Quando don Abbondio fu costretto ad impedire quel matrimonio che non s’aveva da fare, non trovò di meglio che farfugliare al povero Renzo pretestuosi “impedimenta” in un “latinorum” incomprensibile: l’ignoranza del villano contadino non avrebbe colto differenza tra le reali leggi e il castello di menzogne tese ad ingannarlo. I maggiorenti, le teste d’uovo del PD vibonese del XXI secolo alla stregua di don Abbondio pensano che una cosa siano le norme, grida di manzoniana memoria buone solo a tappare gli occhi al popolo villano, altra cosa siano le tavole rotonde consumate a porte chiuse per la spartizione del potere. Sfuggono ai maggiorenti del PD un paio di particolari: 1. Il popolo villano ha imparato a leggere e scrivere; 2. Il PD non esiste ancora se non virtualmente. Leggendo sui giornali delle varie assise dei maggiorenti alla ricerca di convergenze sulla candidatura De Nisi e accordi sul preconfezionamento del pacchetto dei 160, (naturalmente al fine di portare unità in un partito che nasce dilaniato da opposte tensioni e giammai per blindare poteri costituiti), il popolo bue avverte la sensazione che i cosiddetti maggiorenti stiano facendo i conti senza l’oste; che a stagione di caccia ancora chiusa, i cacciatori stiano vendendo la pelle dell’orso. Riaffiora alla mente una gustosa novella popolare che narra di un’ambiziosa pastorella proprietaria di una ricotta. Ella si avvia al mercato per vendere il suo bene col prezioso carico in testa, fantasticando lungo il viaggio sui futuri guadagni. “Venderò la ricotta – pensava – e guadagnerò due soldi. Con essi comprerò una gallina e ne venderò le uova. Comprerò quindi una pecora, un gregge, poi ancora una fattoria. Diventerò ricca ed invidiata e tutti, vedendomi, mi riveriranno con un inchino: buongiorno signora”; e non si avvide la sciocca che nel mimare il gesto dell’inchino, dalla testa scivolava nel fango la ricotta che avrebbe dovuto esser foriera dei denari. Alla luce di questa secolare saggezza, il popolo bue ha la sensazione che i maggiorenti del PD si stiano dividendo quella ricotta. Cosa potremmo farcene di questo PD che si sta rivelando peggiore della peggiore prima repubblica? Ma dove vivono i capibastone vibonesi? Non avvertono l’odore della crisi che sta affamando l’Italia? Imperterriti, lo sguardo inchiodato nei paraocchi il muso dentro il sacco della biada, pensano solo a spogliare anche delle mutande il cadavere della Provincia convinti magari che il popolo morto di fame non se ne accorga? Alle primarie di ottobre avevo dato le mie energie e la mia presenza, apparentandomi ad una corrente che nel vibonese non faceva capo a nessun capo corrente, proprio per significare che bisognava recuperare la propria individualità di uomini liberi. Oggi più che mai quella necessità si ripropone; perché non gli anatemi di Veltroni “via dal PD i capibastone”, ma noi popolo bue abbiamo la vera forza: ramazza e paletta per riempire finalmente la pattumiera.
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