O re o cuoco, quello è lo stipendio.

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

O re o cuoco, quello è lo stipendio.

Può sembrare una provocazione; anzi lo è. Perché c’è un crescendo nella comprensione di Dio. Siamo abituati a capire così: «Dio è giusto e renderà a ciascuno secondo le sue opere» (cf Romani 2,6). Cioè darà a ognuno come essi meritano: premio o castigo, supponendo una buona o una cattiva volontà dell’uomo.
Ma quando la buona volontà c’è sempre, ci sarà un aumento di premio? La risposta la cogliamo nella parabola degli operai mandati dal padrone nella vigna (Mt.20,1-16). Alla fine ricevono tutti la stessa paga.
– Per noi non è facile accettare che operai chiamati al lavoro a ore diverse vengano pagati poi allo stesso modo. E ciò può disorientarci. E’ possibile che Dio ricompensi allo stesso modo chi ha lavorato l’intera giornata e chi ha lavorato un’ora soltanto?
– Ed ecco il dato nuovo: ciò che conta per Dio non è quanto o cosa facciamo, ma l’amore con cui facciamo le cose. Chi ama, già vive già  il proprio premio, ed è contento di condividerlo con tutti gli altri. E’ la logica del Paradiso, che il “buon” ladrone rubò all’ultimo momento! Una cosa tutta nuova.

Un re in incognito.
♦ Una volta, un re, accompagnato dal suo seguito, si recò in un posto lontano dalla sede del regno.
Fece diversi giorni di viaggio.
All’arrivo, stanco delle tante cerimonie e dei protocolli di benvenuto, decise di fare un giro da solo, attraverso i locali del palazzo.
Si liberò dei suoi abiti regali e se cominciò a girare senza una meta precisa.
Quando arrivò in cucina, chiese al cuoco:
– Tu, quanto guadagni?
♦ L’uomo, che non sospettava che l’uomo fosse il re, rispose:
– Guadagno tanto quanto il re.
Il re non capì la risposta, Riprese:
– Cosa vuoi dire? Vuoi paragonare il tuo lavoro di arrostire i polli con quello del re che gestisce gli alti destini del regno?
Rispose il cuoco:
– Il servizio può essere diverso, ma lo stipendio è lo stesso. Io, con il mio lavoro, guadagno il cielo. Il re, con il suo lavoro, guadagna lo stesso Paradiso.
Questo avviene se entrambi adempiremo al nostro dovere per l’amore di Dio.

Gli operai mandati nella vigna (Vangelo di Matteo 20,1-16).
Gli operai della prima ora quando ritirano la paga, mormorano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo” – Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

San Paolo = “Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. Ed io vi mostro la via più sublime… Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore (caritas), sarei come bronzo che rimbomba o come cembalo che tintinna” (1 Cor 12, 31-13,1).
Ciò che conta per Dio non è quanto o cosa facciamo, ma l’amore con cui facciamo le cose.

(Fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

La stessa paga = E’ possibile che Dio ricompensi allo stesso modo chi ha lavorato l’intera giornata e chi ha lavorato un’ora soltanto? Ed ecco il dato nuovo: ciò che conta per Dio non è quanto o cosa facciamo, ma l’amore con cui facciamo le cose. Chi ama, già vive già il proprio premio, ed è contento di condividerlo con tutti gli altri. E’ la logica del Paradiso, che il “buon” ladrone rubò all’ultimo! Una cosa tutta nuova.

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