Per non ridurci ad essere farisei

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Per non ridurci ad essere farisei.

– Gesù ha contrastato apertamente l’atteggiamento dei farisei che amavano farsi vedere dalla gente osservanti e puri, mentre il loro cuore era lontano da Dio. Ha raccontato la parabola del fariseo e del pubblicano che vanno a pregare al tempio per quelli che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri” (Lc 18,9).
– Gesù si rivolge in particolare agli “uomini religiosi”, cioè a quei credenti che a causa della loro osservanza e pratica religiosa si convincono in cuor loro di essere giusti di fronte a Dio e finiscono per disprezzare gli altri.
– Gesù ammoniva i farisei: “Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che tra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole” (Lc 16,15).
– Gesù conosce bene i rischi della religione: non basta essere figli di Abramo per essere dei veri credenti, dei giusti. Egli conosce in profondità gli uomini: “l’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”. Gesù, infatti, conosce quello che c’è nell’uomo” (Gv 2,25). – Allora un suo richiamo è sempre salutare e invita alla purificazione del cuore. Anche un sogno, come nelle storia di oggi.

L’uomo che sognava sentieri al bivio.
♦ Una volta un uomo, che si riteneva credente praticante, sognava che stava percorrendo un sentiero e più avanti trovò un bivio con due segnali.
Su un segnale vi era scritto “Chi ha fede”. E sull’altro: “Chi non ha fede”.
Naturalmente prese la strada di coloro che hanno fede.
♦ Avanti, un altro bivio, con i segnali.
Su di uno c’era “Chi obbedisce ai comandamenti”. Sull’altro “Chi non obbedisce ai comandamenti”.
Naturalmente prese la strada di coloro che obbediscono ai comandamenti.
♦ Avanti, un’altro bivio. Da un lato, il segnale diceva: “Chi ama il suo prossimo”. Dall’altro: “Chi non ama il prossimo”. Anche qui prese la strada di chi ama il suo prossimo.
♦ Più avanti, ancora un altro bivio.
Un segnale indicava: “Chi ha il cuore puro”. L’altro segnale: “Chi ha un cuore impuro”.
Senza esitare prese la strada di coloro che hanno il cuore puro.
Ma poverino! Poco più avanti, si guardò attorno e vide che era finito dentro l’inferno.
In quel momento si svegliò molto spaventato. Meno male che era solo un sogno!

Ma questo sogno era un avvertimento per quell’uomo.
Era una chiamata della sua coscienza per impedirgli di ridursi ad essere un fariseo convinto.

Questo sogno ci richiama  la parabola del fariseo e del pubblicano (cfr Lc 18,9-14).
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

(Fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

Gesù ancora oggi ammonisce in particolare gli “uomini religiosi”, cioè quei credenti che a causa della loro osservanza e pratica religiosa si convincono in cuor loro di essere giusti di fronte a Dio e finiscono per disprezzare gli altri. Gesù ammoniva i farisei: “Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che tra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole” (Lc 16,15). L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore. Eppure, ancora oggi, com’è facile rimanere intrappolati in atteggiamenti da fariseo!

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