Un gigante della carità, San Vincenzo dei Paoli

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Un gigante della carità, San Vincenzo dei Paoli.

Un santo davvero affascinante che non finisce di stupire ancora. Vale la pena sottolineare alcuni aspetti della sua vita.  (la memoria liturgica cade il 27/9).
– Trascorse due anni in cattività a Tunisi, dove era stato venduto come schiavo dai corsari turchi, ma non fu questo l’incontro che lo segnò. Fu invece l’incontro con la povera gente della campagna nei feudi francesi della famiglia Gondi a convertirlo interamente a Cristo.
– L’itinerario umano e spirituale di san Vincenzo dei Paoli trova il suo punto di svolta in un episodio marginale rispetto alle vicende di una vita fino ad allora protesa alla ricerca di una sistemazione economica e una sicurezza sociale.
– Poi con la conversione alla carità a tutto campo: evangelizzazione degli abbandonati, sostegno dei poveri  attraverso gruppi laicali, fondatore dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità, le “nuove Suore”.
– “La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa”.

Al tempo in cui visse San Vincenzo (1581-1680) intraprendere la carriera ecclesiastica era un’occasione di affermazione sociale per sé e per i propria familiari. Era nato a Pouy, un villaggio vicino Dax, nella Guascogna francese, nell’aprile del 1581.
♦ Fin dagli inizi si trovò a dover faticare per sopravvivere. Terzo dei sei figli di Jean e Bertrande de Moras, di origini contadine, imparò ben presto cosa significasse doversi occupare dei maiali e del bestiame della famiglia.
Il cambiamento avvenne nel 1595, quando i genitori, intuendo l’intelligenza del ragazzo, lo mandarono a studiare dai francescani del convento di Dax.
♦ I genitori e lo stesso Vincenzo credettero di trovare nella via al sacerdozio una soluzione ai problemi economici. Dopo pochi mesi, l’incontro con il signore de Comet, avvocato di Dax e giudice di Pony, cambiò la sua esistenza. Divenne suo protettore e favorì la scelta di farlo diventare prete.

Una vocazione di comodo
Nel 1596 iniziò lo studio della teologia e, nel 1600, fu ordinato sacerdote a 19 anni. Nel 1604 concluse gli studi con il conseguimento del baccellierato. Il giovane sacerdote, però, ambizioso e proteso alla ricerca di un beneficio che ancora non arrivava, si trasferì a Parigi.
♦ Nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Non tardò a chiedere un beneficio ecclesiastico. Con l’appoggio del suo protettore fu nominato parroco di Tilh, ma dovette rinunciare all’incarico perché quel posto era già stato assegnato a un altro prete.

Un protettore importante
♦ Nel 1609 un evento influì sulla sua vita. Sempre in azione per trovare una sistemazione economica degna, venne accusato di furto. La sua reazione fu improntata a una grande umiltà. Fu in quella vicenda che incontrò il cardinale Pierre de Bérulle, uomo di grande statura morale e spirituale, che qualche anno dopo divenne suo direttore spirituale.
♦ Nel 1612 il cardinale de Bérulle propose a Vincenzo di diventare curato della parrocchia di Clichy, alla periferia di Parigi.
Fece l’ingresso in parrocchia il 2 maggio successivo. Con grande entusiasmo restaurò la chiesa e si dedicò alla predicazione e alle visite dei malati e dei poveri.
♦ L’anno seguente, sempre il cardinale de Bérulle lo propose come precettore a una delle più illustri famiglie di Francia: i Gondi. Vincenzo accettò il nuovo incarico pur rimanendo curato della parrocchia di Clichy fino al 1626. I Gondi nominarono Vincenzo cappellano dei loro feudi. Si realizzava così il suo sogno di ottenere una carica ecclesiastica presso la nobiltà francese che gli assicurasse una vita agiata e senza problemi.

La vera vocazione
Giunto al suo scopo però non trovava ancora la pace. La grazia lo attendeva e gli mostrò la sua vocazione nel gennaio del 1617, quando durante una visita in una località di campagna, dovette confessare un contadino. Lo invitò a fare una confessione generale e in quell’occasione toccò con mano la miseria spirituale in cui si trovava la maggior parte della popolazione. Il povero contadino gli confidò peccati che aveva sempre taciuto nelle precedenti confessioni.
Qualche giorno dopo, il 25 gennaio, Vincenzo dedicò la predica a come fare una confessione generale. La gente rispose con entusiasmo, tanto che pur essendo giorno feriale, non riuscì ad amministrare il sacramento a tutti quelli che erano accorsi ad ascoltarlo. In quei momenti comprese quale era la sua missione: sollevare moralmente e materialmente con il Vangelo le popolazioni delle campagne.

♦ Nel 1617, il cardinale de Bérulle lo inviò come curato nella parrocchia di Châtillon les Dombes, una località vicino a Lione.
Qui scoprì l’altra attività apostolica a cui era chiamato: coinvolgere i laici nell’assistenza e nell’aiuto al prossimo.
Il 20 agosto di quell’anno informò i fedeli che una famiglia si trovava in uno stato di grave indigenza. Per organizzare meglio gli aiuti, creò un gruppo di persone e nominò alcuni responsabili. Nacque così il movimento laicale vincenziano: la Compagnia della Carità.
♦ Il 23 dicembre 1617, dopo le pressioni della famiglia Gondi, rientrò al loro servizio, non più come precettore, ma come cappellano per portare alla povera gente Vangelo e aiuto concreto.
Missioni, predicazione e carità divennero le caratteristiche della sua attività apostolica.

Fondatore
♦ Nel 1625, grazie al sostegno economico dei Gondi, fondò una società di preti missionari. È la Congregazione della missione che ha come obiettivo di seguire Cristo evangelizzatore dei poveri.
♦ Dovunque andava istituiva nuove confraternite di carità che si diffusero nelle principali città. Nel 1629 vennero aperte anche a Parigi e in breve tempo ogni parrocchia della capitale ebbe la sua conferenza che si occupava di poveri, prigionieri, mendicanti.
♦  Le dame che prestavano servizio crebbero sempre più di numero e nel 1633 fondò le Figlie della Carità. Per quel tempo il loro carisma fu rivoluzionario. Non erano più monache o eremite, ma “suore”, cioè sorelle di tutti, donate interamente agli altri e dedite alle necessità dei bisognosi, dei poveri, degli ultimi.
♦  Per la formazione del clero istituì anche le conferenze del martedì. La Congregazione della missione si diffuse rapidamente al di fuori dei confini del regno.
♦  Anche le Figlie della Carità ricevettero richieste da ogni parte. Lo stesso ramo laico, le Dame della Carità, allargò il suo raggio di azione, non più solo rivolto ai malati ma anche ai feriti delle guerre, ai carcerati, agli anziani, agli emarginati.

Il 27 settembre 1660, dopo tanta attività caritativa, Vincenzo morì pronunciando per l’ultima volta il nome di Gesù.

(fonte: cf. l’Osservatore Romano, 26 settembre 2019).

San Vincenzo dei Paoli, un santo davvero affascinante che non finisce di stupire ancora. Vale la pena approfondire la sua vita, vissuta con la carità a tutto campo: evangelizzazione degli abbandonati, la sostegno dei poveri attraverso gruppi laicali, fondatore dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità, le “nuove Suore”. – “La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa”.

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