L’umanità dinanzi a Cristo in croce

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

L’umanità dinanzi a Cristo in croce.

– Oggi  come ieri, l’umanità continua a sfilare dinanzi a Cristo in croce, presentandogli i suoi molti problemi. “Attirerò tutti a me”, aveva detto Gesù.
– C’è chi -davanti alla sua sofferenza- si lascia salvare, come il “buon ladrone”. E c’è chi lo sfida ancora: “Se davvero sei Dio, dimostralo!”.
– E c’è chi, come tanti santi, desiderano provare e condividere le sofferenze del Cristo in croce: “Lasciami prendere il tuo posto, almeno per un giorno, così potrò aiutare tanta gente”.
– La deliziosa storia di oggi racconta l’affettuoso tentativo di un eremita che chiede di stare in croce… ma alla fine non riesce a fare il bene che avrebbe voluto fare.  -“Se fossi io al suo posto, al posto di Dio”…  Ma alla fine scopriamo che è meglio lasciar fare a Dio, perché Egli sa quello che fa e a noi è richiesto di uniformare la nostra volontà alla sua (S. Alfonso).

♦ Il vecchio eremita Sebastiano pregava di solito in un piccolo santuario isolato su una collina.
In esso si venerava un crocifisso che aveva ricevuto il significativo titolo di “Cristo delle Grazie”. Arrivava gente da tutto il paese per impetrare grazie e aiuto.
♦ Il vecchio Sebastiano decise un giorno di chiedere anche lui una grazia e, inginocchiato davanti al Crocifisso, pregò: “Signore, voglio soffrire con te. Lasciami prendere il tuo posto. Voglio stare io sulla croce”.
Rimase silenzioso con gli occhi fissi alla croce, aspettando una risposta.
Improvvisamente il Crocifisso mosse le labbra e gli disse: “Amico mio, accetto il tuo desiderio, ma ad una condizione: qualunque cosa succeda, qualunque cosa tu veda, devi stare sempre in silenzio”.
“Te lo prometto, Signore”.

♦ Avvenne lo scambio.
Nessuno dei fedeli si rese conto che ora c’era Sebastiano inchiodato alla croce, mentre il Signore aveva preso il posto dell’eremita. I devoti continuavano a sfilare, invocando grazie, e Sebastiano, fedele alla promessa, taceva. Finché un giorno…
♦ Arrivò un riccone che, dopo aver pregato, dimenticò sul gradino la sua borsa piena di monete d’oro. Sebastiano vide, ma conservò il silenzio.
♦ Non parlò neppure un’ora dopo, quando arrivò un povero che, incredulo per tanta fortuna, prese la borsa con le monete e se ne andò.
♦ Né aprì bocca quando davanti a lui si inginocchiò un giovane che chiedeva la sua protezione prima di intraprendere un lungo viaggio per mare.
♦ Ma non riuscì a resistere quando vide tornare di corsa l’uomo ricco che, credendo che fosse stato il giovane a derubarlo della borsa di monete d’oro, gridava a gran voce per chiamare le guardie e farlo arrestare.
Si udì allora un grido: “Fermi!”.
Stupiti, tutti guardarono in alto e videro che era stato il crocifisso a gridare. Sebastiano spiegò come erano andate le cose. Il ricco corse allora a cercare il povero. Il giovane se ne andò in gran fretta per non perdere il suo viaggio.

Quando nel santuario non rimase più nessuno, il Crocifisso si rivolse a Sebastiano e lo rimproverò.
“Scendi dalla croce. Non sei degno di occupare il mio posto. Non hai saputo stare zitto”.
“Ma, Signore” protestò, confuso, Sebastiano. “Dovevo permettere quell’ingiustizia?”.
“Tu non sai” rispose il Signore, “che al ricco conveniva perdere la borsa, perché con quel denaro stava per commettere un’ingiustizia. Il povero, al contrario, aveva un gran bisogno di quel denaro.
Quanto al giovane, se fosse stato trattenuto dalle guardie, avrebbe perso l’imbarco e si sarebbe salvato la vita, perché in questo momento la sua nave sta colando a picco in alto mare”.
(fonte: Bruno Ferrero, C’è Qualcuno Lassù, ElleDiCi).

Chi non si è commosso alla storia di “Marcellino, pane e vino” che di addormenta tra le braccia del Crocifisso? – Ogni storia religiosa porta, insieme al folclore, un po’ di sapienza del cuore che non andrebbe vanificata, come anche la storia di oggi: “Lasciamo fare a Dio, perché perché Egli sa quello che fa e a noi è richiesto di uniformare la nostra volontà alla sua (S. Alfonso).

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