Una Riforma epocale del Parlamento dell’Honduras
Il Ministro per dei Diritti Umani, Leda Lizethe Garcia Pagan, nostra acquisita concittadina, commenta con noi

Leda Lizethe Garcia Pagan con il marito Domenico Rombolà
Mentre in Italia c’è qualcuno che vuol far passare l’idea che i delitti a connotazione di Femminicidio non hanno ragione di esistere, è di qualche giorno fa la notizia apparsa sulla stampa internazionale della Riforma epocale del Parlamento dell’Honduras, riguardo l’inasprimento delle pene in riferimento a tali nefandezze: “Fino a 60 anni di carcere per chi commette femminicidio”.
Ma perché parlare dell’Honduras alle nostre latitudini? Su questo permetteteci di ritornare più avanti.
Il Congresso di Tegucigalpa, guidato da Tomas Zambrano, ha chiesto la creazione di un organo composto da sole donne che giudicherà i casi di femminicidio; una richiesta urgente e formale alla Corte suprema di giustizia perché crei un organo giudiziario specializzato, con competenza territoriale nazionale, che abbia il compito di seguire esclusivamente questi terribili delitti.
“L’Honduras, riporta il sito Tg24.com, ha il tasso di femminicidi più alto tra i 17 Paesi della America Latina, con 4,3 casi ogni 100mila abitanti (nel 2018 in Italia era dello 0,5 ogni 100mila abitanti). La nazione centroamericana ha registrato 262 femminicidi nel 2025, secondo l’Osservatorio sulla violenza dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras.”
Nel Paese centroamericano si registra una vera e propria emergenza sociale con una donna morta ogni 32 ore. Sempre lo stesso sito di informazione riporta i termini dell’inasprimento della riforma: “La pena base per chi commette femminicidio è compresa tra i 25 e i 30 anni, come specifica il Congresso in un comunicato stampa. La pena lievita in maniera consistente in presenza di circostanze aggravanti – come violenza sessuale o sequestro di persona con conseguente morte della vittima – si potrà arrivare fino a 40 anni. Con ulteriori aggravanti, per la prima volta specificate nel codice penale honduregno, la pena comminata potrà arrivare a 60 anni. Gli indicatori specifici sono l’abuso della vittima, la violenza psicologica, le pretese di possesso sulla vittima e lo sfruttamento della dipendenza economica o della disabilità della vittima.”
Tale notizia, oltre che rimandare alle numerose battaglie e conquiste legislative di “inasprimento” volute anche dal nostro Parlamento Italiano, ricollega direttamente la nostra cittadina all’autorevole presenza nel Governo dell’Honduras di una “figlia adottiva” di Tropea: Leda Lizethe Garcia Pagan, oggi Segretario di Stato, Ministro per dei Diritti Umani nell’attuale mandato del Presidente Nasry Tito Asfura, nonché bellissima ed affascinante donna.
L’Onorevole Leda Garcia Pagan, formazione accademica e professionale internazionale, da diversi anni è sposata con il dottor Domenico Rombolà, madre tropeana e padre di Brattirò, genitori di due magnifici ragazzi.
Il Ministro sin da subito ha iniziato un processo di ristrutturazione per migliorare il funzionamento, rafforzare la propria squadra tecnica e ottimizzare le risorse del Ministero a Lei affidato e dopo aver individuato alcune vulnerabilità nel meccanismo di Protezione per i difensori dei DDHH, ha assicurato di lavorare per la riorganizzazione della Struttura, per rispondere meglio alle richieste, recuperare la fiducia della popolazione, ribadendo il suo impegno verso la trasparenza e l’apertura verso la cittadinanza.
Il Segretario dei Diritti Umani nel suo intervento alla 61a sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha così potuto presentare i progressi dello Stato dell’Honduras in materia di DDHH durante i primi 30 giorni di mandato. Tra i principali progressi sono stati segnalati la non continuità dello Stato di emergenza e la costituzione di una commissione speciale per l’approccio integrale della violenza contro le donne. Ha inoltre sottolineato la decisione dello Stato dell’Honduras di rafforzare il sistema sanitario, nonché la revisione integrale del sistema nazionale di protezione, con l’obiettivo di garantire e rafforzare la protezione dei diritti umani della popolazione honduregna. Per perorare tali obiettivi, la SEDH, guidata appunto dal ministro Leda Lizethe Garcia Pagan ha inoltre ottenuto un importante incontro con il Rappresentante dell’Ufficio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani per concordare supporto tecnico e rafforzare la promozione e la protezione dei diritti umani in Honduras.
A tale preambolo non potevamo che avanzare alcune domande alla nostra autorevole, illustre “acquisita” concittadina:
Dopo questa introduzione, non potevamo fare a meno di rivolgere alcune domande alla nostra illustre e distinta concittadina adottiva:
Come valuta personalmente questo processo legislativo avviato dal suo Paese per inasprire le pene nei casi di femminicidio?
L’incremento delle condanne, come l’elevazione della sanzione per femminicidio fino a un massimo di 60 anni di carcere, mira a inviare un messaggio chiaro e deciso di rifiuto sociale e istituzionale verso i criminali, offrendo un senso di giustizia formale alle famiglie delle vittime. Lo Stato honduregno assume una posizione pubblica di tolleranza zero.
Avendo frequentato l’Italia, sicuramente avrà avuto l’opportunità di conoscere e confrontare il cosiddetto “Codice Rosso”. Qual è la sua opinione al riguardo?
Il Codice Rosso è una normativa e un protocollo di intervento urgente in Italia, progettato specificamente per accelerare le indagini e rafforzare la protezione nei casi di violenza di genere e violenza domestica. Attraverso questa legge, il sistema giudiziario e di polizia italiano dà priorità a questo tipo di reati per evitare che i tempi di attesa mettano a rischio le vittime. Il Codice Rosso ha modificato il codice penale e il codice di procedura penale per accelerare l’intervento dello Stato nella protezione delle vittime di violenza domestica e di genere. Una delle innovazioni più rilevanti è l’obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare immediatamente la notizia del reato al Pubblico Ministero, che deve ascoltare la persona offesa entro tre giorni dalla registrazione della notizia di reato. Questa procedura d’urgenza ha l’obiettivo di valutare tempestivamente l’eventuale necessità di misure cautelari per tutelare l’integrità della vittima.
Qual è la sua opinione al riguardo?
Rappresenta un passo significativo verso una risposta più rapida ed efficace del sistema giudiziario di fronte a situazioni di emergenza, garantendo un binario preferenziale per le denunce e le indagini.
È importante segnalare alcune critiche:
La saturazione del sistema giudiziario, dovuta all’obbligo per i pubblici ministeri di ascoltare tutte le vittime entro tre giorni senza un aumento del personale né del bilancio dei tribunali, ha generato un “collo di bottiglia”. I tribunali si trovano sovraccarichi, il che riduce la qualità dell’indagine penale.
Oltre alle pene detentive, quale crede sia la strada da percorrere per raggiungere finalmente il rispetto effettivo dell’uguaglianza tra uomini e donne?
Per raggiungere finalmente il rispetto effettivo dell’uguaglianza tra uomini e donne, la strada da seguire deve andare ben oltre la rapidità penale (Codice Rosso) o l’inasprimento delle pene (codice penale honduregno). Le società moderne richiedono una trasformazione strutturale profonda che attacchi le radici della disuguaglianza.
Cosa manca ancora alle società moderne per consolidare questo principio?
Implementare programmi scolastici continui fin dall’infanzia, focalizzati sulla corresponsabilità, sul consenso e sull’eliminazione degli stereotipi tradizionali su come uomini e donne devono comportarsi, pensare o agire. Le società continuano ad agire in modo reattivo, punendo il reato quando il danno è già avvenuto, invece di prevenirlo attraverso l’educazione degli aggressori.
Persistono bias machisti strutturali e istituzionali che minimizzano le aggressioni o colpevolizzano le vittime durante i processi giudiziari.
Manca la volontà politica di destinare fondi pubblici permanenti che sostengano le politiche di uguaglianza a lungo termine, senza dipendere dal governo di turno.
Quali garanzie aggiuntive crede che potrà offrire il “blocco femminista”, concepito dal suo Governo come un organo giudiziario specializzato?
Secondo le linee guida, i tribunali speciali dedicati alla trattazione dei femminicidi e dei delitti contro le donne saranno composti esclusivamente da giudici donne. Con questo si intende evitare la vittimizzazione secondaria e garantire che i criteri di valutazione della prova superino miti o stereotipi di genere che tradizionalmente ostacolavano i processi nei tribunali penali ordinari.
Non ci resta che augurarle buona fortuna e buon Governo, la realizzazione degli obiettivi prefissati dalla Sua politica e un felice ritorno in Italia ed a Tropea.




