Ad Ariccia gli Esercizi spirituali del Papa

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Ad Ariccia gli Esercizi spirituali del Papa.

Per una bella coincidenza gli esercizi spirituali del Papa e della Curia romana ad Ariccia (10-14 marzo 2o19) si si sono intrecciati quest’anno con il sesto anniversario dell’elezione di Francesco lo scorso 13 marzo. Chissà, nel cuore e nella mente del Papa, quali sentimenti si sono sono alternati, tra una meditazione e l’altra dell’abate benedettino olivetano Bernardo Francesco Maria Gianni, nel ricordo di ciò che avvenne, quel 13 marzo 2013, nella Cappella Sistina. Il tema è stato coinvolgente e attuale: “Con gli occhi di Dio per cambiare la città”. Un invito a riscoprire l’importanza ai temi cari al Papa: le periferie (geografiche ed esistenziali) di una Chiesa in uscita dal recinto del sacro verso strade e piazze e case degli uomini. Un paesaggio urbano che fa da scenario, sempre più spesso e (mal)volentieri, al vivere contemporaneo. Avere occhi per riscoprire la presenza di Dio che, nonostante le apparenze contrarie, abita ancora nelle nostre città: si tratta solo di scoprirne le tracce.

Con gli occhi di Dio per cambiare la città.
E’ il tema degli esercizi spirituali del Papa e della Curia, cominciati domenica pomeriggio ad Ariccia.
Il predicatore invitato quest’anno è dom Bernardo Gianni, olivetano, abate di San Miniato al Monte che per l’itinerario delle riflessioni ha scelto due guide d’eccezione, il poeta Mario Luzi e il “sindaco santo” Giorgio La Pira. Un itinerario che ha mostrato gli aspetti deleteri ele idealità di un agglomerato urbano dei nostri giorni.

♦ Con La Pira, infatti, il predicatore ha presentato il «sogno di Dio», la percezione «altissima» del «mistero che abita ogni città». Con Luzi ha invitato a scrutare «una traccia, un indizio di come Dio abiti la città»: con una poesia del 1997 «Siamo qui per questo».
♦ Non con uno sguardo dall’alto, per non cadere sulle tentazioni del Maligno che vorrebbe quasi farci possedere le cose di questo mondo, dominarle, condizionarle; ma viceversa con lo sguardo suscitato dallo Spirito Santo, dalla Parola del Signore, uno sguardo di contemplazione, di gratitudine, di vigilanza se necessario, di profezia». Perciò «è uno sguardo che non fatica a riconoscere come troppe volte davvero le nostre città sono un deserto.
♦ Ma proprio in questo deserto siamo chiamati a riconoscere le tracce del passaggio del Signore e a immettere «una dinamica pasquale» rendendoci consapevoli che «il momento storico è grave» perché «il respiro universale della fraternità appare molto indebolito»: la forza della fraternità è la nuova frontiera del cristianesimo. Un impegno urgente per gli operatori pastorali.
Nel mistero che avvolge la città, lo Spirito ci aiuta «perché il nostro agire pastorale, il nostro prenderci cura delle persone che ci sono affidate, del popolo che ci è affidato ma direi dell’umanità che ci è affidata dal Signore, possa essere davvero di nuovo fiamma viva di ardente desiderio, e tornare ad essere un giardino di bellezza, di pace, di giustizia, di misura, di armonia».
Allora: «lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo: facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: “Voi, chi dite che io sia?”. Lasciamoci guardare da Lui per imparare a guardare come Lui guardava».

Con lo sguardo di Cristo.
♦ Questo sguardo diventa anche il filo rosso da usare oggi nelle nostre metropoli: «Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. Egli vive fra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia».
Questa presenza «non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni in modo impreciso e diffuso».

Quindi occorre rivisitare le città per rinnovarle alla base e al vertice come scriveva La Pira. Questo diventa fondamentale per il bene delle persone e delle strutture politiche, tecniche, economiche. «Ecco lo sguardo di fede, lo sguardo contemplativo… che cerca di attuare la storia di Cristo nel mondo, tentando nonostante tutte le resistenze, di rifrangere nella città dell’uomo le armonie, le bellezze, gli splendori della città di Dio: venga il tuo Regno, come in Cielo così in terra».

La testimonianza nelle città, unica profezia credibile.
In primo piano viene il valore della testimonianza, animata dal fuoco dello Spirito: l’unica fiamma capace di arrestare la «vampa devastatrice del mondo».
Testimonianza come gesto concreto, come fiducia in Dio, come dialogo di amore che restituisce ad ogni città la sua missione universale: «Niente distruzione, niente guerra, ma solo orazione, progresso, bellezza, lavoro, pace! Le città sono storia resa visibile: un patrimonio sacro, che si edifica e si trasmette con tanto amore, di generazione in generazione: proprio come Gerusalemme».
Con lo sguardo evangelico di Gesù sulla città e la testimonianza che ne sorge nasce la speranza di «ricostruire» la città. “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori (Salmo 127).

(fonte: cf articoli di Avvenire.it)

Con gli occhi di Dio per cambiare la città, Ad Ariccia gli Esercizi spirituali del Papa. – Solo la testimonianza, animata dal fuoco dello Spirito è l’unica fiamma capace di arrestare la «vampa devastatrice del mondo» e ricostruire la città. “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori (Salmo 127). – «Non guerre, non distruzione, non sopraffazione, ma preghiera, opere di giusto progresso, di vera bellezza, di lavoro e di pace!»

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