Abbiamo santi Patroni personali?

Nessuno di noi vive da solo. Oltre alla presenza di Dio e dei santi, abbiamo i nostri Patroni personali, i nostri parenti defunti, vissuti santamente. Gesù ci ha assicurato: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;”(Giovanni 11,25). – Anche i piccoli defunti rientrano nel numero di questi Patroni personali; numerose sono le associazioni che si riferiscono ai piccoli defunti come “Angeli in cielo”. Regina assunta in cielo, prega per noi.

Accogliere quanto Dio dispone per noi

Ciò che Dio dispone è per il nostro bene e bisogna accogliere quanto Dio dispone per noi. – E’ dura per l’uomo (anche di oggi) accogliere con fiducia questa affermazione: preferisce più l’analisi della sua intelligenza per dimostrare che non è vero. Eppure Dio sta dalla nostra parte e combatte per noi. Per convincercene basta guardare nelle pieghe della propria vita, che spesso vengono nascoste e dimenticate.

La vita eterna ci attende

La vita è eterna e sarà beata se la si vive nel ringraziamento di quanto Dio ha donato all’uomo e darà ancora per la sua felicità. Ma l’uomo può guastare tutto col suo peccato. Quando il male si fa più intenso e la morte sembra assediarci, allora più intenso deve essere il desiderio e più viva la preghiera per trascendere l’ordine del tempo per fissarsi in quello dell’eterno. Si guarderà al Paradiso con fede e speranza, mentre agiamo ogni giorno nella carità. “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto!” (S. Francesco di Assisi).

Il giorno dei Redentoristi

La mattina del 9 novembre 1732 sei missionari con a capo Alfonso de Liguori dopo una lunga meditazione, cantarono la messa dello Spirito Santo e il Te Deum di ringraziamento nell’umile oratorio dell’ospizio. – Il collage di foto mostra S. Alfonso che va verso Scala su di un asino per farsi povero con i poveri. L’Ospizio delle Monache che accolse S.Alfonso e i primi discepoli e infine un ricordo della Peregrinatio Alphonsiana 1988 che riportò le reliquie di S. Alfonso nella Valle di Tramonti, dove fu predicata la prima missione redentorista: Pietre, Gete, Campinola.

Bisogna imparare dai propri errori

“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Questo proverbio ammonisce colui che ha prodotto la causa del proprio danno: costui dovrà prendersela esclusivamente con sé stesso, e non addossare la responsabilità ad altri. Guardare agli altri senza pregiudizi, senza puntare il dito. – Dice Gesù: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” (Mt 6, 22-23). Perciò una visitina all’interno del proprio cuore, purificandolo da pregiudizi e malevolenze, può rimettere a posto le relazioni.

La santità giovane: il beato Rolando Rivi

La santità del beato Rolando Rivi è una santità giovane, fatta di cuore, di donazione di sé, di mitezza, di perdono. Una santità che richiama giovani in quantità, anche grazie alla sua mostra itinerante: “Io sono di Gesù. Beato Rolando Rivi, testimone della verità”. Una santità che richiamerà tutti all’incontro con la natura che Rolando tanto amava nello spirito della Laudato si’ di Papa Francesco con percorsi di ricostruzione interiore che condurrà al suo santuario immerso in un paesaggio ancora incontaminato.

Beati Martiri redentoristi di Cuenca

Tarragona, Spagna 13 ottobre 2013 – Più di 20.000 persone hanno partecipato alla Beatificazione più numerosa della storia: 522 religiosi uccisi durante Guerra Civile Spagnola (1936-1939). – La cerimonia è cominciata con un video-messaggio di Papa Francesco in cui il Pontefice ha proposto l’esempio di questi Martiri che hanno imitato Cristo e ha insistito sulla necessità di “aprirci agli altri, soprattutto ai poveri”. – La beatificazione è avvenuta mentre era era in corso l’anno della Fede e i Redentoristi cominciano a celebrare l’Anno per la Promozione della Vocazione Missionaria: una bella occasione per celebrare il martirio di questi sei Beati, che hanno offerto le loro vite per l’abbondante Redenzione.

Calabria: migranti con piena integrazione

La bella storia di una famiglia di migranti in Calabria a Siderno Superiore (RC). – Arrivati sui barconi nel 2008, Siaka, 37 anni della Costa d’Avorio e Helen, 33 anni della Nigeria, sono stati battezzati insieme con la figlia più piccola Maria dal vescovo di Locri-Gerace Oliva. La figlia maggiore, Fortuna, aveva già ricevuto il Battesimo. – «Si sono perfettamente integrati – spiega il parroco don Giuseppe Alfano – il paese li ha adottati». Ed essi, felici ammettono con semplicità: «Ora ci sentiamo a casa». Anche il vescovo è felice: «Il vero volto della comunità è l’accoglienza».

Da luogo di torture a oasi di preghiera

Da luogo di persecuzione e morte a monastero di preghiera e di contemplazione. Oggi una parte della prigione degli orrori dell’Albania comunista ospita le suore clarisse. I volti dei martiri a Scutari pendono dalle pareti. I persecutori volevano annientarli insieme alla loro fede, invece parlano ancora e attirano sempre più persone che qui arrivano in pellegrinaggio da tutta Europa. E i graffiti realizzati dai prigionieri sui muri della prigione parlano ancora delle loro indicibili sofferenze. Il 30 settembre 2019 questo luogo di sofferenza è stato eretto canonicamente a monastero: “Santa Chiara” di Scutari.

Zaccheo, devo fermarmi a casa tua!

«Zacchèo, oggi devo fermarmi a casa tua» – «Oggi per questa casa è venuta la salvezza». L’incontro personale con Gesù provoca in Zaccheo la conversione del cuore che si manifesta anche nelle opere concrete che sceglie di compiere. – Proprio da Zaccheo, il pubblicano, potremmo imparare tutti a come migliorare la nostra vita e quella degli altri: rinunziare al male e intraprendere coraggiosamente opere di bene. E la terra da valle di lacrime, potrà diventare giardino in cui vivere in armonia con il creato e con il nostro prossimo. Bisogna tentare, sempre.

Giorno dei defunti, giorno della speranza cristiana

Dice Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. (Gv 11,25-26) – I cristiani oggi fanno preghiere e gesti sacri per intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che li hanno preceduto nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della risurrezione. «La morte di Cristo ha conferito alla nostra morte un carattere nuovo. – Dio ha convertito la fine in un nuovo inizio, in passaggio alla vita nuova. Ecco perché dobbiamo gettare il nostro cuore oltre il muro della morte, certi della Risurrezione di Gesù.

La gioia con tutti i Santi

SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI – “E quando in cielo la grande schiera arriverà, o Signor, come vorrei che ci fosse un posto anche per me! – Ma intanto, sulla terra, disponiamoci ad accogliere ogni giorno l’invito di Gesù: «Siate santi come il Padre»: invito che a volte ci sembra ai limiti dell’impossibilità. Eppure è necessario che si accolga l’invito evangelico, perché il mondo possa continuare a essere un posto dove l’umano sopravviva e, soprattutto, dove l’egoismo non prenda il sopravvento.

Il Rosario mi ha cambiato la vita

“Sono la Madonna del Rosario e vengo a chiedervi di dire ogni giorno il Rosario e di cambiare vita”. La preghiera del rosario ha cambiato la vita a tante persone, ed è tuttora il sostegno spirituale nella dura battaglia dei giorni per tanti fedeli. – La preghiera assidua del rosario ha forgiato santi in ogni epoca della storia. E ancora oggi cambia la vita a molti cristiani, come si legge in questa testimonianza di don Maurizio Patriciello: «Il Rosario mi ha cambiato la vita… è stato all’origine della mia vocazione sacerdotale».

Stimato e caro dottore…

La vocazione del medico è di grande responsabilità. Oggi appare sempre più chiaro che senza vocazione non si può fare il medico, e che non è così facile mantenerla, la vocazione.Infatti la vocazione del medico è sottoposta a continue tentazioni e i “tradimenti” oggi vengono evidenziati con preoccupante frequenza. In questo contesto è significativa e piena di speranza la lettera che l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ha inviato ai medici della sua diocesi. «Stimato e caro dottore, le scrivo…», una lettera per sostenerli nella loro «vocazione» verso i malati. – Come non condividere questo gesto di pastore che si fa portavoce delle persone più deboli, ma piene di speranza, quali sono gli ammalati, i ricoverati?

Deridere i poveri oggi

Le cronache quotidiane riportano storie di maleducazione di giovanissimi che, quando sono in gruppo, deridono i più deboli: il barbone, il senza tetto, il povero, l’immigrato. Certamente questi giovani hanno ereditato questo comportamento dagli adulti intolleranti, razzisti e privi di umanità. – Papa Francesco, chiudendo il Sinodo dell’Amazzonia, ha espresso che anche la Chiesa a volte deride i poveri perché scomodi: “Quante volte, anche nella Chiesa, le voci dei poveri non sono ascoltate e magari vengono derise o messe a tacere perché scomode… Preghiamo per chiedere la grazia di saper ascoltare il grido dei poveri: è il grido di speranza della Chiesa”. – Le società occidentali, in cui il cristianesimo, sulla carta, dovrebbe essere molto radicato, sono quelle in cui i poveri non sempre hanno la considerazione che dà loro il vangelo!

Ferite di vero amore

Il Crocifisso “sindonico” di Cordoba è stato realizzato dallo scultore sivigliano e professore dell’Università di Siviglia, Juan Manuel Miñarro. È l’unico Cristo “sindonico” del mondo che riflette fin nei minimi dettagli i politraumatismi del cadavere evidenziati dalla Sindone di Torino. “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pietro 2-24). Le sue ferite parlano al nostro cuore: sapremo ascoltarle?

Farisei e pubblicani oggi

Farisei e pubblicani oggi – Nel mondo e nella Chiesa stessa ancora oggi ci sono farisei e pubblicani. Semplicemente perché noi lo siamo: sì, perché tante volte siamo come il fariseo e a volte come il pubblicano. Il dito lo dobbiamo puntare contro noi stessi. Ma dalla parabola possiamo imparare qualcosa: come il fariseo, cerchiamo di non essere nella vita ladri e ingiusti, di osservare i comandamenti e pagare le tasse; come il pubblicano, riconosciamo, quando siamo al cospetto di Dio, che quel poco che abbiamo fatto è tutto dono Suo ed imploriamo, per noi e per tutti, il dono incommensurabile della Sua misericordia.

Vedere le qualità dell’altro

Da sempre sappiamo che che ciascuno di noi è creato ad immagine di Dio e già questo dovrebbe bastare ad andare più cauti nel giudicare (e condannare) gli altri. Se poi pensiamo che ciascuno di noi è stato redento dal sangue di Cristo, allora dovremmo concludere “Ciascuno di noi è prezioso!” I Santi hanno percorso questa strada, pur avendo un carattere proprio, magari scontroso, ribelle e poco incline a lasciar vincere l’altro. I Santi hanno trovato la via di convivere serenamente, nonostante i difetti e le divergenze di carattere.

Dio ci manda messaggi: leggiamoli bene!

Molte volte la gente crede di aver avuto un segnale da cielo: un sogno, un evento, una delusione, un incontro… E cerca spiegazioni. Vuole essere sicura di non sbagliare. Il modo c’è: per non sbagliare, basta mettersi in sintonia con la bontà di Dio. E’ vero: Dio ci chiama in molti modi, ma bisogna riconoscere il suo modo di raggiungere i nostri cuori. Noi dobbiamo essere sempre immersi nel suo amore e offrirlo agli altri. – La storia biblica di Giuseppe: egli venduto come schiavo dai propri fratelli, divenne poi causa di salvezza per tutto il suo popolo.

La disubbidienza “costruttiva”

La disubbidienza costruttiva. Ha fatto notizia il il grande gesto di Francesco Acerbi, calciatore della nazionale e della Lazio, che ha voluto prolungare la visita ai bambini dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, nonostante fosse scaduto il tempo concesso: “Perché ognuno di quei bambini andava onorato, perché realizzare la felicità del prossimo, anche se solo di un attimo, dovrebbe essere vissuto da tutti come un dovere, il più alto e bello, che restituisce gioia e pienezza a chi lo compie”.