Don Luigi Ciotti a Tropea

Il presidente di Libera nazionale ospite a Tropea

“Mi auguro che ci sia sempre meno bisogno di solidarietà, nel senso che finalmente lo Stato sia in grado di garantire diritti ed equità sociale per tutti”

don Ciotti
don Ciotti

Una sala del museo Diocesano gremita in ogni suo posto ha accolto con un applauso caloroso don Luigi Ciotti, presidente di Libera nazionale. Nonostante una noiosa influenza, la due giorni vibonese di don Luigi è stata all’insegna dell’impegno e della comunicazione, tramutando in pratica quel senso di responsabilità, più volte auspicato dal leader di Libera, a cui tutti gli uomini sono chiamati a rispondere. Lui, cittadino onorario di Pizzo Calabro, conosce bene la realtà territoriale di questa parte di regione, impegnato attraverso la sua associazione da tantissimi anni nella lotta ad ogni forma di criminalità e di malavita. Ad accoglierlo oltre ad un numeroso pubblico il presidente del Rotary Club di Tropea, il dottor Vincenzo Loiacono, il vice presidente della Provincia Barbuto, il vice sindaco del comune, il dottor Massimo L’Andolina, il dottor Peppe Sarlo ed il giornalista Pasqualino Pandullo. L’appuntamento si è snodato con una ricca ed interessantissima intervista propostagli da Pandullo a cui don Ciotti non ha risparmiato risposte articolate e prolisse.

Sala museo diocesano
Sala museo diocesano

Lo spunto per la discussione è partito dall’analisi dell’ultimo libro pubblicato dal sacerdote “La speranza non è in vendita” un modo, come ha ricordato con assoluta franchezza don Luigi, di racimolare fondi per le opere che la sua comunità intraprende in tutta Italia ed anche all’estero. “ Mi piacerebbe -ha esordito- che si parlasse sempre meno di don Ciotti, non di un io ma di un Noi; se io sono qui è perché c’è chi in questo momento sta lavorando per me. La Calabria è terra d’accoglienza e di generosità; conosciamo bene queste parole, soprattutto in questo momento di crisi in cui è possibile vedere le nostre mense e le nostre case strapiene di gente, anche in giacca e cravatta, che si ritrovano a chiedere aiuto per poter affrontare la giornata. C’è un impoverimento generale, materiale, economico e sociale nonché culturale, forse quest’ultimo più grave degli altri, alla luce di un pensare sbrigativo che è indice di superficialità”.

Liacono-don Ciotti-Pandullo
Liacono-don Ciotti-Pandullo

Don Luigi si è rivolto alla platea ed all’intervistatore in modo diretto e semplice rendendo efficacissima la sua comunicazione: “Il nostro Paese deve uscire da questa crisi il prima possibile, chi sta bene forse non riesce a cogliere a pieno quali e quante difficoltà un padre di famiglia o un imprenditore, alle prese con questa crisi, si trova ad affrontare giornalmente; un ruolo ed una responsabilità sociale è da attribuire alle Banche che di certo non aiutano con facilità chi si trova ad affrontare problematiche di natura economica; ecco che la voglia di un guadagno facile, giochi, lotterie, macchinette ecc, o cosa ancor più grave il rivolgersi ad organizzazioni della malavita diventano azioni sempre più pensate ed intraprese. Mi auguro che ci sia sempre meno bisogno di solidarietà, nel senso che finalmente lo Stato sia in grado di garantire diritti ed equità sociale per tutti. Uno Stato che sia capace di garantire libertà a tutti, perché dove c’è libertà c’è l’uomo libero, così come lo ha voluto Dio, libero da ogni schiavitù sia essa la mafia, la droga, la prostituzione e più recentemente la dipendenza dal gioco; per questo la nostra associazione si chiama Libera”.
Poi i riferimenti li indirizza ad esperienze più personali: “ Come sacerdote ricordo il documento dei Vescovi, Educare alla Legalità, del 4 ottobre del 1991, con cui siamo stati chiamati alla testimonianza cristiana ed alla responsabilità civile: giustizia e dignità esistono se c’è il senso di responsabilità.


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Tantissimi anni fa ho conosciuto a Roma un vostro conterraneo don Italo Calabrò, secondo me il maggiore conoscitore della n’drangheta; un giorno mi disse che egli aveva conosciuto questa realtà nel confessionale, parole che non dimenticherò mai. Don Italo Calabrò, fratello del magistrato Corrado, è stato un grande uomo, un vero antimafia che ospitava, e lo dico stasera per la prima volta, in casa sua, a Reggio, i ragazzi che erano a rischio di rappresaglie o vittime di faida, prima di farli venire da noi a Torino nelle nostre comunità”. Vivere ed educare all’antimafia, avere come punti di riferimento nella vita il Vangelo e la Costituzione rappresentano il faro illuminante di quest’uomo, pronto a testimoniare attraverso la generosità e la determinazione che raggiungere quel diritto naturale di libertà individuale è ancora possibile.

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Caterina Sorbilli
Caterina Sorbilli
Docente nelle scuole del I ciclo, collaboratrice storica di Tropeaedintorni.it, è giornalista pubblicista iscritta all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria nell'elenco pubblicisti.