Curiosità dalla storia: la ghigliottina, ovvero la pena capitale uguale per tutti

Guillotin, Louis e Schmidt: ecco a voi il “rasoio nazionale” francese

Mentre Guillotin trascorse gran parte della vita a negare la paternità dello strumento di morte chiamato con il suo nome, Schmidt passò tutta la vita cercando vanamente di ottenere i diritti di quell’invenzione

Nella Francia dell’ancien régime la morte era applicata con modalità differenti in base all’estrazione sociale del condannato: l’aristocratico veniva decapitato, il plebeo impiccato, l’eretico finiva al rogo e il criminale squartato con le ossa fracassate. Nell’epoca dei Lumi, però, questi orrori non potevano più essere accettati e prese corpo l’idea che la pena capitale dovesse essere uguale per tutti, indipendentemente dal ceto di provenienza del condannato a morte. Fu solo nel 1789, allo scoppio della Rivoluzione francese, che l’idea di una morte con intenti ugualitari fu, tra le altre questioni “urgenti”, discussa nelle assemblee e, successivamente, presentata come nuovo disegno di legge. Un dottore e deputato, Joseph Ignace Guillotin, si fece portavoce di un nuovo “meccanismo semplice” per i condannati a morte che descrisse così: “Con la mia macchina, vi farò saltare la testa in un batter d’occhio, e non soffrirete affatto!”
Guillotin fu eletto il 1º maggio 1789 fra i dieci deputati di Parigi agli Stati Generali. Uno dei suoi primi atti come uomo politico fu la Pétition des citoyens domiciliés à Paris, datata 8 dicembre 1788, con la quale si chiedeva al re che agli Stati Generali il voto fosse per testa anziché per Stato. Fu anch’egli fra i firmatari del Giuramento della Pallacorda e presentò articoli di modifica al codice penale riguardanti principalmente le modalità di esecuzione della pena capitale. Solo nel codice penale del 1791 fu introdotto il marchingegno proposto da Guillotin per le decapitazioni come unico metodo per l’esecuzione delle condanne a morte. Egli, però, si avvalse della collaborazione di tre esperti: Charles-Henri Sanson, Antoine Louis e Tobias Schmidt, rispettivamente il più celebre boia del Paese, un medico segretario dell’Accademia di chirurgia e un artigiano tedesco costruttore di clavicembali. Anche Luigi XVI invitò il dottore ad apportare una modifica alla lama: a suo avviso doveva essere obliqua al terreno anziché perpendicolare. E con questa modifica cadde anche la testa del re, che sperimentò di persona l’efficienza della ghigliottina il 21 gennaio del 1793. L’idea di Giullotin era stata sempre quella di trasformare le esecuzioni da spettacoli pubblici e incivili in una forma più privata per la vittima. Ma purtroppo così non fu: anzi, si spettacolarizzò l’evento perché, per evitare sofferenze al condannato, la procedura richiedeva una certa velocità e professionalità da parte del boia e dei suoi collaboratori. Tutto doveva svolgersi in pochi minuti. Dopo la sentenza, al condannato venivano legati i polsi dietro la schiena, poi si procedeva al taglio dei capelli per coloro che li avevano lunghi
e il taglio del colletto della camicia. Il condannato veniva poi caricato sulla carretta e portato sul patibolo non prima di essere passato in mezzo alla folla. Veniva poi portato sul palco e legato a pancia in giù sulla slitta. Il capo veniva immobilizzato con un traversino appositamente sagomato e scanalato. Poi toccava al boia, che rilasciava la mannaia e, successivamente, esibiva la testa mozzata al pubblico, reggendola per i capelli. In caso di calvizie la testa doveva essere esibita reggendola a due mani per le orecchie. Le teste finivano dentro una cesta
e i corpi dei condannati erano posti in una carretta
e portati ai cimitero dove venivano seppelliti in fosse comuni. Se il boia Sanson invitò Guillotin a studiare una soluzione per immobilizzare il criminale, il dottor Louise presentò il progetto definitivo approvato dai deputati. Ma fu l’artigiano tedesco Schmidt che costruì la prima ghigliottina, battezzata il 25 aprile del 1792 con l’esecuzione del ladro e assassino Nicolas Jacques Pelletier. E mentre Guillotin, membro di commissioni scientifiche e stimato dottore, uno dei primi ad adottare il metodo della vaccinazione preventiva, trascorse gran parte della vita a negare la paternità dello strumento di morte chiamato con il suo nome, Schmidt passò tutta la vita cercando vanamente di ottenere i diritti di quell’invenzione. Il “rasoio nazionale” o “vedova” (perché sola sul patibolo), “Louisette” o “Louison” dal cognome del progettista, guillotine, da chi aveva pensato a quello strumento di morte, fu prima testata su alcuni animali (pecore) e poi su cadaveri umani. Dopo Pellettier tanti subirono quella fine: l’ultimo nel 1977 a Marsiglia. Si chiamava Hamida Djandoubi, un tunisino accusato di femminicidio.

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, Caporedattore e collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.