L’ultimatum del vescovo alla Fondazione “Natuzza Evolo”

Chiesta in comodato d’uso la “La Grande Chiesa”

Il Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo, invia una lettera aperta all’ente morale di Paravati e ai cenacoli di preghiera


E’ da più tempo ormai che viene pressantemente invocata la CONSACRAZIONE e la conseguente APERTURA al culto della CHIESA “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, di cui codesta Fondazione, “ente ecclesiastico civilmente riconosciuto”, munita di personalità giuridica privata, risulta proprietaria. Trattandosi di edificio di proprietà privata, ma comunque destinato al culto pubblico ed alla pastorale, regolarnentato tra l’altro dall’art. 831 del Codice Civile, e fermo restando quanto è stabilito nel Can. 1213 del Codice di Diritto Canonico, secondo cui “Nei luoghi sacri l’Autorità ecclesiastica esercita liberamente i suoi poteri e i suoi uffici”: volendo rispondere alle attese e alle richieste più volte manifestate sia da codesta Fondazione, sia dai Cenacoli di Preghiera, meritevoli entrambi di aver curato con generosità e con libere offerte di tutti la costruzione della chiesa sopra ricordata, secondo i “desiderata” di Mamma Natuzza, al fine di assicurare la naturale e canonica destinazione a tutto il complesso chiesastico quale luogo di culto pubblico nel rispetto delle norme canoniche, per nome e per conto della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, di cui sono legale rappresentante, CHIEDO A CODESTA FONDAZIONE DI AVER ASSEGNATA IN COMODATO D’USO GRATUITO PER LA DURATA DI 99 ANNI TACITAMENTE RINNOVABILI LA CHIESA “CUORE IMMACOLATO DI MARIA RIFUGIO DELLE ANIME” SITA IN PARAVATI DI MILETO.
Da parte della Diocesi ci sarà l’impegno non solo a procedere alla sua sollecita Consacrazione, ma anche a costituirla, salvi i tempi canonici necessari, in Rettoria, in vista della sua successiva elevazione a Santuario Diocesano, non appena detto Comodato d’uso sarà regolarmente registrato con Atto Notarile con le eventuali clausole da pattuire tra le parti. A riguardo poi dello Statuto, visto che, malgrado i tentativi fatti in questi anni, si continua a ritenerlo “intoccabile” e da non dover in nessun modo modificare, la Fondazione, essendo di fatto senza più riconoscimento canonico ormai dal l° agosto 2017, in piena libertà e responsabilità, se crede, potrà conservarselo nell’attuale forma, chiaramente purificato dei riferimenti ad attività di culto e di pastorale, provvedendo, in tempi brevi, ad un suo nuovo riconoscimento solo civile e con una diversa identità giuridica consentita dal Codice civile. Per venire incontro e facilitare il perfezionamento da parte della Fondazione di queste nuove procedure civili, la Diocesi, prima di provvedere come suo dovere alla trasmissione al Ministero di un nuovo decreto di revoca, è disposta a ritardare i tempi perchè la predetta trasformazione possa tecnicamente prodursi senza conseguenze soprattutto finanziarie. Questo vuole essere un ulteriore gesto di buona volontà e di attenzione perchè codesta Fondazione possa continuare, stavolta solo civilmente, la sua attività sociale senza rischiare di perdere i diritti e le acquisizioni governative fm qui godute.
Qualora poi la richiesta e la proposta non dovessero essere accolte, nel rispetto della vostra libera volontà di non aderire alle modifiche da me richieste allo Statuto e quindi di non voler regolamentare in nessun modo i rapporti tra Fondazione e Diocesi per la cura pastorale e del culto della chiesa, mi vedrò costretto ad attivare, senza altre perdite di tempo, le procedure per la revoca definitiva alla Fondazione della qualifica di “religione e culto” e di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, con le prevedibili conseguenze anche civilistiche. In questa malaugurata ipotesi, sarete voi ad assumervi davanti ai Cenacoli, ai figli spirituali di Natuzza ed all’opinione pubblica tutte le responsabilità per quanto riguarda le possibili ripercussioni anche sul patrimonio in vostra dotazione. Anche se il provvedimento potrà non piacere, mi dispiace dirlo, ma in questa situazione di stallo e soprattutto in mancanza dopo oltre 3 anni e mezzo di una pur minima e manifesta volontà di trovare una soluzione più ecclesiale al problema, peraltro di recente raccomandatavi anche dal Card.
Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione del Clero, ed ancora prima da altri Dicasteri centrali Vaticani, ritengo che non ci sia altro da fare. In piena autonomia di giudizio e di scelta e quale tentativo estremo di assicurare al progetto e all’opera di Natuzza la giusta dimensione ecclesiale e sociale, mentre attendo un vostro sollecito riscontro, non oltre la fine di questo mese di giugno, porgo a tutti i più cordiali ossequi.

Il PDF della Lettera

LetteraapertaFondazione10-06-2019

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