Le memorie… di Vincenzo Fazzari

Le testimonianze raccolte dal figlio Franco

Fu maestro di cappella della Cattedrale di Tropea dal 1942 al 2010

Vincenzo Fazzari  - foto Libertino
Vincenzo Fazzari – foto Libertino

Mio padre Vincenzo Fazzari, nato a Tropea nel 1922 e morto nel 2010, maestro di cappella della Cattedrale di Tropea dal 1942 al 2010, dopo la sua morte ha lasciato oltre alle sue composizioni, alcuni scritti riguardanti la sua vita.
Tra questi, quelli che hanno destato di più la mia attenzione sono le notizie su mio nonno materno, il Maestro di banda Antonio Polistena, nato a Tropea nel 1871 e morto nel 1937, e di qualche altro personaggio.
Il maestro Polistena era suocero di mio padre che, nel 1947, aveva sposato l’ultima sua figlia Gemma. Tra gli scritti ho trovato due foto: una ritrae il complesso bandistico città di Tropea che si esibiva nei primi del ‘900 (tra il 1905 ed il 1915 circa), diretto da mio nonno, e l’altra rappresenta il Maestro con la divisa di colonnello di cavalleria, uniforme che indossavano i membri del complesso. La banda ha operato solo per pochi anni perché verso il 1912, il Maestro venne colpito da due gravi infermità: la cecità, che gli permise comunque di dirigere, e l’immobilità, causata da una caduta che lo costrinse su una sedia a rotelle.
In conseguenza di ciò, la sua carriera artistica volse definitivamente al termine.

Il Maestro AntonioPolistena
Il Maestro Antonio Polistena

Da giovane aveva avuto la fortuna di studiare musica al Filangeri di Vibo Valentia, oggi Convitto Nazionale, sotto la guida del grande maestro e compositore siciliano Amedeo Vella (Naro, 28 agosto 1839 – Vibo Valentia, 5 luglio 1923).
Il maestro Vella a solo 11 anni, in seguito alla morte prematura di sua madre, compose una marcia funebre memorabile dal titolo “Una lacrima sulla tomba di mia madre“, che ebbe subito un successo enorme tanto che tutt’oggi viene eseguita dalle bande sia nei funerali che per accompagnare Gesù morto nelle processioni della Settimana Santa, come accade ancora a Tropea.
La marcia del Vella ha accompagnato il giorno dei funerali anche il feretro del I re d’Italia Vittorio Emanule II.
Tali notizie mio padre le ha apprese dal futuro suocero, frequentando da giovane la sua famiglia. Lo ascoltava con interesse; infatti, a soli di 12 anni studiava pianoforte sotto la guida del conte Scrugli mentre era componente della banda municipale di Tropea della quale, nel frattempo, era divenuto direttore il Maestro Giuseppe Teodoro, di cui mio padre, a distanza di 60 anni, ha trascritto una composizione degli anni ‘30 per tutti gli strumenti; si tratta di una marcia militare dal titolo “un saluto a Tropea”.
Ritornando alla vita di mio nonno, questi divenne uno degli allievi prediletti del Vella, specializzandosi in breve tempo sullo strumento a fiato, il flicorno soprano sib e acquisendo da lui l’arte della composizione e della direzione di banda. Nel 1891 durante il servizio militare, in seguito ad un concorso molto selettivo, entrò a far parte della presidiaria banda di Alessandria. Tornato a Tropea, nel 1902 sposò Antonia Negro, dalla quale ebbe 4 figli: 3 femmine, Menitta, Amalia e Gemma, mia madre ed un maschio di nome Luigi, morto all’età di 17 anni di meningite.
Oggi, a Tropea, oltre a me e mia sorella Mimma, vivono altri nipoti del Maestro: Antonietta, Antonio, Mimmo e Giuseppe Mazzitelli, figli di Amalia. Mio nonno, verso il 1905, formò una banda musicale che, fin dalle prime uscite, dimostrò il suo valore e la sua eco varcò le mura di Tropea, riscuotendo in tutta la Calabria grandi successi.
La cosa che più attirava la gente era il fatto che, il maestro, oltre a dirigere, si esibiva come solista con il suo flicorno soprano sib. Tropea aveva già una prima banda e con l’aggiunta di questa seconda visse anni di grande fulgore musicale.

Il Complesso Bandistico "Città di Tropea" in una foto del 1906
Il Complesso Bandistico “Città di Tropea” in una foto del 1906

Le due bande erano antagoniste e si contendevano la supremazia. Si esibivano il Giovedì e la Domenica nel palco stabile esistente a Tropea. Ogni tanto, durante le esibizioni della banda, il Vella veniva ad ascoltarlo. In tali occasioni, Polistena gli cedeva la direzione della banda, mentre lui, con grande senso di umiltà, si collocava tra i musicanti. La banda del Polistena aveva come Presidente Saverio Lorenzo, padre del grande pittore tropeano Albino Lorenzo. Il Presidente Lorenzo, esperto di musica, avendo anche lui studiato al Filangeri e, tra l’altro era grande appassionato di fotografia.
Tra le sue foto ha lasciato anche testimonianze della banda. Dopo la sua morte avvenuta negli anni ‘60 del secolo scorso, mio padre riuscì a recuperare le due foto di cui sopra. Mio padre, oltre che da suo suocero Polistena, le notizie ivi trascritte le ha riportate dal grande musicista e compositore sacerdote Don Giosuè Macrì ( Limbadi 1983 – 1964), col quale ha avuto la fortuna di intrattenere un rapporto di grande amicizia.
Gli incontri tra mio padre ed il sacerdote Macrì avvenivano nel seminario vescovile di Tropea, dove spesso i due si trovavano ad eseguire all’organo pezzi di musica sacra a quattro mani. Un episodio che commosse Macrì fu l’esecuzione da parte della banda di mio nonno che si trovava a Limbadi per i festeggiamenti in onore di San Pantaleone, Patrono di Limbadi– 27 luglio di un inno dedicato a San Pantaleone, composto dallo stesso Macrì e consegnato nelle mani del Polistena appena due giorni prima della processione del Santo.
Il grande Sacerdote, dopo aver ascoltato il suo inno tradotto in musica in così breve tempo, si commosse al punto da scoppiare in lacrime, recandosi ad abbracciare Polistena e ringraziarlo.
Quello che ho riportato sopra, sono solo una minima parte degli scritti di mio padre, dove vengono citati altri grandi artisti, veri talenti, che pur avendo vissuto una vita umile, l’hanno riempita di infinite virtù.

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