Il monaco irascibile

Più che fermarsi a guardare i peccati delle persone, conviene volgere l’attenzione all’infinita letteratura di santità riguardante la vita di tanti buoni preti, frati, monaci e vescovi ed anche laici. Tutti sono persone con una umanità fragile, e si sono impegnate a correggere i loro difetti, maturando vittorie o subendo sconfitte. Di questa lotta interiore solo Dio ne è testimone, ma i frutti poi restano visibili a tutti. E gli scandali? “E’ necessario che avvengano”, dice Gesù. e chi li provoca deve affrontarne le conseguenza. Ma allo scandalo occorre dare una risposta cristiana: abbiamo tutti bisogno di conversione, di perdono e di grazia, perché tutti siamo fragili e possiamo cadere.

La preghiera di un carcerato: «Sto pagando il mio debito».

La pastorale carceraria, sostenuta dall’insegnamento e dall’esempio di Papa Francesco, sta producendo frutti di vere conversioni. Il Papa indica la strada per uscire dalle sbarre e i detenuti gli sono grati e, come chiede spesso Francesco, pregano per lui”. Il francescano dei minori conventuali, Padre Beppe Giunti, ha fatto conoscere l’invocazione al Padre Nostro di un detenuto di Alessandria conosciuto durante la sue visite in carcere. Una preghiera che non può passare inosservata o ignorata: dentro questa preghiera c’è la grazia dello Spirito che libera l’anima dai duri legami del peccato.

Beato educatore, padre del popolo, martire dell’Eucaristia

Il nuovo Beato martire gesuita, Emilio Moscoso Cárdenas (1846-18979, fu un educatore dei giovani, un vero padre del popolo e un martire dell’Eucaristia, che aveva imparato ad amare in famiglia. Egli fu ucciso in odium fidei, mentre stava recitando il rosario davanti al crocifisso nel suo dormitorio il 4 maggio 1897. La sua morte si consumò in un doloroso periodo della storia dell’Ecuador, dopo l’uccisione del suo presidente Garcìa Moreno. Odio antireligioso, menzogne diaboliche, violenze arbitrare e sanguinose. Il vescovo di Riobamba era stato imprigionato; i gesuiti erano accusati di partecipare attivamente con armi alla rivolta del popolo. E ad Emilio, che venne assassinato, fu messo tra le mani il fucile con il quale era stato ucciso per far vedere che era armato e stava sparando prima di morire. Un inganno che non servì a coprire la barbarie perpetrata.

Nell’atomica di Nagasaki un medico santo

Straordinaria la vicenda scientifica e umana del medico Giapponese Takashi Paolo Nagai (1908-1951). Fu coinvolto personalmente nello scoppio della atomica di Nagasaki, anche a livello familiare: la moglie morì nello scoppio e a lei, che lo aveva aiutato nella conversione, promise di dedicare agli altri il poco tempo che gli restava da vivere: «In ricordo di te, per amore di te… che mi hai portato all’amore di Cristo». Rimane un vero «testimone» del XX secolo. Non morì nell’esplosione: egli trovò la risposta con un sorriso: «Non ci hanno voluti in Paradiso: siamo stati bocciati agli esami di ammissione».

Quando i laici sanno costruire la carità

I laici sanno costruire la carità. – Salvatore Snaiderbaur, siciliano, ex manager nel settore ospedaliero, consulente di impresa ed ex docente universitario nei college americani, nel 2017 ha fondato “One City Mission”, la no profit che assiste i senza tetto e i mendicanti di New York: “Dobbiamo guardare loro con la stessa tenerezza con cui vorremmo guardare noi stessi”. – La carità è un campo aperto a tutti e tutti possono (debbono) scendere in campo a fare la loro parte. (le foto sono di Renato Zacchia).

Davanti al sorriso del confessore

Il sacramento della confessione fa sperimentare al penitente sia la partecipazione alla gioia di Dio Padre, che riabbraccia il figlio prodigo, sia alla gioia del figlio, che ritrova l’amore della famiglia di Dio. Non è mai troppo tardi per provarlo. E il confessore è come il Padre che accoglie e sorride per il figlio che ritorna a casa.

Perseverare nella fede, camminare nell’amore

Nella prospettiva degli ultimi tempi (che oggi intravediamo nel disastro di Venezia e di altre località), Gesù annuncia chiaramente che la anche Chiesa, suo Corpo, parteciperà alla sua Passione. Ma ciò che conta nel tramonto del mondo e della sua storia è la perseveranza nella fede: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. – Perseverare nella fede. Scegliere sempre la misericordia e la benevolenza. Ricevere da Gesù la parola e la sapienza dell’amore. E pregare per essere liberati dalla superbia e dall’ingiustizia. Intanto guardiamoci dall’agitazione o dall’oziosità. Continuare a pregare per saper amare, per camminare nell’amore. L’occasione concreta viene data dalla 3a Giornata mondiale del povero: “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. – In un tempo in cui sembrano prevalere atteggiamenti di chiusura nei confronti di chi è in difficoltà, la Giornata Mondiale dei Poveri lancia un forte messaggio di speranza, dimostrando come sia possibile, grazie al contributo di tanti, superare l’indifferenza e costruire un mondo in cui nessuno è escluso.

Un po’ di pulizia nel cuore

La santità è possibile. La pace si decide nella coscienza. La santità si realizza nel cuore. Perciò i Padri del deserto erano attenti a custodire il cuore. In essi troviamo che l’uomo desidera la santità deve provare tenerezza per ogni essere vivente. Il nostro cuore deve essere compassionevole e non amare soltanto gli uomini, ma ogni creatura. Anche una foglia su un albero non bisogna strapparla senza ragione… Un cuore che ha imparato ad amare, come Dio, ha compassione per tutto. Una santità pulita!

L’anno del Santo “dottor carità”

Una persona straordinaria da conoscere. Un Santo da avere subito per amico e protettore. – Il santo medico Riccardo Pampuri (1897-1930), il dottor “Carità”. – Santo nelle piccole cose, ma un gigante di spiritualità. «Il nostro dottore è un santo. Sapesse come vuole bene agli ammalati, quanta carità fa ai poveri! Quando viene nelle nostre case, pare che venga un angelo». – Alla sorella missionaria in Egitto aveva scritto: «Abbi grandi desideri, mira sempre più in alto che puoi per riuscire a colpire giusto; ma poiché non sempre sarai chiamata ad azioni gloriose, fa’ anche le cose piccole, minime, con grande amore». Morì a soli 32 anni.

Carcere per rieducare, non per reprimere

Papa Francesco, l’8 novembre 2019 ricevendo i responsabili della pastorale penitenziaria, non ha esitato a lanciare un appello: “Carcere per rieducare, non per reprimere” ed ha esortato i cristiani a non “punire” con l’indifferenza chi esce dal carcere, ma aiutarlo nel reinserimento lavorativo e sociale. Ma per “recuperare” che è “perduto”, davvero occorre una azione di pastorale globale in cui siano tutti coinvolti.

Il sorriso di don Oreste Benzi

Il sorriso di un pazzo di Dio: don Oreste Benzi. Anche i giornali “laici” cominciano a sentirne la mancanza e ne reclamano la presenza e il riconoscimento. Don Oreste Benzi aveva un sorriso che rivelava la sua anima ripiena di Dio e con quel sorriso contagiava i buoni ad impegnarsi e contagiava anche i feriti dalla vita stimolandoli a reagire, affrontando la via de bene. Quando dinanzi ai potenti della terra iniziava a parlare e lo si voleva far tacere, esclamava: “Ma dài, dài, lasciate in libertà lo Spirito!”. Per molti era un santo, e i suoi molti figli spirituali della Comunità Papa Giovanni XXIII, da lui fondata, lo hanno in venerazione. L’associazione circa 200 case-famiglia e oltre 30 comunità terapeutiche per il recupero dei tossicodipendenti. Ogni giorno, nelle strutture di accoglienza create da don Benzi, si siedono a tavola 49.000 persone, tutte alimentate dalla Provvidenza.

Abbiamo santi Patroni personali?

Nessuno di noi vive da solo. Oltre alla presenza di Dio e dei santi, abbiamo i nostri Patroni personali, i nostri parenti defunti, vissuti santamente. Gesù ci ha assicurato: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;”(Giovanni 11,25). – Anche i piccoli defunti rientrano nel numero di questi Patroni personali; numerose sono le associazioni che si riferiscono ai piccoli defunti come “Angeli in cielo”. Regina assunta in cielo, prega per noi.

Accogliere quanto Dio dispone per noi

Ciò che Dio dispone è per il nostro bene e bisogna accogliere quanto Dio dispone per noi. – E’ dura per l’uomo (anche di oggi) accogliere con fiducia questa affermazione: preferisce più l’analisi della sua intelligenza per dimostrare che non è vero. Eppure Dio sta dalla nostra parte e combatte per noi. Per convincercene basta guardare nelle pieghe della propria vita, che spesso vengono nascoste e dimenticate.

La vita eterna ci attende

La vita è eterna e sarà beata se la si vive nel ringraziamento di quanto Dio ha donato all’uomo e darà ancora per la sua felicità. Ma l’uomo può guastare tutto col suo peccato. Quando il male si fa più intenso e la morte sembra assediarci, allora più intenso deve essere il desiderio e più viva la preghiera per trascendere l’ordine del tempo per fissarsi in quello dell’eterno. Si guarderà al Paradiso con fede e speranza, mentre agiamo ogni giorno nella carità. “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto!” (S. Francesco di Assisi).

Il giorno dei Redentoristi

La mattina del 9 novembre 1732 sei missionari con a capo Alfonso de Liguori dopo una lunga meditazione, cantarono la messa dello Spirito Santo e il Te Deum di ringraziamento nell’umile oratorio dell’ospizio. – Il collage di foto mostra S. Alfonso che va verso Scala su di un asino per farsi povero con i poveri. L’Ospizio delle Monache che accolse S.Alfonso e i primi discepoli e infine un ricordo della Peregrinatio Alphonsiana 1988 che riportò le reliquie di S. Alfonso nella Valle di Tramonti, dove fu predicata la prima missione redentorista: Pietre, Gete, Campinola.

Bisogna imparare dai propri errori

“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Questo proverbio ammonisce colui che ha prodotto la causa del proprio danno: costui dovrà prendersela esclusivamente con sé stesso, e non addossare la responsabilità ad altri. Guardare agli altri senza pregiudizi, senza puntare il dito. – Dice Gesù: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” (Mt 6, 22-23). Perciò una visitina all’interno del proprio cuore, purificandolo da pregiudizi e malevolenze, può rimettere a posto le relazioni.

La santità giovane: il beato Rolando Rivi

La santità del beato Rolando Rivi è una santità giovane, fatta di cuore, di donazione di sé, di mitezza, di perdono. Una santità che richiama giovani in quantità, anche grazie alla sua mostra itinerante: “Io sono di Gesù. Beato Rolando Rivi, testimone della verità”. Una santità che richiamerà tutti all’incontro con la natura che Rolando tanto amava nello spirito della Laudato si’ di Papa Francesco con percorsi di ricostruzione interiore che condurrà al suo santuario immerso in un paesaggio ancora incontaminato.

Beati Martiri redentoristi di Cuenca

Tarragona, Spagna 13 ottobre 2013 – Più di 20.000 persone hanno partecipato alla Beatificazione più numerosa della storia: 522 religiosi uccisi durante Guerra Civile Spagnola (1936-1939). – La cerimonia è cominciata con un video-messaggio di Papa Francesco in cui il Pontefice ha proposto l’esempio di questi Martiri che hanno imitato Cristo e ha insistito sulla necessità di “aprirci agli altri, soprattutto ai poveri”. – La beatificazione è avvenuta mentre era era in corso l’anno della Fede e i Redentoristi cominciano a celebrare l’Anno per la Promozione della Vocazione Missionaria: una bella occasione per celebrare il martirio di questi sei Beati, che hanno offerto le loro vite per l’abbondante Redenzione.

Calabria: migranti con piena integrazione

La bella storia di una famiglia di migranti in Calabria a Siderno Superiore (RC). – Arrivati sui barconi nel 2008, Siaka, 37 anni della Costa d’Avorio e Helen, 33 anni della Nigeria, sono stati battezzati insieme con la figlia più piccola Maria dal vescovo di Locri-Gerace Oliva. La figlia maggiore, Fortuna, aveva già ricevuto il Battesimo. – «Si sono perfettamente integrati – spiega il parroco don Giuseppe Alfano – il paese li ha adottati». Ed essi, felici ammettono con semplicità: «Ora ci sentiamo a casa». Anche il vescovo è felice: «Il vero volto della comunità è l’accoglienza».

Da luogo di torture a oasi di preghiera

Da luogo di persecuzione e morte a monastero di preghiera e di contemplazione. Oggi una parte della prigione degli orrori dell’Albania comunista ospita le suore clarisse. I volti dei martiri a Scutari pendono dalle pareti. I persecutori volevano annientarli insieme alla loro fede, invece parlano ancora e attirano sempre più persone che qui arrivano in pellegrinaggio da tutta Europa. E i graffiti realizzati dai prigionieri sui muri della prigione parlano ancora delle loro indicibili sofferenze. Il 30 settembre 2019 questo luogo di sofferenza è stato eretto canonicamente a monastero: “Santa Chiara” di Scutari.