Attualità

La protesta dei malati oncologici

«Pronti a tutto pur di non far chiudere il fiore all’occhiello»

Contro il Piano di rientro che cancellerà il reparto

Il nosocomio tropeano

Non ci stanno i malati in cura presso il reparto oncologico di Tropea e si dicono disposti a tutto pur di scongiurare la chiusura del fiore all’occhiello dell’intero nosocomio.
Il Piano di rientro sanitario elaborato dal Commissario ad acta Giuseppe Scopelliti cancellerebbe il reparto guidato da anni con grande scrupolo e professionalità dal personale medico, paramedico e volontario, con conseguente disagio per i pazienti. Tra i molti frequentatori del centro incontriamo Luca, figlio di un malato oncologico in cura proprio presso l’ospedale, indignato per i tagli a discapito del nosocomio tirrenico: «E’ inammissibile – esordisce l’intervistato – che ad essere penalizzato sia un reparto la cui efficienza è ampiamente riconosciuta. Forse gli autori del documento non hanno mai avuto a che fare con un malato oncologico, altrimenti si sarebbero resi conto di ciò che rappresenta l’aspetto psicologico per questi pazienti. Al di là del disagio materiale, è il morale che verrebbe fiaccato da eventuali trasferte addirittura fuori provincia, senza considerare i problemi per noi familiari».
L’argomento si sposta poi sul piano numerico, dove Luca si dimostra ben informato e ferrato: «Se andiamo a confrontare i dati delle varie provincie, possiamo evincere che nell’area centrale, di cui fanno parte Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, ad essere penalizzata è stata solamente la zona vibonese. I numeri parlano chiaro: a Crotone, per esempio, su una popolazione di 173.370 abitanti sono stati assegnati 286 posti letto, contro i 222 di Vibo Valentia su 167.334 abitanti. Questo dato vuol dire che la percentuale dei posti letto per abitanti è del 16,5 per mille per il crotonese, e del 13,3 per mille per il vibonese. Io mi chiedo e, soprattutto, lo chiedo ai politici provinciali e regionali: perché questa discrepanza? Perché solo Vibo deve essere penalizzata in questo modo?»
Ma l’analisi del giovane non si ferma qui: «Prendiamo in esame i dati dei reparti oncologici dell’intera regione: al San Francesco di Paola si avevano nove posti letto, divenuti 10 secondo il piano di rientro; l’ospedale di Rossano ha mantenuto 10 posti, idem il San Giovanni di Dio di Crotone; Lamezia è passato da 6 a 10, Cosenza ha conservato i 30 precedenti e Tropea, l’unico reparto oncologico della provincia, è balzato da 8 a zero, con conseguente cancellazione. Quindi pongo una nuova domanda: quali criteri sono stati adottati per questo nuovo riordino?».
Luca, non ci sta proprio, palesando tutto il suo dissenso a gran voce: «Tutto il documento è un vero e proprio scippo: Vibo è stata scippata una prima volta col decreto 18 e successivamente è stato perpetrato un ulteriore crimine con il decreto 106», e si dichiara «disposto a tutto pur di fermare questo scempio. Ho il dovere – conclude – di tutelare mio padre e tutti coloro i quali si trovano nella sua situazione. I nostri animi sono infervorati ed avvelenati. Stiamo pensando alla restituzione delle tessere elettorali al prefetto, il quale dovrà prendere atto della totale insensibilità dell’alta politica di fronte ai disagi del malato, l’unico a pagare per la riorganizzazione di una sanità calabrese che negli anni è stata letteralmente divorata da elementi senza scrupoli. Vogliamo farci sentire, è giusto che le coscienze calabresi si sveglino. Per questo motivo, di concerto con altri interessati stiamo valutando l’ipotesi, tra le altre, di protestare bloccando l’autostrada A3, per dare la più totale visibilità alle nostre rimostranze che, altrimenti, resterebbero chiuse nei confini tropeani».

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Alessandro Stella
Scrittore, ha pubblicato i romanzi "La donna di Susa" e "Il pianto del monachello" per Pellegrini editore. Collaboratore della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista pubblicista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria nell'elenco pubblicisti.