Fede e dintorni

Il dono della vita

I morti di coronavirus – anche i cosiddetti NO VAX –  avrebbero voluto continuare a vivere. – Questa pandemia che stiamo vivendo ormai da due anni, ci porti a stimare la vita come dono di amore. – Sì, la vita è un dono, è innanzitutto un atto d’amore che abbiamo ricevuto e che dobbiamo trasmettere e difendere. Essa è dono di Dio che ne è il Padre: “Padre della vita, noi crediamo in te!” – Un Padre geloso che non gradisce assolutamente manipolazioni, menomazioni e mortificazioni contro di essa. Un peccato contro la vita, è un peccato contro Dio. – Rispettiamo la vita. Difendiamo la vita.

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Essere dono l’uno per l’altro

Molte storie che girano sul web sono a scopo didattico, ma non lontane dalla realtà. Specialmente quando si tratta di solidarietà che giungono a farci finalmente capire che si può essere dono l’uno per l’altro. Anzi, di più: che ognuno di noi può essere un miracolo per l’altro! – E a farcelo scoprire tante volte è l’innocenza dei bambini che muove gli adulti a dimenticare il proprio egoismo e a fare quello che essi chiedono: a volte, anche un miracolo. – Santa Teresa di Gesù Bambino sapeva come strappare i “miracoli”, prima al suo papà e poi a Gesù. – I dolorosi fenomeni della pandemia che stiamo vivendo e dei flussi migratori inarrestabili chissà quante storie “miracolose” hanno da raccontare!

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Alla porta del paradiso

Tutti vogliamo andare in paradiso, ma molti trovano che è difficile. – Ma chi va in paradiso? … E quelli che ci sono, sono stati tutti dei santi? La storia dice che ci sono stati tanti che l’hanno “rubato” all’ultimo momento! – Sì, Il Paradiso è questione di misericordia. Fidiamo nella misericordia di Dio: egli ci farà entrare… Ma intanto facciamo tutto il possibile per meritarcelo! – Dio guarda alla nostra fede e al nostro amore più che ai risultati delle nostre opere, perché le opere devono essere il segno della fede e dell’amore. Il risultato lo giudica Dio. – Anche tanti nostri fratelli migranti, al di là delle soluzioni politiche, hanno diritto a condividere, per misericordia, quella nuova patria o terra sognata e desiderata come il loro paradiso.

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Morto a 97 anni fratel Jean-Pierre, l’ultimo monaco di Tibhirine

È scomparso nel giorno di Cristo re dell’universo, 21 novembre, fratel Jean-Pierre, l’ultimo monaco di Tibhirine. A darne notizia è stata l’arcidiocesi di Rabat e un comunicato del monastero di Notre-Dame dell’Atlante di Midelt, in Marocco, dove il religioso, 97 anni, si è spento. Quest’ anno che segna il 25.mo anniversario del martirio dei religiosi trappisti in Algeria, è previsto a Roma un incontro internazionale per esplorare la loro eredità spirituale. – L’8 dicembre 2019 tra i 19 martiri di Algeria beatificati in quel giorno c’erano 7 monaci di Tibhirine, rapiti e uccisi dai fondamentalisti islamici algerini nel 1996. – Il 31 marzo 2019, durante la visita in Marocco Papa Francesco , nella cattedrale di Rabat, incontrò fratel Jean Pierre Schumacher, l’ultimo sopravvissuto di Tibhirine nel corso dell’incontro con i sacerdoti, i religiosi, i consacrati e il Consiglio Ecumenico delle Chiese.

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Beato un sacerdote polacco ucciso dai nazisti

Giovanni Francesco Macha, giovane sacerdote polacco, ucciso a soli 28 anniu in odium fidei dal regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale è stato beatificato dal cardinale Semeraro in Polonia, nella cattedrale di Katowice sabato scorso 20 novembre. Martire a soli 28 anni, consapevole di adempiere una missione.- Egli non badava alle differenze di nazionalità, confessione religiosa, livello sociale. Comprese che solo la fede e la carità permettono di riconoscere ad ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, la propria irrinunciabile dignità, fondando anche un’associazione caritativa. E così il nuovo Beato ci ricorda che tutti saremo giudicati sull’amore. E che in questo tempo di pandemia siamo chiamati a renderci conto che per salvarci abbiamo bisogno gli uni degli altri, perché nessuno si salva da solo.

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Chiamate ad essere madri e sorelle dei poveri

Papa Francesco ha mandato un video messaggio alle Figlie della Carità raccomandando vivamente: siate madri e sorelle dei poveri. – il suo saluto, la sua preghiera e la sua benedizione di alla Compagnia delle Suore Figlie della Carità riunite in Assemblea a Parigi nella Casa Madre di Rue du Bac. – Queste Suore sono presenti in molte parti del mondo, anche nei “paesi di missione” con lo stesso fine: attraverso la carità, l’amore vero generare i poveri all’Amore verso Dio e aiutarli ad aprirsi alla bellezza della vita, superando le tante contraddizioni e le tante forme di marginalizzazione della nostra società ferita.

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Cristo, Re di invincibile amore

Oggi ultima domenica dell’Anno Liturgico: solennità di Cristo Re. – La pandemia del Coronavirus che perdura e ci indirizza a nuove scelte di convivenza sociale, come quella dei migranti, è occasione anche per la riscoperta della propria identità religiosa. La nostra società, cristiana per lunga storia, deve recuperare le sue profonde radici cristiane. Ma potrà farlo solo se noi per primi rimetteremo Cristo al centro. – La sua regalità vincerà tutte le potenze del male; come Figlio di Dio le vincerà tutte sulla croce. – Un Re da contemplare e invocare: il suo trono di gloria, la Croce, tornerà ad essere sorgente di luce e sapienza per tutto il popolo cristiano.

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Il martire gesuita difensore dei guaraní

Nel cammino della storia dell’umanità troviamo tanti santi che hanno illuminato il loro tempo con il loro esempio, le loro scelte di vita e, i tanti, anche con il sacrificio della propria vita. – San Roque González de Santa Cruz (1576-1628), martire gesuita fondatore delle “reducciones” (villaggi appositamente creati per favorire la crescita umana e spirituale degli indios) e difensore dei guaraní. Fu ucciso a colpi di ascia: “E’molto onore e gloria patire grandi contraddizioni battendosi per la giustizia, perché gli indios siano liberi dalla dura schiavitù. – E a san Roque Dio concesse la grazia di dare tutta la sua vita e tutto il suo sangue, per amore dei guaraní.

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La bella storia di redenzione di Jennifer

Jennifer, fuggita dall’inferno della prostituzione grazie alla fondazione “Magdalena”, ora è felice: la mia vita era un caos, ma Dio l’ha cambiata. – Nella Giornata dei Poveri, la storia di questa giovane 23enne originaria della Nigeria, vittima per lungo tempo del traffico di esseri umani. Ad Assisi ha ricevuto la benedizione del Papa che non ha esitato a denunciare: “È tempo che cessino le violenze sulle donne e che queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio”. Qualcuno ha sussurrato commosso: “Il Papa dà a questa gente molta gioia e speranza, nonostante le difficoltà che stanno attraversando”. – Ora Jennifer si batte perché altre donne in situazioni drammatiche si affidino ad associazioni e a reti di aiuto per essere liberate.

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Migranti in quantità verso l’Europa

L’Europa, mèta desiderata dai migranti per terra e per mare. L’Europa vista come la Casa comune. Mentre le parti politiche si affannano a trovate intese e soluzioni possibili, Papa Francesco con i suoi interventi invita a non avere paura ad affrontare nuovi orizzonti. Europa casa comune con una immigrazione “integrata” che può essere ricchezza e benedizione. “Ricevere, accompagnare, promuovere e integrare… i quattro passi di una corretta immigrazione. Se non si arriva all’integrazione possono nascere dei gravi problemi.

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Dal dolore può nascere il bene

Le perle sono prodotto del dolore; sono il risultato dell’ingresso di una sostanza estranea o indesiderata, all’interno dell’ostrica, come un parassita o un granello di sabbia. Le perle sono ferite guarite. Se hai imparato a convivere con il dolore, hai prodotto una perla! In giro ci sono molte “ostriche vuote”, non perché non sono state ferite, ma perché non hanno saputo perdonare, capire e trasformare il dolore in amore. – Pensando alla pandemia, che stiamo vivendo ormai da due anni e che sembra non finire più, tutti noi potremmo imparare cose positive. Così ci ha ricordato a più riprese Papa Francesco e continua a dirlo ancora con fiducia.

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La missione del giornalismo

Per la prima volta Francesco conferisce le onorificenze pontificie a due giornalisti “decani” della Sala stampa come “Dama” e “Cavaliere” di Gran Croce dell’Ordine Piano. In questa occasione il Papa ha sottolineato come il giornalismo sia una missione per il bene dell’intera società. – Una significativa lezione del Pontefice: c’è bisogno di professionisti che rendano il mondo meno oscuro e aiutino a vincere le paure. E spiega che i tre verbi del buon cronista sono ascoltare, approfondire, raccontare. – Una missione non facile.

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Unesco e Vangelo per una umanità risanata

UNESCO. E’ l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali”quali sono definite e affermate dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. – In occasione dei 75 anni della sua fondazione Papa ha augurato all’Unesco di incontrarsi sempre con il Vangelo, che rimane il messaggio più umanizzante della storia.

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Progetti di pace e non di sventura

In ogni tempo ci sono coloro che annunciano l’arrivo della fine del mondo con disastri e terremoti. Altri invece che rassicurano l’uomo narcotizzandolo in una vita senza timore né conversione. – Il cristiano, invece, resta in vigile attesa dedito all’edificazione del Regno, obbediente alla parola del Signore Gesù, che invita a cominciare dai poveri perché «I poveri li avete sempre con voi» (Marco, 14,7). – Siamo invitati ad essere saggi che risplendono come le stelle, perché hanno reso luminosa la loro vita con opere di misericordia e di giustizia. – Gesù ci ha resi perfetti e santificati con l’offerta della sua vita donandoci grazia e benedizione. – Oggi cerchiamolo e ritroviamolo nei poveri di tutto il mondo (5a Giornata mondiale dei Poveri).

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Sorrisi con Padre Pio

Molti portano davanti agli occhi la figura austera di Padre Pio, la sua paterna severità nel confessionale e la sua bontà nel rincuorare a riprendere il cammino spirituale. – Egli non fu risparmiato da prove e sofferenze. Ma è restato meno noto lo humour di cui era capace. – Infatti Padre Pio è stato anche una figura amabile sorridente di sacerdote; non solo, ma spesso in coloro che lo andavano a trovare suscitava il sorriso con le sue battute. – Aveva come un repertorio inesauribile di battute, barzellette ed aneddoti per intrattenere coloro che lo andavano a visitare.

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Il fratello universale proclamato santo il prossimo 15 maggio

Sette Beati il prossimo 15 maggio saranno proclamati santi: due donne e cinque uomini, tra di essi un solo laico. – Ciascuno dei nuovi santi ha contribuito a portare nel mondo la luce del Vangelo: con l’eroica testimonianza del martirio o nell’esercizio della carità e delle virtù cristiane. – In particolare l’esperienza del Beato Charles de Foucauld (1858-1916), con la sua vita di eremita e di sacerdote nel deserto, ha indicato che si può essere fratelli con chiunque, anche con i lontani. Egli sarà finalmente canonizzato perché appartiene all’umanità intera, della quale ha voluto essere un piccolo fratello. Egli cercò di costruire una fraternità che riguardasse tutti gli uomini. L’amore per Gesù lo ha fatto diventare il «fratello universale».

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Carismi diversi, ma uno Spirito solo

Nella Chiesa sin dagli inizi è stata riconosciuta la varietà di doni e dei carismi: la sua vera ricchezza, ed è l’unico e medesimo Spirito che li distribuisce a ciascuno come vuole”. – I doni ci sono e sono diversi, ma richiedono operatori in comunione. – La perdurante situazione della pandemia sta facendo toccare con mano che abbiamo bisogno gli uni degli altri: nessuno si illude di potercela fare da solo. Bisogna camminare insieme, ma con la stessa meta: battere la pandemia.

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La Cattedrale del Papa

La Cattedrale del Papa non è la Basilica di San Pietro come pensano in molti, ma la Basilica di San Giovanni in Laterano – Ieri, 9 novembre, è stata la ricorrenza liturgica della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, definita anche la Cattedrale di Roma. – E se la Basilica di San Pietro oggi è considerata il cuore della Chiesa universale, la Basilica Lateranense resta la chiesa madre della diocesi di Roma, attualmente retta da Papa Francesco tramite il cardinale arciprete Angelo De Donatis. – Gesù stesso, poi, è diventato il nuovo tempio, con il suo corpo distrutto e risorto, iniziando in Lui il nuovo culto, cioè il culto dell’amore.

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Tatuaggi religiosi: devozione o fanatismo?

A volte dinanzi ai tatuaggi restiamo ammirati, a volte disturbati, a volte sconvolti. Quante volte al vedere le persone esibire narcisisticamente i loro tatuaggi arriviamo a avere un sentimento di rigetto, pur capendo che ognuno è libero di farsi tatuare il proprio corpo. – Ma come la mettiamo con i tatuaggi religiosi? sono permessi? sono segno di devozione o segno di esibizione di un messaggio nascosto? – La tradizione è favorevole al tatuaggio religioso, alcune etnie lo esibiscono come segno di appartenenza. La Bibbia riporta le parole di Dio: “Sulle palme delle mie mani ti ho disegnato” (Isaia, 49, 16). – Ma l’uomo riesce a sporcare sempre e dovunque le cose belle. Infatti vedere qualcuno tatuato con soggetti religiosi e poi compiere azioni malvagie non può che scandalizzare

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Quei bimbi salvati dal mare

Ogni volta che i media ci offrono le immagini di salvataggio di bambini dai vari pericoli, il nostro cuore si commuove e nello stesso tempo si sdegna perché si espongono consapevolmente i bambini al pericolo. Forse lo facciamo tutti… non conoscendo la disperazione di chi scappa per trovare un luogo dove vivere: lavorare e crescere in pace. – Ma l’impatto più forte lo hanno coloro che superando le “vuote” discussioni, si offrono a salvare chi sta in pericolo.- Il salvataggio compiuto nelle acque agitate di Isola Capo Rizzuto il 4 novembre è una storia che i soccorritori difficilmente scorderanno: “Quei bimbi salvati dal mare, come propri figli… Una fraternità di istinto, ma di un istinto buono che rivela profonda umanità.