Fede e dintorni

CONSERVARE LA MEMORIA DEI GIUSTI

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Conservare la memoria dei Giusti.

– “I Giusti sono delle persone normali, semplici, che hanno aiutato il prossimo… Io ho solo risposto alla mia coscienza».  – Era questa la risposta più frequente di Pierantonio Costa, il quale aggiungeva che non pensava di aver fatto cose grandi, ma semplicemente quello che la sua percezione della realtà gli suggeriva. Questa è la base di uno che la società chiama “Giusto”: uno che non si nasconde dinanzi al male che colpisce altri esseri umani.
Pierantonio Costa era un imprenditore e console onorario nella capitale ruandese, Kigali: durante le violenze si è trasformato in appassionato umanitario. Eroe per caso nella follia generale di quei 90 giorni di morte.
– Durante il genocidio ruandese nel 1994 è stato in grado di salvare oltre duemila le persone, riuscendo a creare dei corridori umanitari attraverso cui ha fatto fuggire verso il vicino Burundi centinaia di persone, straniere e locali. Oltre 300 bambini sono stati salvati grazie alla sua opera. – E’ stato insignito della medaglia d’oro al valore civile per gli italiani portati in salvo. – Tutto ciò gli ha valso la candidatura per il Premio Nobel per la pace nel 2011. E’ ricordato come «l’angelo italiano del Ruanda», facendo molto molto sia per la comunità ruandese sia per quella italiana».

Addio a Pierantonio Costa, console in Ruanda salvò migliaia dal genocidio. «Ho solo risposto alla mia coscienza», diceva l’imprenditore spentosi il 1° gennaio 2021 a 81 anni, quando veniva interpellato sul suo ruolo durante il genocidio ruandese del 1994
♦ Ha vissuto molti anni in Africa, dove si era trasferito il padre, facendo l’imprenditore. Dal 1988 al 2003 fu console italiano a Kigali; trasferitosi nel vicino Burundi, si prodigò nel salvataggio di profughi e perseguitati durante la guerra civile in Rwanda (1994), utilizzando il suo ruolo, ma anche molto suo denaro.
♦ L’Italia lo ha insignito di medaglia d’oro al Valor Civile. Uno dei cippi del Giardino dei Giusti, aggiunto nel 2009 recita: “A Pierantonio Costa Console italiano a Kigali ha salvato molte vite durante il genocidio in Rwanda”.

«Ho solo risposto alla mia coscienza». Era questa la risposta più frequente di Pierantonio Costa, spentosi nei giorni scorsi a 81 anni, quando veniva interpellato sul suo ruolo durante il genocidio ruandese nel 1994. Oltre duemila le persone che è stato in grado di salvare.
«Riusciva a creare dei corridori umanitari attraverso cui ha fatto fuggire verso il vicino Burundi centinaia di persone, straniere e locali – ha scritto Collins Mwai sul quotidiano ruandese New Times –. Oltre 300 bambini sono stati salvati grazie alla sua opera».
  Una rara combinazione che gli ha valso la candidatura per il Premio Nobel per la pace nel 2011. A «l’angelo italiano del Ruanda»: così viene ricordato nel «Giardino dei giusti del mondo” a Milano e Padova. “È stato un uomo molto buono – ha detto Bruno Puggia, attuale console onorario italiano in Ruanda –. Ha fatto molto sia per la comunità ruandese sia per quella italiana».

♦ Due episodi raccontati nel libro di Luciano Scalettari “La lista del console”, ed. Paline, Milano, 2004.
In questo libro l’autore raccoglie tutte le conversazioni avute con Pierantonio Costa.
Ecco due esempi di come il console Costa attuava la sua tattica e di cosa significava sapere ciò che gli altri si aspettavano da lui.

1. Un giorno, mentre guidava un convoglio di europei, aveva visto dei ragazzi che stavano picchiando una ragazza. Fece fermare il convoglio e si avvicinò, dicendo di lasciare stare e dando loro una decina di euro. Questi si fermarono e ci pensarono un attimo, poi mollarono la ragazza e presero i soldi.
Mi chiedo perché l’abbia fatto, era un rischio. Lui era senza armi, con un convoglio di europei. Ma Costa sapeva che, in questo modo, la ragazza sarebbe stata automaticamente sua. Nella mentalità dei rwandesi funzionava così.

2. L’altro episodio: si stava occupando della nostra uscita dal Rwanda. Accanto a lui c’era un militare che cercava di ottenere il via libera.
Costa si era accorto che per costui si metteva male: intorno all’auto del militare si aggirava un gruppo di ragazzi, lo stavano guardando in modo sospetto. Allora Costa lanciò verso di loro una banconota, sapendo che se la sarebbero contesa, lasciando perdere il militare.
Infatti la situazione si sbloccò e le macchine iniziarono a passare, perché tutti si erano distratti per via della banconota.
Costa scherzosamente disse al militare che gli doveva una birra e quel militare gliela offrì davvero.
Questi sono piccoli esempi, ma rendono l’idea di cosa significa secondo me essere un Giusto.

(fonte: cf Avvenire.it, giovedì 7 gennaio 2021).

La memoria di un Giusto – Pierantonio Costa era un imprenditore e console onorario nella capitale ruandese, Kigali. Durante le violenze si è trasformato in appassionato umanitario. Eroe per caso nella follia generale di quei 90 giorni di morte. – Durante il genocidio ruandese nel 1994 è stato in grado di salvare oltre duemila le persone, riuscendo a creare dei corridori umanitari attraverso cui ha fatto fuggire verso il vicino Burundi centinaia di persone, straniere e locali. Oltre 300 bambini sono stati salvati grazie alla sua opera. – Tutto ciò gli ha valso la candidatura per il Premio Nobel per la pace nel 2011. E’ ricordato come «l’angelo italiano del Ruanda», facendo molto molto sia per la comunità ruandese sia per quella italiana».

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