Letti per voi: La maschera di Innsmouth di Howard P. Lovecraft

Il racconto appartiene al Ciclo di Cthulhu ed è stato pubblicato nel 1936

Un tipico racconto Lovecraftiano, dove nel suo lento incedere l’orrore si fa strada con tutta la sua forza, mentre il lettore rimane affascinato dalle opprimenti, tetre e al contempo meravigliose descrizioni

Innsmouth è una spettrale città portuale del Massachusetts, e come Arkham e Newburyport è frutto dell’immaginazione di Lovecraft. Il protagonista della vicenda ha intenzione di visitare tutte le città caratteristiche della regione, cui è legato per discendenza familiare, e quindi vorrebbe saperne di più sulla storia locale. Ad Innsmouth incontra Zadok Allen, un marinaio alcolizzato che gli racconta una storia allucinante e inverosimile: gli abitanti di Innsmouth avevano stipulato un patto con creature demoniache provenienti dagli abissi del mare. Durante la successiva fuga notturna, il protagonista riuscirà a intravedere i corpi deformi delle creature che gli danno la caccia, e conoscerà la verità di quelle storie narrate dal vecchio alcolizzato: gli abitanti di Innsmouth sono un incrocio tra esseri umani e mostruose creature marine. Il finale, come sempre bellissimo nei racconti di Lovecraft, qui non tradisce le aspettative. Il protagonista viene a sapere che lui stesso è un discendente di Quelli-degli-Abissi e riconoscerà sul suo stesso volto l’espressione tipica di quella gente, la maschera di Innsmouth.
L’universo di questo bel racconto di Lovecraft non è esterno al Pianeta Terra e non è collegato direttamente con il mondo delle tenebre. Qui viene descritta in maniera magistrale una città, Innsmouth, un luogo antico, decadente, con un passato glorioso. È una vicenda ricca di tensione, un racconto circolare, che fa riaffiorare gli incubi, gli abissi, le visioni di esseri mostruosi. Il sorprendente finale risveglia nel protagonista “Splendori portentosi e inauditi”. Lui, proprio lui, fuggito dalle tenebre, da quella città infestata di mostri, vuole “raggiungere Innsmouth dalle tenebrose meraviglie. Nuoteremo fino al solitario scoglio e ci tufferemo nei neri baratri sottomarini ove sorge la ciclopica Y’ha-nthlei, dalle mille colonne, e nel rifugio di Quelli-degli-Abissi vivremo per sempre in un mondo di meraviglie e di gloria”. Il terrore per Lovecraft non è esterno al nostro Pianeta, ma vive accanto a noi, è qualcosa di spirituale, ed è stato sempre in noi, ancor prima della venuta dell’uomo sulla Terra. E il protagonista di questa vicenda non aveva neppure capito di appartenere alla razza mostruosa che vive negli abissi. La scoperta di essere fuggito dai suoi simili lo porta ad esaltarsi e a non temerli più, ad essere attratto “dagli ignoti abissi sottomarini”. Un tipico racconto Lovecraftiano, dove nel suo lento incedere l’orrore si fa strada con tutta la sua forza, mentre il lettore rimane affascinato dalle opprimenti, tetre e al contempo meravigliose descrizioni. Il finale è un autentico urlo celebrativo, terrificante, all’orrore.

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.