Cultura e Società

Tino Mazzitelli attacca l’Amministrazione

“Una politica all’insegna della cultura non può essere fatta da chiunque”

“Un comandante vince non solo perché è in prima fila e fa la sua parte, ma perché muove un esercito, guida gli altri, motiva la gente, lascia gli spazi vitali a collaboratori ed alleati. Tutto il contrario di quanto si continua a fare a Tropea”

Dr. Tino Mazzitelli (Ex Direttore Sanitario P.O. Tropea) – foto Libertino

“Di buone intenzioni sono lastricate le vie del Signore, solo che per renderle realistiche non bastano voli pindarici, insulsa retorica, gretto populismo e una dose abnorme di demagogia. In una serie di interviste ad alcuni periodici di informazione locali il sindaco Macrì ha stupito tutti. Tropea, ha chiosato, deve diventare la Capitale della Cultura dopo Matera e Parma. Ha risorse culturali tali da offuscare, addirittura, tutte le altre città pretendenti al titolo. E’ vero! Peccato però che non ha le risorse umane per renderle fruibili in quanto non possiede una equipe politica che abbia i titoli per realizzare quanto declamato.
Una politica all’insegna della cultura, difatti, non può essere fatta da chiunque, essa deve essere il prodotto di uno straordinario lavoro di squadra che non deve essere asservita al capo di turno, ma formata da competenze alte e dotata da autonomia intellettuale in grado di suggerire apporti creativi finalizzati a un serio e concreto programma di sviluppo socio-culturale e non già l’indisponibilità ad ascoltare, l’arroganza nella gestione, il rifiuto di tenere in considerazione anche chi dissente. Non bastano, pertanto, i tanti annunci per conseguire risultati concreti se manca una seria e consapevole programmazione, né l’enorme diffusione mediatica riguardo la candidatura di Tropea a Capitale della Cultura. Al momento si tratta di vaghe illusioni prive di fatti che inducono a ribadire che tra l’amministrazione degli annunci e della propaganda e quella del fare c’è una enorme differenza. Una
altra cosa è, difatti, la realtà come appare e si appalesa alla vista della cittadinanza e dei visitatori, i quali si trovano al cospetto di una compagine politico-amministrativa senza idee di governo. Oltre a non avere idee, non hanno progetti né una visione d’insieme necessaria alla costruzione di una diversa e migliore realtà socio-politica.
Qualcuno però comincia a domandarsi se gli inquilini di palazzo S.Anna abbiano perso la bussola. No, per il semplice motivo che non l’hanno mai avuta. Una sola cosa gli interessa, il potere per cui sono disposti a tutto, meno che a rinunciarvi. Quello che desta stupore è però l’atteggiamento supino, passivo, di quasi rassegnazione di gran parte dei rappresentanti politici, ivi compresa l’opposizione, tutti protesi a non disturbare il manovratore e, da strabici, a guardare in direzioni diverse. Costoro avrebbero dovuto rappresentare per i più un “pool” di persone capaci, mature, libere dalle lusinghe del potere politico e al tempo stesso in grado di dare sostegno diretto a tutti i processi e alle novità che vanno in direzione della pianificazione di una gestione amministrativa moderna e dei diritti dei cittadini, prescindendo da preclusive logiche di schieramento e di appartenenza.
Tre anni fa da Tropea sembrava dovesse partire il movimento che avrebbe dovuto cambiare le sorti della città, aggredire gli interessi “conservatori” e proporsi come modello di un nuovo protagonismo civile fondato sulla trasparenza e sulla legalità. Il “laboratorio Tropea” infarcito con tutte le componenti politiche più disparate si è invece rivelato niente altro che uno “studiolo” per modeste alchimie politiche, lì dove si dosano particolarismi e clientele, dove non c’è più spazio per visioni strategiche a beneficio del paese, tra cui la tanto decantata volontà di superare la secolare distinzione tra buona e mala politica per sostituire gli arrugginiti arnesi di una politica vecchia da basso impero. Da qui delusione ed amarezza tra la gente a causa soprattutto dello scarso impegno profuso fino ad oggi sul territorio, del non aver saputo opporre la capacità di lavorare tutti insieme per superare gli ostacoli, innanzitutto responsabilizzando ancor di più le associazioni, mettendo in primo piano i problemi del paese, assegnando compiti operativi in base alle effettive capacità e, soprattutto, puntando sulla collegialità del lavoro di giunta e consiglio.
Tutto ciò sbandierato al momento della presentazione della lista è andato in fumo. Stante l’assenza di collegialità e di collaborazione e il mancato rispetto degli impegni per una gestione efficace, la politica comunale continua ad essere gestita in modo totalmente personalistico ed autoreferenziale, senza il coinvolgimento dei consiglieri e degli assessori, fatta eccezione per uno di essi il cui dinamismo è direttamente proporzionale all’interesse economico che riceve, e senza che sia possibile intravedere una vera strategia per lo sviluppo.
Quando si registra un vuoto così evidente sul piano della credibilità, quando la crisi si trascina oltre ogni aspettativa non può che cogliersi in tutta la sua evidenza l’impossibilità della realizzazione di un sogno per quanti avevano creduto che con l’avvento di questa amministrazione il paese sarebbe decollato. Eppure questo sindaco ha ereditato una situazione per nulla difficile sotto il profilo socio-politico. Non ha saputo però affrontarla con grinta, con l’impegno dovuto. Non gli hanno giovato l’insegnamento, la determinazione del suo maestro e pigmalione, forse perché si è intestardito a confidare sulle sue sole forze.
Un comandante vince non solo perché è in prima fila e fa la sua parte, ma perché muove un esercito, guida gli altri, motiva la gente, lascia gli spazi vitali a collaboratori ed alleati. Tutto il contrario di quanto si continua a fare a Tropea. I grandi pensatori del passato ci hanno insegnato che la creazione di uno stato di diritto è stato il passaggio storico necessario per uscire dal caos dell’individualismo finalizzato alla successiva definizione e cura dell’interesse pubblico. Ebbene, questo a Tropea oggi dov’è? Chi dà ai cittadini la sicurezza legata alla consapevolezza dell’esistenza di una istituzione superiore che cura le proprie necessità esistenziali? Quale garanzia si può attribuire agli organismi politici che indubbiamente non sono in grado di essere da tramite tra cittadini e istituzioni pubbliche? Dove è finito il peso della responsabilità connessa al mandato ricevuto da parte della comunità? Che ne è del progetto politico presentato ai cittadini nella prospettiva che questo avrebbe acquisito il valore di scelte amministrative volte alla cura dell’interesse pubblico concreto?
Questa amministrazione dopo poco tempo dell’insediamento ha imbeccato la strada del declino nonostante qualche poco redditizio tagliando in corso d’opera. Prevale, come per il passato nell’esercizio del potere, oltre ad una inadeguatezza a fronteggiare situazioni difficili e complicate, il rifiuto a ricostruire con passione e senso critico una cultura politica intesa come servizio. In siffatta situazione che senso hanno le iniziative a carattere etico, i convegni che mirano ad analizzare e successivamente a mitigare fenomeni molto diffusi come quelli dell’esclusione sociale per offrire prospettive non certo migliori ai cittadini? Solo fumo negli occhi! La forza dell’impegno, la capacità di credere nei valori tradizionali di questa comunità possono essere l’unico sano input per annientare l’apatia imperante, la rassegnazione di questa compagine amministrativa.
In siffatto contesto l’impresa di far assurgere Tropea a Capitale della Cultura sarebbe ardua se la città fosse abbandonata a se stessa, a lottare da sola, ancorché in presenza del suo notevole patrimonio storico-culturale. Atteso che per il conferimento dell’onorificenza non bastano le bellezze naturali, i bianchi arenili, le magnifiche scogliere, il mare di colore smeraldo, gli spettacolari tramonti, l’incantevole centro storico, la rinomata cipolla, Tropea può vantare di essere un centro turistico qualificato e preparato ad accogliere migliaia di ospiti che non intendono vivere solo di mare, sole, pizze e gelati, ma desiderano impiegare il loro tempo libero in modo costruttivo e intelligente, partecipare a programmi interessanti che riguardano la cultura in tutti i suoi aspetti, il folklore, l’ecologia, gli interscambi e i confronti professionali? E con le infrastrutture, con l’insieme cioè di servizi pubblici, strade, ospedale, periferie in progressivo degrado, istituzione scolastica non più fucina di sapere ma caos generalizzato, periferie in progressivo degrado, la città ha le carte in regola?
Spetta a questa compagine amministrativa patrocinare l’iniziativa assumendo fin d’ora il compito di allestire un programma completo e coordinato, rivolto soprattutto a migliorare l’offerta turistica esistente, non limitando l’orizzonte esclusivamente ai confini del proprio territorio, ma allargando spazi e opportunità con forme di collaborazione e integrazione a tutto vantaggio dell’intero comprensorio. Collegamenti tra i vari centri balneari, organizzazioni di tours ed escursioni, offerta diversificata resa possibile dalla valorizzazione di diversi elementi della zona: il mare, la collina, la campagna, l’arte, le tradizioni, l’artigianato, la cucina, il paesaggio, ecc… Il tutto programmato non già da un “factotum” in perenne conflitto di interesse, ma da una “equipe” di cervelli che intende la cultura come complesso di saperi, tradizioni, valori, e usanze di una comunità.
Solo così Tropea potrà vantare di essere insignita del prestigioso riconoscimento di Capitale della Cultura e al tempo stesso di essere la meta giusta per tutti quei visitatori che desiderano quella “marcia in più”, quella sorta di valore aggiunto per la cui ricerca sempre più spesso si tende ad uscire dai confini nazionali”.

(Ex Direttore Sanitario P.O. Tropea)
Dr. Tino Mazzitelli

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Comunicato Stampa
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