Le altalene della speranza

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Le altalene della speranza.

Nei giorni scorsi ha rallegrato l’opinione pubblica internazionale la vista delle altalene che oltrepassano la barriera metallica posta tra Messico-Usa.
– Di colore volutamente rosa, le altalene fanno netto contrasto col metallo della barriera messa a impedire l’ingresso “massiccio e illegale” dei migranti. C’è quindi una creatività, applicata in questo caso all’architettura, che indica come si possano superare i confini reali.
– Se la “invenzione” delle altalene è una indicazione per affrontare meglio il grande problema della immigrazione, per ora restano come segno che si possono ricostruire legami attraverso il gioco.
– L’idea di due architetti statunitensi: “Il muro è diventato un fulcro per le relazioni tra gli Stati Uniti e il Messico: le azioni che hanno luogo da una parte hanno una conseguenza diretta dall’altra parte.
Si può dividere o si può unire.

Il rosa delle altalene che contrasta con il metallo della barriera, l’entusiasmo dei bambini che si oppone alla disperazione delle persone migranti, le cui speranze restano bloccate dietro a una frontiera diventata muro, per alcuni al confine tra Stati Uniti e Messico.
♦ È stato l’ingegno creativo di due architetti statunitensi a ribaltare la nostra usuale visione del mondo, fatta di barriere insuperabili, per alcuni, mostrando come si possano creare legami e relazioni anche gioiose da un lato all’altro del confine militarizzato.

♦ Blindare il confine tra Stati Uniti e Messico è una delle promesse incompiute di Trump dalla campagna elettorale del 2016. Sabato scorso era arrivata anche l’autorizzazione dalla Corte Suprema a impiegare altri 2,5 miliardi di dollari per la costruzione di un tratto di 160,9 chilometri, ma va ricordato che la realizzazione del muro lungo tutta la frontiera meridionale degli States verrebbe a costare una somma ben più alta, almeno 21 miliardi.
♦ E proprio su questo pezzo di muro – su cui la politica Usa è incagliata da gennaio e non lontano da dove papa Francesco era stato in visita nel 2016 – sono state installate una decina di altalene progettate da due professori della California: Ronald Rael, professore di architetto all’Università della California, Berkeley e Virginia San Fratello, professore associato di design all’Università di San Jose State.
L’idea spiegata già in un libro nel 2009 è diventata realtà solo a luglio di quest’anno quando si è deciso di metterla in pratica a Ciudad Juárez, in Messico.
Sul suo account Instagram l’architetto Rael ha condiviso il suo entusiasmo per questo momento di gioia e solidarietà con delle foto e un video:
“Il muro è diventato un fulcro per le relazioni tra gli Stati Uniti e il Messico: le azioni che hanno luogo da una parte hanno una conseguenza diretta dall’altra parte. Per quanto si possa provare a dividere”.

Le altalene rappresentano un segno tangibile e colorato di come sia possibile connettere bambini e adulti di entrambi i Paesi, di come si possano ricostruire legami comunitari anche in mezzo a una barriera metallica.

(fonte: cf Avvenire.it, 30 luglio 2019).

Nei giorni scorsi ha rallegrato l’opinione pubblica internazionale la vista delle altalene che oltrepassano la barriera metallica posta tra Messico-Usa. Do colore volutamente rosa, le altalene fanno netto contrasto col metallo della barriera messa a impedire l’ingresso “massiccio e illegale” dei migranti. Una creatività applicata in questo caso all’architettura, che indica come si possano superare certi confini reali. L’idea di due architetti statunitensi: “Il muro è diventato un fulcro per le relazioni tra gli Stati Uniti e il Messico: le azioni che hanno luogo da una parte hanno una conseguenza diretta dall’altra parte. Si può dividere o si può unire.

 

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