Per vivere al di fuori della legge devi essere onesto

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Per vivere al di fuori della legge devi essere onesto.

Quante volte pensiamo (col nostro buon senso) che potremmo superare i confini di una legge che finisce con lo schiacciare il debole e il povero. In fin dei conti dentro di noi c’è un po’ del Robin Hood che pensa di poter mettere a posto le ingiustizie, anche infrangendo la legge.
– Il tema si è riproposto di fronte al clamoroso gesto del cardinale elemosiniere del Papa che “contro la legge” ha rotto i sigilli al blocco della energia elettrica, ridando la corrente ai poveri e migranti di uno stabile romano.
– La canzone di Bob Dylan del 1966 “
Absolutely sweet Marie” contiene la frase “Per vivere al di fuori della legge devi essere onesto”. Un tema che veniva da un film del 1958 “The Lineup”: Quando vivi fuori dalla legge, devi eliminare la disonestà”. E prima ancora, negli anni ’40 Woody Guthrie, musicista, cantautore e scrittore, scriveva: “Adoro un buon uomo al di fuori della legge, proprio come odio un uomo cattivo dentro la legge”.
– Se la legge va sempre rispettata, chi vuol operare oltre la legge ricordi sempre l’ammonimento: “Per vivere al di fuori della legge devi essere onesto”. L’uomo è dotato di una coscienza morale che gli dice di non scagliare con troppa facilità la pietra per primo.

«But to live outside the law, you must be honest» = «Ma per vivere al di fuori della legge devi essere onesto». (Bob Dylan, 1966).
♦ Scrive il direttore de L’Osservatore Romano Andrea Monda:
C’è questo verso di Bob Dylan che mi frulla in testa da un bel po’ di tempo, diciamo da circa sei anni, da quando è stato eletto Papa Francesco.
♦  Questo verso del 1966 — la canzone da cui è tratto è Absolutely sweet Marie dall’album Blonde on blonde, forse il vertice insuperato della carriera di Dylan — oggi mi è tornato in mente visto che il vecchio Bob compie 78 anni e qualcosa gli devo, forse gli dobbiamo tutti, per la compagnia che ci sta facendo con il suo genio musicale da quasi cinquant’anni.

C’è qualcosa in queste poche parole che mi colpisce, forse è il tema della dignità dell’uomo, basata sul fatto che l’uomo è dotato di una coscienza morale. È un tema che scorre sottotraccia a tutta la sconfinata discografia dylaniana, è in fondo quello della libertà e quindi della responsabilità.

Un tema forte del magistero di Papa Francesco che proprio perché interpella, fedelmente al Vangelo di Cristo, la libera coscienza degli uomini si rivela più esigente, e proprio perché mette in crisi la legge (e l’adesione solo formale ad essa) chiama in causa il cuore e la sua capacità di risposta sincera, leale, senza scorciatoie morali né comode vie autoassolutorie.

La coscienza, lo diceva Newman, è il primo dei vicari di Cristo, a ricordarcelo oggi è il successore di Pietro, ma questa verità soffia anche nel vento di un pezzo rock di oltre 50 anni fa.

(fonte: cf L’Osservatore Romano, Lettere dal direttore, 23 maggio 2019 A.M.).

Quante volte pensiamo (col nostro buon senso) che potremmo superare lo spazio di una legge che finisce con lo schiacciare il debole e il povero. In fin dei conti dentro di noi c’è un po’ del Robin Hood che pensa di poter mettere a posto le ingiustizie, anche infrangendo la legge. La legge va sempre rispettata, e chi vuol operare oltre la legge ricordi sempre l’ammonimento: “Per vivere al di fuori della legge devi essere onesto”. L’uomo è dotato di una coscienza morale che gli dice di non scagliare con troppa facilità la pietra per primo.

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