Uso ragionato del denaro e avidità della ricchezza

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Uso ragionato del denaro e avidità della ricchezza.

Con una parabola Gesù invita i suoi discepoli a essere scaltri nell’uso del denaro. Il denaro in sé non è né buono né cattivo. Dobbiamo saperlo usare bene facendo opere buone perché, al momento della nostra morte, possiamo trovare in cielo degli intercessori.
– La ricchezza in se stessa si rivela disonesta, poiché illude su promesse che non può mantenere. Infatti ci illude di poter dare un compimento alla nostra vita, mentre il suo vero compimento sta nella relazione con Dio e con gli altri, in un’amicizia che non delude.
– Gesù ci invita a trasformare i beni che possediamo non in uno sfrenato consumo senza senso, ma a costruire relazioni, perché sono gli amici, cioè le relazioni autentiche, a condurci nel Regno, non le nostre ricchezze.
– Allora, o Signore, liberaci dall’avidità della ricchezza, e aiutaci a far buon uso dei tuoi doni; che i tuoi doni ci aiutino a lasciare dietro di noi più vita.

Dal Vangelo di questa domenica (Lc 16,1-13)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

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♦ Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. La salvezza ci è donata in Gesù, il quale ha dato se stesso in riscatto per tutti.
♦ Siamo chiamati, però, ad accogliere il dono di Dio e a farlo fruttificare nella nostra vita, attraverso comportamenti fondati sulla giustizia e sul rispetto del diritto degli altri, soprattutto dei poveri, che non vanno calpestati nella loro dignità.
Al contrario, come ci annuncia Gesù con la parabola dell’amministratore scaltro, occorre trasformare i beni che possediamo in relazioni, perché sono gli amici, cioè le relazioni autentiche, a condurci nel Regno, non le nostre ricchezze.
♦ La ricchezza in se stessa è disonesta, poiché fa promesse che non può mantenere. Ci illude di poter dare un compimento alla nostra vita, mentre il suo vero compimento sta nella relazione con Dio e con gli altri, in un’amicizia che non delude. Per questo Gesù loda l’amministratore della parabola, certo non per la sua disonestà, ma per avere intuito qual è il vero fondamento della vita. (fr Luca Fallica, Comunità monastica Ss. Trinità di Dumenza).

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Quanta vita avremo lasciato dietro di noi?
♦ La sorpresa nella parabola raccontata da Gesù: il padrone loda l’amministratore che l’ha derubato.
Il resto è storia di tutti i giorni e di tutti i luoghi, di furbi disonesti è pieno il mondo. Quanto devi al mio padrone? Cento? Prendi la ricevuta e scrivi cinquanta. La truffa continua, eppure sta accadendo qualcosa che cambia il colore del denaro, ne rovescia il significato: l’amministratore trasforma i beni materiali in strumento di amicizia, regala pane, olio – vita – ai debitori.
Il benessere di solito chiude le case, tira su muri, inserisce allarmi, sbarra porte; ora invece il dono le apre: mi accoglieranno in casa loro.
E il padrone lo loda. Non per la disonestà, ma per il capovolgimento: il denaro messo a servizio dell’amicizia.
Ci sono famiglie che riceveranno cinquanta inattesi barili d’olio, venti insperate misure di farina… e il padrone vede la loro gioia, vede porte che si spalancano, e ne è contento. È bello questo padrone, non un ricco ma un signore, per il quale le persone contano più dell’olio e del grano.
Gesù condensa la parabola in un detto finale: «Fatevi degli amici con la ricchezza», la più umana delle soluzioni, la più consolante. Fatevi degli amici donando ciò che potete e più di ciò che potete, ciò che è giusto e perfino ciò che non lo è! Non c’è comandamento più umano. Affinché questi amici vi accolgano nella casa del cielo. Essi apriranno le braccia, non Dio. Come se il cielo fosse casa loro, come se fossero loro a detenere le chiavi del paradiso. Come se ogni cosa fatta sulla terra degli uomini avesse la sua prosecuzione nel cielo di Dio.
Perché io, amministratore poco onesto, che ho sprecato così tanti doni di Dio, dovrei essere accolto nella casa del cielo? Perché lo sguardo di Dio cerca in me non la zizzania ma la spiga di buon grano. Perché non guarderà a me, ma attorno a me: ai poveri aiutati, ai debitori perdonati, agli amici custoditi.
Perché la domanda decisiva dell’ultimo giorno non sarà: vediamo quanto pulite sono le tue mani, o se la tua vita è stata senza macchie; ma sarà dettata da un altro cuore: hai lasciato dietro di te più vita di prima?

Mi piace tanto questo Signore al quale la felicità dei figli importa più della loro fedeltà; che accoglierà me, fedele solo nel poco e solo di tanto in tanto, proprio con le braccia degli amici, di coloro cui avrò dato un po’ di pane, un sorriso, una rosa.
Siate fedeli nel poco.
Questa fedeltà nelle piccole cose è possibile a tutti, è l’insurrezione degli onesti, a partire da se stessi, dal mio lavoro, dai miei acquisti…
Chi vince davvero, qui nel gioco della vita e poi nel gioco dell’eternità? Chi ha creato relazioni buone e non ricchezze, chi ha fatto di tutto ciò che possedeva un sacramento di comunione.
(fonte: Ermes Ronchi in Avvenire.it,19 settembre 2019).

I discepoli di Cristo devono imparare a fare un uso ragionato del denaro. Il denaro in sé non è né buono né cattivo, ma occorre saperlo usare bene, facendo opere buone perché, al momento della nostra morte, possiamo trovare in cielo degli intercessori che ci possono aiutare. La ricchezza in se stessa si rivela disonesta, poiché illude su promesse che non può mantenere. Infatti ci illude di poter dare un compimento alla nostra vita, mentre il suo vero compimento sta nella relazione con Dio e con gli altri, in un’amicizia che non delude. Gesù ci invita a trasformare i beni che possediamo non in uno sfrenato consumo senza senso, ma a costruire relazioni, perché sono gli amici, cioè le relazioni autentiche, a condurci nel Regno di di Dio.

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