I sacerdoti predicano anche dal letto della sofferenza

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

I sacerdoti predicano anche dal letto della sofferenza.

– In genere siamo abituati a vedere il sacerdote all’altare, al pulpito, al confessionale: qui predica, consiglia e dà indicazioni spirituali.
– Ma il sacerdote è anche un uomo, e lo diciamo tutti, con i suoi problemi e le sue sofferenze. Ed è anche qui che essi predicano, consigliano e danno indicazioni spirituali.
– Figure indimenticabili di sacerdoti sofferenti che sono diventate “prediche viventi”, perché apostoli della sofferenza. Padre Pio, ora santo, dalla sua cattedra di sofferenza ha annunciato il vangelo alle coscienze tormentate.
– Il prossimo Beato Don Francesco Mottola di Tropea: dal letto della sofferenza è diventato un apostolo della misericordia di Dio e un fondatore di opere della Carità che hanno risollevato tante vite e situazioni in Calabria. – I sacerdoti, quando sono malati, diventano ancora più preziosi nel loro apostolato, perché offrono la loro testimonianza vissuta insieme a Cristo sofferente. – Un volume appena pubblicato parla di sacerdoti malati: 12 storie di «apostoli della sofferenza» racconta la vita di preti che sperimentano sulla propria pelle il dolore o la disabilità. «Non sono dei santini da mostrare, ma testimoni della sofferenza», dice l’autore, il giornalista Vittore De Carli.

Anche un letto d’ospedale o una sedia a rotelle possono diventare altare, confessionale, pulpito.
E davvero non esistono «preti di scarto», fossero pure disabili gravi, o ammalati senza speranza di guarigione, quando la vita è vissuta come dono e quando il sacerdote cammina nella compagnia di una comunità che lo sa riconoscere e accogliere come dono.
♦ Sfida esigente e provocazione forte per una società che intreccia, implacabile, culto dell’efficienza e «cultura dello scarto». E per una Chiesa non sempre insensibile alla tentazione di queste derive.
♦ Ma sfida possibile, e provocazione feconda, come raccontano le storie raccolte da Vittore De Carli nel libro “Come seme che germoglia”. Sacerdoti nella malattia (Libreria Editrice Vaticana, 124 pagine, 11 euro).

♦ Dodici storie di preti che, da giovani o in tarda età, hanno dovuto fare i conti con la malattia o la disabilità. Dodici storie raccolte da De Carli – giornalista, una vita al servizio di malati e pellegrini nell’Unitalsi, della quale presiede, dal 2011, la sezione lombarda – e restituite al lettore senza mai ridurre quei preti a “santini”. In queste pagine, infatti, si offre l’esperienza di quei “dodici” con le sue luci, le gioie, le consolazioni, ma senza mai nascondere fatiche, solitudini, amarezze, dubbi, angosce, crisi.

«I sacerdoti non sono indenni dalla malattia perché la fede non è un talismano che rende immuni dalla sofferenza fisica e psicologica», scrive De Carli. Davvero i preti sono «come ognuno di noi».
Ma nel loro aprirsi alla vocazione di «primi testimoni della sofferenza di Cristo», si scoprono volto e voce della misericordia di Dio. Ed energia missionaria per la Chiesa d’oggi nella «difficile opera di rievangelizzazione » di una società dove si «deve lottare contro l’indifferenza per aprire strade a Gesù nel cuore della gente», suggerisce, nella prefazione, il cardinale Angelo Comastri.
No, non lasciano indifferenti, le storie di quei “dodici” apostoli del nostro tempo. I loro nomi: Francesco Cristofaro, Raffaele Alterio, Francesco Rebuli, Andrea Giorgetta, Giorgio Ronzoni, Francesco Scialpi, Mario Monti, Silvio Turazzi, Maurizio Patriciello, Claudio Campa, Mario Galbiati, Salvatore Mellone.

♦ Dodici preti: alcuni diocesani, altri religiosi. Alcuni anziani, altri giovani. Alcuni noti al grande pubblico, altri solo nella propria comunità.
Uno di loro, il giovane prete pugliese Salvatore Mellone, dal 29 giugno 2015 celebra con Dio per sempre, dopo le Messe celebrate sul letto di casa o d’ospedale. Con lui e con gli altri si vede come non ci sia condizione nella quale non è possibile vivere con fedeltà la propria missione di prete al servizio del Vangelo, della Chiesa, dell’umanità.
E in questo “sì” al Signore rinnovato nella fragilità e nella sofferenza, scoprirsi padri e fratelli per gli uomini d’oggi.

E riferimento prezioso, in particolare per i preti giovani. E per tutti i giovani.
Mentre la comunità cristiana è chiamata a misurarsi con il fatto che, come invecchia la società italiana, invecchia il suo clero.
«Il sacerdote nella malattia sperimenta come l’amore di Dio non protegge da ogni sofferenza ma protegge in ogni sofferenza», sottolinea De Carli. Con i suoi preti disabili, ammalati, anziani, la comunità cristiana può testimoniare alla società d’oggi l’intangibile dignità di ogni esistenza umana, qualsiasi sia la sua condizione, la bellezza della fedeltà, l’universale vocazione alla santità, «come popolo in cammino che non lascia indietro nessuno – conclude il libro –. Nemmeno i suoi pastori e tutti i fratelli costretti in carrozzina o inchiodati a un letto d’ospedale».

♦ [I proventi del volume andranno alla realizzazione di una casa d’accoglienza per i genitori dei bambini che da tutta Italia arrivano a Milano per essere curati nei suoi ospedali, e che verrà intitolata a Fabrizio Frizzi, indimenticabile amico e volontario dell’Unitalsi].

(fonte: Avvenire.it, 12 agosto 2020).

Siamo abituati a vedere il sacerdote all’altare, al pulpito, al confessionale: qui predica, consiglia e dà indicazioni spirituali. – Ma il sacerdote è anche un uomo, e lo diciamo tutti, con i suoi problemi e le sue sofferenze. Ed è anche qui che essi predicano, consigliano e danno indicazioni spirituali. Figure indimenticabili di sacerdoti sofferenti che sono diventate “prediche viventi”, perché apostoli della sofferenza. Padre Pio, ora santo, dalla sua cattedra di sofferenza ha annunciato il vangelo alle coscienze tormentate. Il prossimo Beato Don Francesco Mottola di Tropea: dal letto della sofferenza è diventato un apostolo della misericordia di Dio. – Il volume “Come seme che germoglia” parla di sacerdoti malati e 12 storie di «apostoli della sofferenza».

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