Naufrago della “Concordia”

Salvo dalla tragedia, ne vive subito un’altra.

Un cuoco di Pizzo torna a casa in tempo per assistere alla morte della moglie

Nella foto il C.te Francesco Schettino di Costacrociere.

Si viene definiti fatalisti quando di fronte al destino ci si inchina con un senso d’impotenza e di rassegnazione tale da non sforzarsi neanche a chiedersi il perché del verificarsi di un evento. Il “Fatum” celebrato dai greci e dagli antichi romani come quel potere misterioso e soprannaturale che regola e domina, senza contrasto, la vita dell’universo, del corso delle cose e l’esistenza di ciascun individuo, in questi ultimi giorni deve aver bussato alla porta di molte persone, almeno quelle 4234 in viaggio con la Costa “Concordia”. Ciò, evidentemente, è capitato anche all’uscio di casa di un nostro conterraneo, salvatosi, forse per miracolo, dalla tragedia più pesante che abbia colpito la marineria italiana degli ultimi anni.
Leonardo Colombo originario di Pizzo Calabro, uno dei tanti cuochi della Costa Crociere, divenuta scenario e vittima al contempo di una sciagura inimmaginabile solo una settimana fa, è uno di quelli che nella propria vita ha dovuto incontrarsi con l’amaro destino. A bordo della Concordia, è riuscito a scampare il pericolo insieme alla maggior parte dei passeggeri; imbarcato da tantissimi anni, come molti dei suoi compaesani, aveva lasciato la sua famiglia nel mese di novembre con il cuore in pena più del solito, avendo dovuto rinunciare, proprio per non compromettere il suo rapporto di lavoro con la grande società crocieristica, ad assistere la moglie nell’ultimo periodo di vita. Giuditta Facciola, consorte del marittimo, da tempo aveva ingaggiato la sua battaglia personale con la malattia; madre di due ragazze, ancora nel pieno delle forze normalmente possedute da una donna nata nel ’56, si è spenta dopo avere rivisto a casa suo compagno sano e salvo. Infatti, pur essendo alle ultimissime ore di vita, ancora lucida aveva seguito come il resto del mondo le notizie che giungevano in maniera sempre più drammatica dall’isola del Giglio, trovando nella voce di suo marito, giunta telefonicamente a casa, un pizzico di conforto nel saperlo vivo.
L’epilogo di questa storia avviene lunedì pomeriggio: contemporaneamente all’arrivo del cuoco napitino, verso le 15, rientrato a casa dall’aereoporto di Lamezia con una misera borsetta in plastica contenente i documenti personali ed il solo giubbotto di salvataggio in dotazione alla Concordia, sopraggiunge l’ambulanza del 118 per trasportare la signora Facciolo presso l’ospedale di Tropea ormai in fin di vita. Martedì mattina la signora Giuditta è spirata in una stanza soleggiata del nosocomio tropeano, confortata questa volta dall’assistenza ricevuta dal medico che da tempo cercava di combattere insieme a lei questa battaglia, l’oncologo Antonio Spinoso.
Tutto è ritornato al destino, così: Leonardo Colombo si è salvato da questa disgrazia per avere il tempo di guardare ancora una volta sua moglie negli occhi, lei li ha chiusi dopo averlo rivisto finalmente a casa.

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Caterina Sorbilli
Caterina Sorbilli
Docente nelle scuole del I ciclo, collaboratrice storica di Tropeaedintorni.it, è giornalista pubblicista iscritta all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria nell'elenco pubblicisti.