La scoperta eccezionale conferma la presenza di un clima freddo che caratterizzava il Mediterraneo del periodo Calabriano
Presto riaprirà il Museo del Mare con una nuova sala dedicata ai reperti continentali recuperati in ambiente marino

Fremono i preparativi all’Istituto Paleontologico Calabrese, dove soci e ricercatori sono impegnati senza sosta negli allestimenti in vista della riapertura del Museo del Mare. Tra classificazioni, revisioni cronologiche e nuove acquisizioni scientifiche, nelle ultime settimane è emersa una scoperta destinata a lasciare il segno.
Durante le operazioni di catalogazione, un reperto rinvenuto dal socio Tommaso Belvedere e registrato al catalogo dello Stato con il numero 22.S285-1.9.183 è stato sottoposto a un’accurata analisi morfologica dal malacologo romano Roberto Ardovini, esperto del Museo di Storia Naturale di Parigi. Il verdetto è di quelli che fanno storia: si tratta di un esemplare fossile di Arctica islandica, una specie oggi presente nel gelido Mar Baltico e databile a 1,8 milioni di anni fa.
«La presenza di questo mollusco – spiega il responsabile scientifico Giuseppe Carone –, tipico di ambienti nordici sub polari, conferma che in quell’epoca il mare che bagnava l’attuale territorio calabrese aveva caratteristiche climatiche molto più fredde di quelle odierne. Una scoperta che dà forza alle ipotesi avanzate anni fa dal ricercatore Alberto Malatesta, il quale, durante una campagna di studi nell’area del fiume Mesima, aveva individuato bivalvi marini compatibili con un avanzamento della calotta polare fino alle latitudini mediterranee nel periodo Calabriano».
Il ritrovamento dell’Arctica islandica nei sedimenti marini provinciali rappresenta dunque una conferma preziosa: durante le fasi glaciali e interglaciali, la Calabria era interessata da un clima sub artico. Un tassello fondamentale che arricchisce la ricostruzione del paleoambiente locale e testimonia, ancora una volta, l’enorme potenzialità scientifica di un territorio che continua a sorprendere.
Intanto, mentre la comunità scientifica celebra questo nuovo risultato, l’Istituto Paleontologico Calabrese guarda alla riapertura del Museo del Mare: «mancano ormai – dichiara il direttore del MuMaT Francesco Barritta – soltanto la consegna degli arredi per uffici e biblioteca finanziati dalla Regione e dei contenitori destinati alla nuova sala dedicata ai reperti paleontologici continentali rinvenuti in ambiente marino».
Un ultimo passo prima di restituire al pubblico un luogo di ricerca, memoria e meraviglia.




