del gentiluomo era lord Randolph Churchill e quello di suo figlio sir Winston Churchill.

Fare il bene paga sempre, anche se con ritardo.
Dio non dimentica colui che fa del bene al suo prossimo.

I grandi scienziati furono anche grandi anche perché indicarono all’uomo che è chiamato a favorire la vita e non la morte. – Lo scopritore della penicillina, sir Alexander Fleming, era figlio di un povero fattore. Per un gesto di bene disinteressato del suo papà, poté studiare nelle migliori scuole e arrivare a diventare Premio Nobel per la medicina nel 1945. Una bella storia. Dalla vicenda del coronavirus che ci sta facendo vedere storie di eroismo del personale sanitario, ci aspettiamo che anche i ricercatori nei laboratori facciano la scelta per la vita, come sir Alexander Fleming fece con la sua penicillina.

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