Sport e Tempo libero

Intervista a mister Billy, allenatore della squadra di volley cittadina

Quattro chiacchiere col tecnico sociale dell’ASD Città di Tropea

“A settembre open day per avvicinare i giovani alla pratica sportiva, poi da ottobre si parte con la scuola pallavolo, con l’obiettivo di creare delle rappresentative per partecipare ai primi campionati”

Tropea-Volley-Settembre-Open Day-30-08-2025
Abbiamo contattato mister Antonello Sorbilli, conosciuto tra gli appassionati di pallavolo e dagli amici come “Billy”, per presentare ai nostri lettori l’attività che sta portando avanti per promuovere, grazie all’ASD Città di Tropea, questo fantastico sport di squadra in città. Il mister si è reso disponibile a rilasciarci alcune dichiarazioni, ripercorrendo la sua avventura personale come atleta e poi come tecnico, e spiegandoci quali sono i piani  che ha condiviso con la società per rilanciare la pallavolo a Tropea. Lo ringraziamo, soprattutto per le belle parole con cui ha descritto i valori fondamentali dello sport in generale e l’obiettivo di aiutare i ragazzi a uscire dai loro gusci, fatti di social e tecnologia, per tornare a sudare insieme sui campi da gioco, sgomitando per un pallone e tornando a fare “vere amicizie” ed esperienze concrete, come direbbero i giovani, “nella vita del mondo reale”.

In basso a destra un giovane Billy Sorbilli nella formazione della Costa degli dei

Ciao Billy, puoi raccontarci quando è iniziata la tua passione per la pallavolo?

Ho iniziato a giocare quando avevo 14 anni, che all’epoca era già un’età avanzata, perché – come in tutti gli sport – si dovrebbe iniziare a praticare sin da piccoli. Ma all’epoca non esisteva una squadra di pallavolo e noi giocavamo in tutti i momenti in cui era possibile farlo, durante la stagione estiva, dietro la vecchia pineta, cercando di superare i nostri limiti.

E poi è arrivata la prima, storica società?

Nel 1981 abbiamo fondato la società Pallavolo Tropea, perché Pino Interdonato e Pasquale Pandullo hanno fortemente voluto questa cosa. Quindi ci siamo riuniti e abbiamo deciso di intraprendere un nuovo cammino, iniziando dalla prima divisione.

E da lì avete scritto intere pagine della storia di questo sport per la città.

Sì, con un po’ di impegno, in 5-6 anni, siamo passati alle categorie superiori, fino alla serie D, e poi con l’apporto di Roberto Martinelli, giocatore di serie A tropeano di nascita e romano di adozione, siamo riusciti a vincere il campionato e ad andare in serie C.

Ma, come tutte le cose, anche quell’avventura è volta al termine?

Con il passare degli anni, i componenti della storica prima squadra hanno iniziato a non giocare più e anche l’interesse è andato scemando e quindi la squadra si è sciolta.

E tu cosa hai fatto?

Personalmente, poiché sono molto appassionato di pallavolo, per un anno ho militato tra le fila della Fiamma Vibo in serie C e poi con la Pallavolo Nicotera e anche lì abbiamo vinto il campionato e dalla serie D siamo passati alla serie C. Quando la pallavolo è tornata in città, io ho alternato degli anni a Tropea e a Nicotera.

Come è stata la seconda avventura a Tropea?

Ancora una volta siamo riusciti a portare in serie C la società, di cui ho fatto parte e, in seguito, vincendo anche il campionato, la società è arrivata addirittura in serie B. Purtroppo, dopo un paio di anni di alterne vicende, anche questo capitolo della pallavolo a Tropea si è concluso.

Ma tu non ti sei arreso nemmeno stavolta immagino.

No, abbiamo cercato di portare avanti il settore giovanile, con la scuola pallavolo, che durante i tempi della serie B e della serie C contava circa 100 ragazzi, ma senza una squadra di categoria anche questa volta l’interesse è andato scemando e poi non se ne è fatto più nulla per quasi un decennio.

Inizia quindi per te una seconda avventura in questo sport, da atleta a tecnico?

Già dall’inizio degli anni 2000 ho intrapreso il percorso formativo per conseguire il titolo di tecnico, partendo dalla qualifica di aiuto allenatore arrivando a conseguire il tesserino di allenatore di secondo grado. Ciò significa che avrei potuto allenare come primo tecnico fino alla serie B e come secondo tecnico in serie A2. Mi mancava l’ultimo step, quello per conseguire il tesserino di allenatore di terzo grado, che però, non proseguendo, non ho più conseguito. Poi però sono stato fermo per anni e quindi ho dovuto ricominciare tutti gli step per il riconoscimento della qualifica, perciò attualmente ho aggiornato il profilo ricominciando da aiuto allenatore e dovrò attendere le sessioni per riabilitarmi come allenatore di primo e poi di secondo grado.

E arriviamo ad oggi quindi…

Quest’anno, grazie all’insistenza dei ragazzi che fanno parte dell’associazione Città di Tropea, su richiesta dei ragazzi della scuola media e delle superiori che volevano praticare questo sport, mi sono convinto a riprendere daccapo l’attività.

Parliamo quindi dell’avventura nella società Città di Tropea

Come dicevo, il mio coinvolgimento è dovuto ai ragazzi della società Città di Tropea, presieduta da Raffaele Euticchio. Ho dato la mia disponibilità, mettendomi in gioco, e dopo un paio di mesi, anche se le adesioni non sono state subito tante, è comunque tornata la volontà di cercare di coinvolgere i ragazzi in questo sport meraviglioso.

Come sono andati i primi 2 mesi?

Anche se abbiamo iniziato tardi, a marzo, pian piano si è sparsa la voce e la volontà è stata quella di iniziare a portare i ragazzi in palestra. Di questo sono molto soddisfatto, anche se abbiamo avuto solo una decina di iscrizioni di ragazzi delle scuole del primo ciclo e altrettante iscrizioni da quelli delle superiori. Abbiamo iniziato con loro da zero, perché alcuni non avevano mai avuto a che fare con la pallavolo o al massimo avevano praticato a scuola durante le lezioni di educazione fisica.

A fine estate avete partecipato alla giornata dello sport del CONI?

Sì, abbiamo partecipato alla festa del CONI a giugno, in concomitanza con il Giubileo degli sportivi, giù nel piazzale di Santa Maria dell’Isola di fronte al presidente CONI regionale Tino Scopelliti e al referente regionale della Federazione Pallavolo Carmelo Sestito, oltre a esponenti politici come Dalila Nesci, che hanno voluto questa festa del CONI qui a Tropea, che è stata una bellissima giornata per i ragazzi che si sono divertiti.

Qual è l’obiettivo dell’imminente stagione sportiva?

Abbiamo iniziato lo scorso anno con la scuola pallavolo e per quest’anno l’intenzione è di ricominciare. Ci sono già le prime richieste da parte di chi ha già frequentato e ci sono richieste da parte di nuovi ragazzi. L’idea è quella di poter partecipare a qualche campionato, magari con una rappresentativa femminile under 15, i campionati S3 per i più piccoli, in cui si gioca 3 contro 3.

Quindi pensiero rivolto dapprima solo ai giovani?

Beh, eventualmente, se ci fossero le condizioni, così come mi hanno fatto capire alcuni ragazzi di Tropea, che si stanno allenando dallo scorso anno a Vibo con la Tonno Callipo o con altre società e che già si allenavano per i fatti loro qui a Tropea negli anni precedenti, perché spinti da questa volontà, potremmo provare a fare una prima divisione, quindi delle partite a livello provinciale o interprovinciale. Quindi è questo il vero obiettivo per l’anno in corso, con grande soddisfazione dei ragazzi della società.

Come state preparando la nuova stagione?

Quest’anno, dal 15-16 settembre, abbiamo programmato di invitare in palestra i ragazzi dell’hinterland tropeano, per fare in modo che chi non ha mai praticato possa fare delle prove, per capire cos’è la pallavolo e per iniziare con le iscrizion,i in modo da poter partire dall’1 ottobre e proseguire quantomeno fino a fine maggio. Per cui spero che i ragazzi e i genitori mi diano una mano in questo con un passaparola, per ricominciare al meglio.

Qual è il valore dello sport secondo Billy Sorbilli?

Soprattutto per i ragazzi, appassionarsi ad uno sport come ho fatto io tanti anni fa, significa avere un percorso di vita formativo sia dal punto di vista fisico, sia per lo sviluppo, sia dal punto di vista sociale, perché la pallavolo, come altri sport porta a socializzare, comunicare con gli altri, non chiudersi, aprirsi, fare squadra e capire cosa sia il gioco di squadra, far parte di una società e capire cosa significhi lottare per un obiettivo.

Che differenze ci sono tra “i tuoi tempi” e oggi?

Mentre ai miei tempi c’era l’obiettivo di togliere dalla strada tanti ragazzi – e tanti, te lo posso assicurare, si sono salvati abbandonando brutte compagnie – praticando lo sport in generale, in questo periodo invece abbiamo la necessità di far praticare uno sport per fare uscire di casa i ragazzi, per allontanarli dai social, dai telefonini, perché il rischio è che si stiano alienando. Lo sport, quindi, ti porta a conoscere altre realtà, aprirti, socializzare per davvero. È, insomma, un modo di svilupparti in tutto e per tutto e serve per la vita.

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Francesco Barritta
Docente di discipline umanistiche presso il Nautico di Pizzo, giornalista, è iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria.