Attualità

Simone de Beauvoir e la scandalosa libertà del pensiero

Da nota stampa Beatrice Lento Presidente di sos KORAI ODV per i Diritti delle Donne

Secondo appuntamento DOMINAE di sos KORAI

KORAI-Simone de Beauvoir -13-03-2026

Una vita in controtendenza, un’intelligenza capace di scardinare certezze secolari, un pensiero destinato a cambiare per sempre la storia delle donne e del Novecento. Simone de Beauvoir è stata la protagonista del secondo appuntamento di DOMINAE, il ciclo di incontri promosso dall’associazione sos KORAI, impegnata nella tutela dei diritti femminili e nella diffusione della cultura della parità.
A introdurre la serata sono stati il priore della Congrega dei Bianchi di San Nicola, Giuseppe Maria Romano, e la presidente di sos KORAI, Beatrice Lento. La relazione è stata affidata ad Angelo Stumpo, mentre la conduzione è stata curata da Salvatore Rizzo, entrambi soci, storici e filosofi.
Il nome di Simone de Beauvoir resta indissolubilmente legato al suo capolavoro, Il secondo sesso (1949), un’opera che non si limita a raccontare la condizione femminile: la analizza, la smonta, la ricostruisce. È il libro che ha inaugurato una nuova stagione del pensiero femminista, mostrando come la donna sia stata modellata da strutture culturali, sociali e simboliche che ne hanno limitato la libertà.
Figura complessa e spesso controversa, de Beauvoir ha fatto della libertà il centro della propria esistenza. Libertà intellettuale, certo, ma anche libertà esistenziale: il diritto di scegliere la propria vita al di là delle convenzioni. Il suo pensiero nasce nel clima dell’Esistenzialismo, lo stesso che portò Albert Camus a scrivere Il mito di Sisifo, con la sua celebre metafora dell’assurdo.
Fin da bambina, Simone mostra un’intelligenza fuori dal comune. Il padre, colpito dalla sua vivacità mentale, diceva: «Mia figlia pensa come un uomo», frase che oggi suona come un paradossale complimento, ma che rivela quanto il pensiero critico fosse considerato un privilegio maschile.
Determinante fu l’incontro con Jean-Paul Sartre. Tra i due nacque un legame intellettuale e affettivo destinato a durare tutta la vita. Non si sposarono mai: de Beauvoir rifiutava matrimonio e maternità, convinta che potessero trasformarsi in vincoli per la libertà femminile. Il loro fu un sodalizio unico, fondato su autonomia e responsabilità reciproca.
La sua vita privata anticonvenzionale, insieme alle sue posizioni femministe e pacifiste, attirò critiche feroci. Tra le accuse che più la ferivano, quella di essere una semplice allieva di Sartre. Un’etichetta che respingeva con decisione, così come rifiutava ogni classificazione rigida del proprio orientamento affettivo. Nel 1943, dopo una denuncia legata a una relazione con una sua allieva diciottenne, venne sospesa dall’insegnamento. Da quel momento si dedicò completamente alla scrittura.
La frase simbolo del femminismo contemporaneo porta la sua firma: «Donna non si nasce, lo si diventa». Con queste parole, de Beauvoir denunciava il peso dei condizionamenti sociali che costruiscono il ruolo femminile. Le sue opere, spesso attraversate da un velo autobiografico, trasformano l’esperienza personale in una riflessione collettiva.
Per lei il lavoro era uno strumento essenziale di emancipazione, mentre la famiglia tradizionale rischiava di diventare la prima cellula del sistema patriarcale. Pur impegnata nelle battaglie civili, non aderì mai al comunismo: criticava ogni riduzione della donna a semplice ingranaggio produttivo. Il valore femminile, sosteneva, è intrinseco alla persona.
Nel 1971 promosse il celebre Manifesto delle 343, in cui altrettante donne dichiararono pubblicamente di aver abortito, sfidando una legge che prevedeva pene severe. Un gesto dirompente, che aprì un dibattito destinato a trasformare la società.
Dopo la morte di Sartre nel 1981, de Beauvoir continuò a scrivere e a intervenire nel dibattito culturale fino alla sua scomparsa, il 14 aprile 1986. La sua eredità è immensa: ha aperto nuove strade nella lotta per la libertà femminile, immaginando non una guerra tra i sessi, ma una società fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco.
Se per secoli la storia è stata scritta senza le donne, con Simone de Beauvoir si comincia finalmente a scriverla anche con loro.

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Redazione
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