Attualità

Quattrocchi, l’unica zampognara donna in Calabria incanta Tropea

Da nota stampa della Presidente di sos KORAI ODV per i diritti delle donne Beatrice Lento

Alla rassegna DOMINAE di sos KORAI la lezione‑concerto dell’unica zampognara donna in Calabria, un viaggio tra mito, memoria e sogni che chiedono di essere ascoltati

La-Zampogna-Di-Lucia Quattrocchi-12-03-2026

Nella penombra raccolta della Cappella dei Nobili di Tropea, il suono della zampogna è tornato a vibrare come un richiamo primordiale. Un soffio antico, capace di attraversare i secoli e di toccare corde profonde dell’immaginario. A guidare il pubblico in questo viaggio è stata Lucia Quattrocchi, l’unica zampognara donna in Calabria, protagonista della rassegna DOMINAE.

In Italia le donne che suonano la zampogna si contano sulle dita di una mano, quasi tutte nel Sud. Non è un caso: per secoli, alle donne non era neppure concesso sfiorare questo strumento, considerato dominio esclusivo degli uomini. La zampogna nasce da un mondo contadino dove nulla veniva sprecato e tutto aveva un senso profondo: perfino la pelle della capra, animale indispensabile alla vita rurale, diventava l’otre che custodisce il respiro del musicista. Un gesto di rispetto verso la natura, un patto antico tra uomo e creato.

Durante la lezione‑concerto, Lucia ha presentato Rita, la sua zampogna a cinque canne, la “regina” dei suoi strumenti. Le altre portano nomi femminili legati agli affetti più intimi, come se ogni zampogna fosse una compagna di viaggio. Sull’otre spicca un fiocchetto rosso: un tempo serviva a proteggere dal malocchio, oggi Lucia lo conserva perché quel tocco di colore accende il bianco e il marrone dello strumento.

Il suono della zampogna ha accompagnato per secoli la vita delle comunità del Sud: ha segnato stagioni, feste, riti, momenti di gioia e perfino di lutto. Quando muore uno zampognaro, gli altri si riuniscono e fanno “piangere” gli strumenti in suo onore. È un linguaggio che non ha bisogno di parole.

Anche la costruzione della zampogna è un’arte che richiede pazienza e sapienza. I mastri artigiani scelgono legni sonori – spesso di alberi da frutto – tagliati nella settimana di luna piena di gennaio, quando la pianta riposa e il legno è più stabile. Poi lo lasciano stagionare per dieci o quindici anni, prima di lavorarlo al tornio e rifinirlo a mano con utensili che sembrano usciti da un’altra epoca.

Nel mondo degli zampognari non si dice “suonare”: si dice “facimu sonu”. E c’è una differenza sottile ma decisiva tra chi “sona” e chi è davvero “sonaturi” . «Io aspiro a essere definita così» confessa Lucia con semplicità.

Nell’immaginario popolare la zampogna è legata soprattutto al Natale: il suo respiro richiama quello del Bambino appena nato. I fusi rappresentano simbolicamente la famiglia: prima si accordano marito e moglie, poi i figli, finché tutto trova armonia. «Ascoltate» invita Lucia. E nel suono sembra davvero affiorare il pianto di un neonato.

Curiosamente, la provincia di Vibo Valentia è l’unica zona della Calabria dove la zampogna non è diffusa. Un’assenza che sorprende e rattrista Lucia, che vive proprio a Vibo Marina. «Abbiamo patrimoni straordinari – ricorda – fatti di cibo, parole, riti, abitudini. Ma spesso non li valorizziamo. L’apatia rischia di far perdere ai giovani queste radici».

Per lei la zampogna non è solo uno strumento: è una compagna fedele, una porta aperta su un mondo tradizionalmente maschile dove è stata accolta per ciò che è, non per ciò che rappresenta. «Non suono per rivendicare diritti femminili» dice. «Suono perché mi piace. L’unico diritto che rivendico, senza distinzione di genere, è quello di realizzare i propri sogni».

E aggiunge una frase che sembra racchiudere l’essenza stessa della sua arte: «Se alla zampogna non dai la tua anima, non suonerà mai davvero. Ma se invece di suonarla la respiri, lei ti prende per mano e ti conduce in una dimensione affascinante, dove puoi scoprire la tua essenza e quella dell’universo».

A Nocera Terinese esiste anche un Conservatorio in cui s’insegna la zampogna che Lucia frequenta insieme ad altri appassionati arrivati da lontano. Sognatori, come lei. Custodi di un respiro antico che continua a parlare al presente.

Condividi l'articolo
Redazione
Tropeaedintorni.it nasce come sito web indipendente nel 1994 e, dal 6 dicembre 2007, diventa Testata giornalistica (reg. n° 5 presso il Tribunale di Vibo Valentia). Redazione e amministrazione via Degli Orti n° 23/25 – 89861 Tropea (VV)