Può diventare tardi per pentirsi

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Può diventare tardi per pentirsi

– Perdonare è difficile. Perdonare è facile. Dipende dall’esercizio quotidiano con cui ci relazioniamo, a partire dalla famiglia: con il proprio coniuge o con i propri figli.
– Papa Francesco da anni, ormai, ripete quelle tre piccole parole che rendono più amabile la vita familiare: grazie, scusa, per favore. L’esercizio quotidiano di queste parole spiana la strada al perdono “quotidiano” e non permette l’accumulo di risentimenti che poi esplodono in litigi.
– Il carattere gioca brutti scherzi, bisogna dominarlo ed ecco la necessità di usare le tre brevi parole “grazie, scusa, per favore” non per apparire untuosi (ipocritamente cortesi), ma per allenarci ad essere pronti quando davvero occorre perdonarci.
– Che tristezza notare che ci sono alcuni che (per carattere) pensano di stare sempre nel giusto e si vantano di non dover chiedere scusa a nessuno. – Lo Spirito Santo ci dà i suoi doni perché noi viviamo non solo secondo la carne (il nostro carattere) ma anche secondo lo Spirito, portando abbondanti frutti: gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, grandezza d’animo, mitezza. – Chiudersi a tutto ciò può portare ad una sofferenza difficile da riparare, come dimostra la storia di oggi.

Tardi per chiedere perdono.
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il marito stava uscendo per andare al lavoro e, senza motivo apparente, sorse un’acre discussione con la moglie. Egli si scusò con sua moglie, perché non voleva andare al lavoro con il cuore pesante.
La moglie, però, insistette a non perdonare, anzi corse in giardino per evitare di vederlo partire.
In genere il marito rientrava alle sei del pomeriggio, ma quel giorno non era ancora arrivato.
La moglie non si interessò a calcolare il motivo del ritardo: “Ha il suo naso e arriverà quando vuole”.
Chi arrivò, alle sette di sera, fu un messaggero con la triste notizia che suo marito era stato investito da un’auto mentre tornava a casa ed era morto sul colpo.
Il giorno dopo la vedova ricevette il corpo del marito perché fosse vegliato col rito funebre.
Spinta dal rimorso, essa avrebbe dato tutto quello che aveva solo per farlo tornare in vita per qualche minuto e potergli chiedere perdono, ma era ormai troppo tardi.

♦  Non lasceremo che una persona se ne vada senza esserci riconciliati con lei, perché nessuno sa cosa può accadere.
♦  Quante volte, per sciocchezze, il marito dorme con la moglie senza neppure parlarle.
♦  E noi non abbiamo parlato con un parente, con un vicino, con un amico, per cose futili, pensando che la morte è lontana e non c’è bisogno di fermarsi a chiarire le cose.

Il sonno è parente della morte, perché in entrambi noi “usciamo”. Prima di andare a dormire, facciamo pace, soprattutto con Dio: “Perdona a noi le nostre offese, così come noi le perdoniamo a coloro che ci hanno offeso”.

(Fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

Papa Francesco da anni ripete quelle tre piccole parole che rendono più amabile la vita familiare: grazie, scusa, per favore. L’esercizio quotidiano di queste parole spiana la strada al perdono “quotidiano” e non permette l’accumulo di risentimenti che poi esplodono in litigi. – Il carattere gioca brutti scherzi, bisogna dominarlo ed ecco la necessità di usare le tre brevi parole “grazie, scusa, per favore”. – Che tristezza notare che ci sono alcuni che (per carattere) pensano di stare sempre nel giusto e si vantano di non chiedere scusa a nessuno. Ma chiudersi ostinatamente può portare ad una sofferenza difficile da riparare.

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