Maria, Madre della Chiesa e dell’umanità sofferente

Il lunedì di Pentecoste, che quest’anno ricorre oggi 1 giugno 2020, in tutta la Chiesa, per volere esplicito di Papa Francesco, si celebra la memoria liturgica obbligatoria della Beata Vergine Maria. Era stato papa Paolo VI, durante il Concilio Vaticano II, il 21 novembre 1964, durante il Concilio Vaticano II, a dichiarare la Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei pastori, che la chiamano “Madre amantissima” e a stabilire che l’intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome. – Il popolo cristiano onora e ama Maria quale Madre della Chiesa e l’umanità sofferente ritrova oggi rinnovata fiducia di essere liberata dalla pandemia del coronavirus.

Pentecoste 2020

Pentecoste ieri, oggi, sempre. La prima Pentecoste cristiana è avvenuta nel Cenacolo, a Gerusalemme: lo Spirito Santo è sceso in maniera sensibile sulla Madonna e sugli Apostoli. Ancora oggi lo Spirito Santo continua a scendere su coloro che lo invocano, soprattutto se riuniti in assemblea. Lo Spirito Santo illumina, dà forza e crea unità. Siamo chiamati a fare Pentecoste per uscire dalla Babele della vita. Non c’è via di uscita. Qualsiasi iniziativa, anche la più spirituale, rischia di diventare Babele se è improntata al proprio egoismo e non persegue la gloria di Dio e il bene della umanità. Dio ci ha creati per la piena felicità.

La memoria liturgica di San Paolo VI nel segno del sacerdozio

Ieri 29 maggio si è celebrata memoria liturgica di San Paolo VI, morto a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione di Gesù, In genere il santo lo si festeggia nel giorno della sua morte, ma la coincidenza della Trasfigurazione (festa) ha consigliato di scegliere un’altra data; appunto il 29 maggio, anniversario della ordinazione sacerdotale (1920 ) di Giovanni Battista Montini, che diventerà Paolo VI. Era giunto all’ordinazione con notevoli difficoltà, a causa della salute malferma. Il suo vescovo scriveva: «È un giovane che ha tutte le più belle qualità, ma gli manca la salute». E, non di meno, era convinto di ordinarlo ugualmente: «Vuol dire che lo ordineremo per il paradiso!». Sì, ma dopo una lunga e fruttuosa vita per la Chiesa e per l’umanità.

Un Santo “tutto di Dio” e tutto da conoscere

Un Santo “tutto di Dio” e tutto da conoscere. E’ Il gesuita Jean de Brébeuf (1593-1649) morto martire nel Canada del XVII secolo sconvolto da un’epidemia. Leggendo la sua vita e il suo martirio si riesce a intravedere l’immenso amore per Dio, per cristo e la sua Croce e per il popolo degli Uroni ai quali dedicò la sua vita, che oggi appare come una scuola d’amore per tutti.

Quanto lo Spirito soffia, i cuori si aprono

Quanto lo Spirito soffia, i cuori si aprono alla testimonianza che si offre, perché la testimonianza nasce dalla fede nella presenza e nell’azione dello Spirito che Gesù ci ha inviato. «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». (At 1,8). Tutti possiamo e dobbiamo essere testimoni di quello che lo Spirito suscita in noi.

Riconoscere i valori che contano

In questi tempo di crisi del coronavirus occore saper iconoscere i valori che contano: il dono della propria salute, il rispetto per quella degli altri, il farsi coraggio reciprocamente a restare forti dinanzi alle varie tentazioni di disobbedire… Sono valori che questo momento richiede a tutti noi, lasciando da parte i nostri egoismi. “Cercate innanzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta”. (Vangelo di Matteo 6, 33).

Ave Maria, una storia di conversione

Ave Maria! – Comunicare le belle e buone notizie che portano pace, fraternità, unità, superando le varie diversità che tendono continuamente a dividerci, comprese quelle di religione. – Ricordiamo Santa Teresa di Calcutta che, pur ammirata per l’immenso bene che faceva all’umanità ferita, si sentì chiedere un giorno, con una punta di critica, da un giornalista protestante: “Perché nominate così spesso Maria, la Madonna?”. E Madre Teresa con un sorriso dolcissimo rispose semplicemente: “Ma Lei ci donato Gesù!”. La risposta lasciò il giornalista piuttosto freddo; ma qualche mese dopo, dall’altra parte del mondo, scrisse a Madre Teresa: “Avete ragione: Maria ci ha dato Gesù e merita tutto il nostro onore e amore”. – La storia presentata oggi con ricchezza di particolari, è una piccola autobiografia di un protestante diventato cattolico e poi sacerdote grazie alla dolcissima preghiera dell’Ave Maria.

Non rimandare la risposta alla chiamata di Dio

Rispondere alla chiamata di Dio diventa per l’uomo la sua vocazione: una vocazione che si attua in ogni campo della vita e dove ogni uomo possa manifestare ai tutti i fratelli dell’umanità l’amore ricevuto dallo stesso Dio. Allora la sua vita avrà il suo pieno senso. Dio continua a chiamare fino alla fine… perché l’amore non ha fine. Impariamo tutti ad essere sempre generosi di fronte alla chiamata di Dio.

Ascensione, Gesù ci apre il cielo

Oggi si celebra la 54.ma Giornata delle Comunicazioni sociali: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia. – Siamo assediati dalle cattive notizie. Per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri. E come noi siamo collegati alla grande storia della nostra salvezza. Il grande Racconto del Vangelo, portatore di una gioia che riempie i cuori, non può andar disperso nella massa anonima di altri racconti che portano solo il vuoto.

Quando i ragazzi non ascoltano

I ragazzi “non ascoltano”… ma quale verbo di complemento possiamo premettere: “non vogliono”, “non sanno”, “non riescono”… ad ascoltare? – In queste prime ore “di libertà”dalle stretture dettate dal coronavirus, sembra che molti ragazzi abbiano impensierito seriamente l’opinione pubblica e le autorità. Niente mascherina, niente distanza sociale, preoccupanti assembramenti, anzi ammucchiate da movida che rischiano di mandare all’aria i sacrifici finora fatti. Aiutare i ragazzi a saper affrontare con sacrificio le scelte della vita è compito che coinvolge gli adulti, a partire dalla famiglia. – La Madona, regina della famiglia, custodisca la salute e la santità di figli e genitori.

La Santa delle rose e degli impossibili

La storia di Santa Rita dimostra che niente è impossibile per chi ama veramente il Signore: il perdono dato agli uccisori del marito fu l’impossibile che divenne possibile in un ambiente carico di odio e di vendette. E segno ne furono le rose fiorite nell’orto della casa di famiglia, in pieno inverno e sotto la neve. – “Santa Rita è santa per la sua stupefacente normalità dell’esistenza quotidiana, da lei vissuta come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana” (San Giovanni Paolo II).

La Messa nelle automobili

A Chalons-en-Champagne a est di Parigi., 500 fedeli a bordo di 200 automobili hanno partecipato alla celebrazione celebrata in stile “drive in” dal vescovo della diocesi, Mons. Touvet, autore dell’iniziativa. E’ stato prestato il massimo rispetto per l’Eucaristia e la stessa celebrazione, che (probabilmente) ha avuto l’effetto di provocare l’intervento del Consiglio di Stato che ha ordinato riaprire i luoghi di culto entro 8 giorni. Una bella vittoria delle fede e della buona ragione.

Riuscire a vedere le lacrime degli altri

“Tutti abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore… E’ la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto” (Papa Francesco). Ma Dio ci mostra continuamente la strada che tutti dobbiamo percorrere. Egli ci ha creato e posto accanto ad altre persone: apriamo gli occhi e vediamo cosa possiamo fare per chi soffre (Madre Teresa di Calcutta).

Grati a Papa Francesco delle messe mattutine

Ieri 18 maggio Papa Francesco alle 7 di mattina ha celebrato la messa sulla tomba di san Giovanni Paolo II nel centenario della nascita. E il giorno prima domenica 17 l’aveva celebrata per l’ultima volta in diretta TV da Santa Marta, con ascolti incredibili in tutto il mondo. E’ stato come seguire il buon Pastore che si prende cura del gregge che gli è stato affidato. Figura di Gesù Buon Pastore, ma anche più familiarmente con il buon parroco di tutto il mondo. Papa Francesco ha pregato ed invitato a pregare per tutti: ogni giorno è stato come una sorpresa. Ci mancherà un po’ questo appuntamento.

Scoprire la gioia di donare

Dice Gesù: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Matteo, 11,25). – Scoprire la gioia suscitata da un gesto di bontà è una esperienza impagabile. Provare per credere; le esperienze si moltiplicheranno quanto più il cuore rimane puro e sincero. – La logica dell’amore ci sorprenderà sempre. Scopriamo anche che quando noi pensiamo di fare del bene agli altri, il primo bene siamo noi a riceverlo.

Lo Spirito rende testimoni di Cristo

Il cristiano porta frutti di vita spirituale solo se si pone sotto la guida dello Spirito Santo. E il cammino dei cristiani che desiderano camminare mossi dallo Spirito è vegliato dalla Vergine Maria, chiamata Sposa dello Spirito Santo. Le espressioni di amore di S. Alfonso alla Madonna mostrano una freschezza di sentimenti che contagiano il cuore: “Santissima Vergine Immacolata, Madre di misericordia, tu sei piena di carità verso tutti; non ti scordare delle mie miserie. Tu le vedi: raccomandami a Dio che non ti nega nulla. Ottienimi la grazia di poterti imitare nella santa carità, sia verso Dio che verso il prossimo. Amen”.

Ci vuole pazienza. E tanta.

Fra le molte virtù che in questo periodo di pandemia sono diventate più preziose del solito c’è soprattutto quella della pazienza. E ce ne sarà ancora bisogno perché, si sa, sarebbe molto imprudente pensare che tutta questa storia sia già finita. Vivere così a lungo insieme in famiglia nello spazio limitato di un alloggio, senza poter ricorrere a evasioni o distensioni o incontri alternativi abituali, sentendo oltretutto la pressione della paura del contagio e delle preoccupazioni per il futuro, ha messo certamente alla prova l’equilibrio e la solidità delle nostre relazioni. Gesù ci avverte: «Nella vostra pazienza guadagnerete le vostre vite!» (Lc 21, 19).

Tragedie nella vita e la fede come scommessa

I tanti morti causati dal coronavirus… Le tante tragedie nella vita… Lo shock terribile di un incidente stradale… Oh se i pianti disperati delle mamme, dei papà, delle mogli, dei mariti potessero dare corpo alla speranza che che c’è in tutti: una vita che non finisce banalmente e inutilmente, ma dura per l’eternità.

14 maggio 2020 – Giornata interconfessionale per l’umanità

14 maggio 2020 – Giornata interconfessionale per l’umanità – Preghiera, digiuno e opere di carità è quanto oggi sono invitati a compiere tutti gli uomini di tutte le confessioni religiose, per chiedere a Dio la fine della pandemia del coronavirus e come Fratellanza Umana, iniziare un cammino di riscatto da una storia che spesso ha visto gli uomini dividersi sui tanti tempi importanti per la vita stessa del loro pianeta.

Da schiavo africano a missionario

Storie si schiavitù, storie di riscatto. Per rendersene conto basta un giro, anche se breve, nelle vicende di un passato che ha visto gli europei (e anche gli italiani) crudeli colonialisti in azione nell’Africa per servizio del potere politico ed economico sulla pelle dei poveri del luogo. – Ma anche nelle tante oscure vicende storiche non sono mancate le storie belle, eroiche di persone che hanno amato l’umanità dolente e l’hanno servito lasciando luminosi esempi. Lo straordinario apostolato misionario di San Daniele Comboni; la storia della dolcissima Santa Giuseppina Bakita; e questa di oggi su Don Daniele Sorur, prete, il primo di origine sud sudanese, ma soprattutto la voce di un africano del XIX secolo, simbolo di riscatto per il proprio continente.