La bisaccia del pellegrino 13-2012

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

Marzo 2012, quarta settimana: 25-31 marzo

1. Vangelo della domenica 25 marzo –  «Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto».
2. Aspetti della vita  – La Via Crucis.
3. Un incontro con S. Alfonso – «Cento mortaretti se il Papa non accetta».
4. Vivere la settimana con la liturgia =  26-31 marzo 2012.
5. Curiosità calabresi del passato  =  Primavera in Calabria. .

 1. Vangelo della domenica –  (Gv 12,20-33)
«Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto».

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

__________________

Il brano del Vangelo odierno segue immediatamente la narrazione dell’ingresso trionfale del Signore a Gerusalemme. Tutti sembrano averlo accolto: persino alcuni Greci, di passaggio, andarono a rendergli omaggio.
Questo è il contesto in cui Giovanni comincia il racconto della Passione. Come in natura, il chicco di grano muore per generare una nuova vita, così Gesù, con la sua morte, riconduce tutto quanto al Padre. Non è l’acclamazione del popolo che farà venire il Regno, ma il consenso del Padre. Il ministero e l’insegnamento di Gesù testimoniano che egli è venuto da parte del Padre. Aprirci a lui, significa passare dalla conoscenza di quanto egli ha detto o fatto all’accettazione della fede. La voce venuta dal cielo ci riporta alla Trasfigurazione. Ma qui, chi sente questa voce, o non la riconosce per nulla, o la percepisce come una vaga forma di approvazione. Eppure tale conferma era proprio destinata a loro. Questo è anche un richiamo per noi: se non siamo pronti ad ascoltare la parola di Dio, anche noi resteremo insensibili.
Tutti coloro che vogliono seguire Cristo, che accettano questa nuova via, scelgono di porsi al servizio di Cristo e di camminare al suo fianco. Il significato pregnante di queste parole – essere sempre con lui dovunque egli sia – ci è stato presentato nell’insegnamento e nel nutrimento spirituale della Quaresima. All’avvicinarsi della celebrazione dei misteri pasquali, portiamo in noi la certezza che servire Cristo significa essere onorati dal Padre. (La Chiesa.it). 

__________________

Giovanni nel Vangelo parla di morte e vita. È necessario che il chicco di frumento muoia perché dia frutto, perdere la vita per vivere eternamente. Noi spesso non siamo disposti a perdere la vita, a donarla per il bene degli altri. Gesù invece la perde, donando anche a noi la possibilità di “guadagnarla”, seguendo le sue orme.
L’ora di Gesù, cioè la sua passione- morte-resurrezione, è anche l’ora dell’uomo nuovo rigenerato a vita nuova dal mistero pasquale. Abbiamo il coraggio quindi di morire a noi stessi, solo allora scopriremo quanto Dio ci ama, e vedremo, con lo sguardo della fede, il Signore Gesù. Questa è la novità proposta e donata nell’Eucaristia, il dono della vita che Gesù ha fatto, unico sacrificio gradito a Dio.  ( Tiberio Cantaboni in “La Domenica”).

 2. Aspetti della vita  – La Via Crucis
La Via Crucis, nel senso attuale del termine, risale al Medio Evo inoltrato. La Via Crucis, con le stesse 14 stazioni, è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XVII. Dalla penisola iberica essa passò prima in Sardegna, e poi nella penisola italica. Qui incontrò un efficace propagatore in san Leonardo da Porto Maurizio, francescano (1751), egli eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo, a ricordo dell’Anno Santo 1750.
Seguire la Via della Croce – Com’è umanizzata la sofferenza davanti al Crocifisso? Dio non vuole la sofferenza dei suoi figli, anzi si adopera per liberarli dal dolore e consentire loro una vita felice. La risposta divina alle drammatiche domande dell’uomo che soffre è data da Gesù sulla croce: il suo silenzio, assordante come il grido di dolore con il quale muore, ci consente di penetrare nel mistero di un Dio che fa sue le nostre contraddizioni e non disdegna di entrare addirittura nel luogo della morte, dove prevale l’assenza di Dio. La risurrezione di Cristo è la vittoria di Dio sulla morte, la parola di vita che il Crocifisso può dire con tutta la forza dell’amore: grazie alla sua morte, noi possiamo vivere in Dio da risorti, per sempre!
Quali suggerimenti pastorali? La Via Crucis è una proposta antica e impegnativa: esige la disponibilità alla meditazione e alla preghiera, senza far leva eccessiva sulle emozioni. Richiede un ascolto attento della Parola di Dio e della storia contemporanea, alla luce del mistero pasquale di morte e risurrezione.
L’aiuto offerto da testimonianze concrete e la possibilità di contemplare il mistero del dolore nella sua valenza salvifica sono strumenti preziosi per la pastorale ordinaria, specie in vista della Nuova Evangelizzazione oggi tanto necessaria nelle nostre comunità. Presentata così, essa parla il linguaggio odierno e può raggiungere soprattutto quanti sono in ricerca della verità. Ai giovani si offre l’immediatezza del rapporto con il Signore Gesù, riconosciuto presente nelle numerose vicende attuali lacerate dal dolore assurdo e aperte all’annuncio di una “Speranza grande”!
(Lucia Giallorenzo,  Intervista all’Arcivescovo Mons. Francesco Alfano, della diocesi campana di Sant’Angelo dei Lombardi- Conza-Nusco-Bisaccia (Av) da pochi giorni trasferito alla diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. ).

Una preghiera per restare vigili
O Signore, fa’ che troviamo la forza di seguirti fino alla completa donazione come tu facesti obbedendo in tutto al Padre. Fa’ che riusciamo a diventare chicco di grano, che morendo produce molto frutto. La nostra natura umana indietreggia davanti a questa prospettiva, ma chiediamo alla tua misericordia di sostenerci per superare la paura che proviamo ogni volta che dobbiamo scegliere tra morire per risorgere e vivere per poi morire. (n.g.).

3. Un incontro con S. Alfonso
Cento mortaretti se il Papa non accetta
Tutti, in diocesi e a Roma, conoscevano ormai la rinunzia fatta da S. Alfonso e si aspettava la decisione del Papa.
Il Cardinale Carlo Rezzonico, veneto (+ 1799), appena conobbe l’allarmante stato di salute in cui versava sant’Alfonso, scrisse: “Sappiate che io prego più il Signore per la di lui salute che per la mia; anzi prego Iddio che abbrevi a me i giorni e li allunghi a quel santo vecchio. La sua vita è troppo preziosa, e di molto vantaggio alla santa Chiesa”. Era il concetto generale che si aveva della santità di Monsignor Liguori.
Anche l’Arcivescovo. di Benevento, creato nel 1775 Cardinale, Francesco Banditi riminese (m. 1796) attestava: “Io prego di continuo il Signore che tolga gli anni a me e li aggiunga a lui, perché la sua vita è troppo utile alla santa Chiesa”. .Sant’Alfonso era il più santo, dotto e zelante dei suoi suffraganei, che brillava nella vastissima archidiocesi come una stella radiosa.
Il Marchese Avena, consigliere di Sua Maestà, sentendone parlare a Napoli, si lamentò: “Mons. Liguori ha fatto male, e gran male. Se stesse a me, lo farei stare in diocesi. Solo la sua presenza bastava per governarla e tener tutti nel dovere”.

Le voci della rinunzia, quantunque smozzicate, camminavano e prendevano consistenza. I dubbi cadevano od aumentavano secondo gli umori: nei caffè si diceva che a Roma si teneva duro. Si domandava ad Alessio una informazione più sicura,.ma il servitore se ne usciva pel rotto della cuffia: “Bisogna vedere come la pensa il Papa“.
Il clero non s’illudeva e vedeva imminente il successore.
Un negoziante di Arienzo, che possedeva poco lontano dalla casa episcopale il suo fondaco e faceva buoni affari, proclamava pubblicamente: “Se viene la negativa, io tengo preparati cento mortaretti per fare una salva, ed una scampanata a gloria di Dio e di Monsignore“. Ed un barista a sua volta aggiungeva: “Se la rinunzia non è accettata, io per allegrezza farò bruciare nel mezzo della piazza un boccale pieno di acquavite.

Sant’Alfonso era il centro della diocesi, e tutti vi facevano capo per pratiche amministrative, per raccomandazioni e per consigli. Mai si era veduto un vescovo di S. Agata ricercato da tanta gente.
Non viveva il dovere giornaliero in modo fastoso, per cui incoraggiava ad un incontro: la familiarità attraeva: la piacevole conversazione avvinceva.
Vi accorrevano anche dalle diocesi più lontane: personalità ecclesiastiche e civili desideravano consultarlo in questioni delicate. Vi affluivano da Napoli e da Caserta, da Gaeta, da Cava, Amalfi, Sarno e San Severo. Si andava dall’eroico vescovo che si nutriva di preghiera e di studio e che con savi provvedimenti era riuscito ad elevare il livello morale dei diocesani.
(cf. Oreste Gregorio, Monsignore si diverte, p. 148 – libro edito nel 1962 per ricordare il Secondo Centenario della consacrazione episcopale di S. Alfonso M. De Liguori.)

4. Vivere la settimana con la liturgia = V Settimana di Quaresima
(26-31 marzo) Liturgia delle Ore: I Settimana con parti proprie. 

26  marzo  (lunedì) – Colore liturgico bianco. – Solennità dell’Annunciazione.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà. – Dal “sì” di Maria è venuta la salvezza per tutto il genere umano. Sulla disponibilità della fanciulla di Nazareth Dio ha fondato la sua opera di redenzione.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Isaia 7,10-14; 8,10; Salmo 39,7-11; Ebrei 10,4-10; Luca 1,26-38.
  • – Santi di oggi  =  Annunciazione del Signore. Santi Baronzio e Desiderio. 

27  marzo  (martedì) – Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Signore, ascolta la mia preghiera. – Riconoscere in Gesù l’unica àncora di salvezza per l’uomo è un invito che viene rivolto a ognuno di noi. Scommettere su di lui la vita è il secondo passo.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Numeri 21,4-9; Salmo 101,2-3.16-21; Giovanni 8,21-30.
  • – Santi di oggi  =  San Ruperto; Sant’Alessandro di Drizipara; B. Francesco Faà di Bruno.

28  marzo  (mercoledì) – Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  – A te la lode e la gloria nei secoli. – La schiavitù del peccato è terminata, perché il Figlio di Dio è venuto a liberarci. Occorre però la nostra piena disponibilità.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Daniele 3,14-20.46-50.91-92.95; Cantico Dn 3,52-56; Giovanni 8,31-42.
  • – Santi di oggi  =  Santo Stefano Harding; B. Giovanna M. de Maillé.

29  marzo  (giovedì)  –  Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi =  Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. – Se osserviamo la parola di Cristo non avremo più in noi la morte. Egli solo ha redento la stirpe di Abramo.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Genesi 17,3-9; Salmo 104,4-9; Giovanni 8,51-59.
  • – Santi di oggi  =  San Guglielmo Tempier; San Ludolfo.

30  marzo  (venerdì) – Colore liturgico viola.

  • – Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Nell’angoscia t’invoco: salvami, Signore. – Le tenebre non accettano che l’Uomo-Dio sia il Messia, per questo fanno di tutto per distruggerlo, ma falliscono. Solo lui è la Verità assoluta.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Geremia 20,10-13; Salmo 17,2-7; Giovanni 10,31-42.
  • – Santi di oggi  =  San Secondo; San Leonardo Murialdo; B. Amedeo IX.

31  marzo  (sabato) – Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge. – Il sommo sacerdote Caifa vuole la morte di Gesù. Cristo verrà crocifisso, ma da questo fallimento umano, verrà la liberazione per tutto il suo popolo.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ezechiele 37,21-28; Cantico. Ger 31,10-12b.13; Gioavanni 11,45-56.
  • – Santi di oggi  = San Beniamino; B. Bonaventura da Forlì.

5. Curiosità calabresi del passato
Primavera in Calabria
La primavera nel gergo comune rappresenta la stagione della giovinezza, dei fiori, del risveglio della vita.
Anche se in Calabria sulla primavera non si conoscono richiami folklorici significativi, è pur vero che la cultura popolare è ricca di proverbi e di detti legati per lo più alle variazioni climatiche e ai segni premonitori di tali cambiamenti a partire dal mese di febbraio-marzo.
Si dice, per esempio, Quannu fisca lu scutu, u viernu si nn’è jutu, nel senso che il canto dell’assiolo o del gufo avverte che l’inverno se n’è andato.
Altri detti da ricordare:
Quannu juri a mennulara, è na vera minzognara;
quannu juri la brunera, è daveru primavera.

(Quando fiorisce il mandorlo è vero menzognero; quando invece fio­risce l’erica è arrivata davvero primavera).
In altre parole la fioritura del mandorlo, molto precoce, è un falso segno di primavera.

Ancora: Alla Nunziata a merenna è preparata (il 25 marzo, cioè, giorno dell’Annunziata, la temperatura è già mite e si può uscire a fare bisboccia in campagna); ‘A primavera `u Signori spanni la tavola (a primavera il Signore prepara la tavola all’aperto); Vientu e marzu, orduru e primavera (vento di marzo profumo di primavera); A marzu ogni troppa è matarazzu (a marzo ogni cespuglio è buono come materasso per distendersi).
Accanto a questi non mancano, però, detti che invitano alla pru­denza. È vero che la temperatura diventa più mite, ma Si marzu un marzija,a terra fumìja; si marzu pungi, scatta l’ugni, cioè se marzo non fa il pazzo, la primavera si fa avanti e la terra per il sole tiepi­do fumiga; ma se marzo punge, allora il freddo spacca le unghie.
Per questo è da saggi non alleggerirsi dei vestiti: Aprili, no’ cacciari e no’ mintìri (ad aprile non togliere e non mettere).
La primavera, in conclusione, è senz’altro la stagione più bella perché esprime la vita che si rinnova ed il clima mite e la fioritura generale suonano invito a godere la natura e l’aperta campagna.
(Luigi Renzo in Calabria di ieri e di oggi, Ferrari Editore 2007, pp.195-196).

Condividi l'articolo