Curiosità dalla storia: James Hepburn, IV conte di Bothwell (1/2)

Amante e poi terzo marito di Mary Stuart, fu complice nel delitto del suo secondo marito, Lord Darnley

Inviso a corte, sposò la regina di Scozia con rito protestante. Dopo la sua fuga i lord scozzesi trovarono lettere e componimenti poetici compromettenti attribuiti a Mary Stuart custoditi in uno scrigno d’argento sigillato, regalato alla regina da Francesco II di Francia, suo primo marito

1)Francesco II di Volois, re di Francia e primo marito di Mary Stuart – 2) Lord Darnley (Henry Stuart), cugino e secondo marito di Mary Stuart – 3) Mary Stuart, regina di Scozia – 4) Giacomo VI di Scozia – Giacomo I d’Inghilterra, figlio di Lord Darnley e della regina di Scozia Mary Stuart – 5) James Hepburn, IV Conte di Bothwell, terzo marito di Mary Stuart

L’omicidio di Lord Darnley
Lord Darnley (Enrico Stuart), cugino e secondo marito di Mary Stuart, era malato, probabilmente aveva contratto il vaiolo, e si curava ad Edimburgo. Nella casa di Kirk o’ Field il 10 febbraio 1567 si verificò un’esplosione e Darnley perse la vita. Questo evento avrebbe dovuto far tirare un sospiro di sollievo alla regina, ma ben presto fu la causa di altri guai perché il suo futuro terzo marito, James Hepburn, IV conte di Bothwell, fu accusato dell’omicidio in un processo farsa dal quale fu poi assolto. C’è da chiedersi se Mary fosse a conoscenza del piano per uccidere Lord Darnely. Forse. Chi può dirlo con certezza? Certo, in base a una visione di insieme dei fatti e a successive riflessioni logiche e psicologiche possiamo dire che la regina ne fosse a conoscenza e avesse partecipato indirettamente al delitto. Comunque, da quel momento, per il regno di Scozia, gli eventi prenderanno una brutta piega.

Il matrimonio con rito protestante
Il presunto responsabile dell’assassinio di Lord Darnley fu il futuro principe consorte di Scozia, oggi noto semplicemente con il nome di Bothwell. James Hepburn, questo il suo nome, era un Grande Ammiraglio che aveva navigato in lungo e in largo per l’Europa. Intorno al 1559 a Copenaghen aveva conosciuto Anna Rustug, nobildonna norvegese figlia di Christoffer, ammiraglio al servizio del Consiglio Reale danese. I due, innamoratisi, si fidanzarono e lui la portò con sé, ma ben presto la donna dovette fare i conti con la dura realtà: lei lo aveva aiutato finanziariamente, ma poco dopo Bothwell l’aveva abbandonata. Bothwell aveva conosciuto anni prima Mary Stuart, era stato proprio lui incaricato a riportarla in Scozia dopo la morte del suo primo marito, Francesco II di Francia. Sempre Bothwell, che si dice ne combinasse una più del diavolo, aveva sposato la contessa Jean Gordon – figlia del proprietario terriero più ricco e potente delle Highlands scozzesi – ma poi, si disse, avevano dovuto divorziare a causa della sua relazione con una domestica. Nel 1566 Bothwell aveva iniziato a frequentare la regina Mary e i due si sposarono con rito protestante il 15 maggio del 1567.

La farsa
Riavvolgiamo il nastro degli eventi sull’allora matrimonio più discusso d’Europa tra la regina Mary Stuart e Bothwell. Gli attori recitano la parte in modo impeccabile. Si inscena un rapimento e si sparge la voce ai quattro venti che la regina Mary è caduta in mano di Bothwell ed è stata violentata. Il tutto accade – naturalmente come ha ordinato la regina – senza spargimento di sangue. Bothwell – seppur a malincuore – non può che “vestire” quei panni perché, come si sul dire, il gioco vale, eccome, la candela, dato che in breve tempo sposerà la regina di Scozia; per Mary è forse l’unica soluzione per salvare una situazione ormai sfuggitale di mano: sposare l’uomo che ama e riconciliarsi, si fa per dire, con i sudditi.
La farsa continua con il divorzio di Bothwell dalla moglie legittima. Infatti nel frattempo uomini fidati avevano agito tempestivamente e senza far troppo rumore in favore della coppia, e i corrotti tribunali ecclesiastici avevano stabilito che Bothwell aveva tradito Jane Gordon con la donna di servizio (matrimonio annullato dal tribunale protestante); gli sposi erano parenti di quarto grado, quindi il matrimonio non si sarebbe dovuto celebrare (tribunale cattolico). Da quel momento per la regina Mary solo le nozze con l’uomo che l’aveva posseduta contro la sua volontà potranno restituirle l’onore perduto. Ma il matrimonio con rito protestante di una sovrana cattolica, come si può immaginare, era un evento più unico che raro! Dio ce ne scampi e liberi! Roba che se l’avessero vista i Guisa l’avrebbero come minimo squartata seduta stante. Per non parlare del papa, Pio V, al secolo Antonio Ghislieri, proprio lui, intransigente e anch’egli promotore della Controriforma: chissà quali pensieri, quali riflessioni, e che parole profferì quando gli fu annunciato che la figlia di Maria di Guisa aveva sposato un uomo di rango inferiore e per giunta assassino di suo marito (e cugino) con rito protestante, quell’anno l’evento più chiacchierato d’Europa! Beh, si può dire che quelle nozze furono comunque una grande umiliazione per l’Europa cattolica, e Mary perse le simpatie di Francia e Spagna. Lei, la regina di Scozia, cattolicissima, sarebbe stata abbandonata da tutti, perché travolta dalla passione per Bothwell, perché ormai sua succube. Mary Stuart scriverà: “Da allora in poi ho in sprezzo l’onore, la sola cosa che ci dia felicità. Per lui (Bothwell) metto a repentaglio grandezza e coscienza, per lui ho lasciato parenti e amici”.
Insomma, dopo gli eventi appena ricordati, la percentuale di gradimento del popolo scozzese e, più in generale, cattolico verso la regina era pari a zero.

Il tradimento di Balfour
Bothwell è in fuga, braccato dai ribelli. Il marito di Mary è però un osso dura e non è stato ancora sconfitto: ha un’ultima carta da giocare. Non era stato possibile farlo prima, durante le battaglie, cioè portarsi dietro alcuni documenti segreti, perché sarebbero stati facile bottino dei lord ribelli. E il compito di recuperare quelle carte, adesso che è in fuga, viene dato ad un servo, Dalgleish, che senza dare nell’occhio deve recarsi al castello e prendere lo scrigno d’argento. Ma il servo viene catturato e torturato dai ribelli, grazie alla soffiata di un certo Balfour, stretto collaboratore di Bothwell e complice nel delitto di Lord Darnley che, sperando nel perdono dei nemici, preferisce tradirlo. I lord scozzesi prendono così i proverbiali due piccioni con una fava: ottengono la documentazione per accusare la regina e possono sbarazzarsi di tutti quei documenti comprovanti la loro complicità e le malefatte negli “affari” di Stato. Il passo successivo dei lord ribelli è quello di portare spontaneamente la regina a cedere la corona al figlio, altrimenti verrà accusata di adulterio e omicidio. Adesso hanno le prove e nessun monarca, compresa la cugina Elizabeth, potrà difendere la regina di Scozia che, per sua stessa ammissione, sarà accusata di oltraggio alla legge. Il conte di Morton e gli altri lord ribelli intanto hanno preparato la documentazione da far firmare a Mary Stuart. In sintesi, la regina dovrà rinunciare al trono, dovrà dare il consenso per l’incoronazione del figlio e permettere la reggenza del fratellastro Moray o di un altro lord. Mary accetterà firmando i documenti ma i lord scozzesi leggeranno comunque in parlamento le lettere dello scrigno, che diverranno pubbliche (un’azione infamante). Sarà l’atto definitivo, cruciale che la allontanerà per sempre dal trono scozzese. Ma Mary a quel tempo si sente ancora la regina, non basta certo una firma per fermarla, ha ancora tante frecce nella sua faretra.

Anna
Bothwell, inviso a corte, con questo matrimonio si era messo contro tutta la Scozia. La situazione era ormai fuori controllo. Per salvare la cattolica Scozia Bothwell doveva sparire e la regina abdicare in favore del figlio Giacomo. Fortunatamente non si combatté alcuna battaglia: Mary seguì il suo popolo a condizione che si concedesse la libertà al marito e Bothwell e Mary si separarono per sempre. Lui fuggì nei paesi scandinavi. Qui, in Norvegia, fu arrestato da Erik Rosenkrantz, cugino di Anna Rustug, la nobildonna che aveva deposto contro di lui una querela in memoria dell’offesa subita. Si narra che Bothwell avesse parlato con Anna, convincendola di accettare un risarcimento per il torto arrecatole. Nel frattempo, purtroppo per lui, si seppe che la Corona inglese lo ricercava per l’assassinio di Lord Durnley, cittadino inglese e cugino di Elizabeth. Allora il prigioniero fu trasferito a Dragsholm, un castello dove scontò la sua pena, circa dieci anni, fino al giorno della morte, avvenuta nel 1578.

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, Caporedattore e collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.